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venerdì 20 aprile 2018

Berlusconi è il Male Assoluto


Sondaggio : 
Emg Acqua per Cartabianca ha chiesto a circa duemila italiani 
se fossero d'accordo con la definizione 
che l'esponente del Movimento 5 Stelle sull'ex Cavaliere.

Berlusconi è il male assoluto come dice Di Battista



Una definizione di Alessandro Di Battista su cui è stato chiesto il parere degli italiani. È quanto fatto da Emg Acqua in un sondaggio per Cartabianca, la trasmissione Rai di Bianca Berlinguer. Oggetto? Silvio Berlusconi, definito dall’esponente del Movimento 5 Stelle come “il male assoluto“. I risultati sono sorprendenti. La domanda posta a circa duemila intervistati era la seguente: “Di Battista del Movimento 5 Stelle ha definito Berlusconi ‘il male assoluto’. Lei quanto è d’accordo con questa affermazione?”. Bene: per il 50,6 per cento delle persone intervistate la risposta è stata “Molto”, mentre solo il 2 per cento ha detto “Per nulla“. In mezzo ci sono il 28,1 per cento che ha detto “abbastanza” e il 10,6 per cento che ha risposto 
“Poco“. L’8,7 per cento, infine, si è trincerato dietro un “non so”.

Più politica la seconda domanda, strettamente legata all’attuale mancanza di un esecutivo. “Se non si dovesse trovare un accordo tra le forze politiche, lei sarebbe favorevole ad un governo di altro profilo istituzionale con il sostegno di tutti i partiti?”. Alla domanda di Emg Acqua, il 25,1 per cento dei circa duemila italiani intervistati si è detto favorevole, mentre il 43,3 per cento si è dichiarato contrario. I “non so” sono stati il 32,6 per cento.



Non è questione di disprezzo personale. 
Certo, c’è anche quello per un uomo ricco sfondato che per passare il tempo non trovava di meglio che organizzare festini con ragazzine dell’età delle sue nipoti negli scantinati della sua dimora e che ha fatto della Menzogna e dell’Inganno una Filosofia di Vita Pubblica e Privata. Non è neanche questione di Ribrezzo Politico. Certo, c’è anche quello per un personaggio che ha umiliato per anni la nostra Repubblica costringendola ad occuparsi dei suoi processi personali e delle sue aziende sfruttando un conflitto di interessi da terzo mondo. Non è neanche questione di rivalità partitica. Certo, c’è anche quello ma dopo un quarto di secolo il programma politico di Forza Italia lo conosciamo a memoria, è sempre lo stesso, difendere gli interessi di Mediaset e tener fuori il suo padrone dalla galera, una farsa che reggeva quando era al trenta percento e quando Renzi stava al gioco e i tempi sono cambiati. 
Non è neanche una questione penale. 
Certo c’è anche quello ma si sa che in Italia finiscono in Galera solo i poveri cristi. 
Lo Stato deve fermare il delinquente
Berlusconi ha sempre usato il suo potere politico ed i suoi soldi per impedire alla giustizia di fare il suo corso e alla fine se l’è cavata con decine di Prescrizioni, Multe e con una Condanna ai Servizi Sociali. E allora perché lo Stato deve fermare questo delinquente naturale, come lo definiscono i giudici? Lo deve fermare per ragioni di decenza, igiene e tenuta democratica. Lo deve fermare perché Berlusconi è un traditore dello Stato. A dirlo sono i Giudici. L’unica condanna di Berlusconi è per una gigantesca Evasione Fiscale. Per aver cioè truffato lo Stato con l’aggravante di averlo fatto anche mentre ricopriva la carica di premier. E grazie a questa condanna definitiva è decaduto da senatore e diventato non eleggibile. Lo Stato ha cioè ritenuto e ritiene ancora 
Berlusconi indegno di far parte del Parlamento


Che Berlusconi sia quindi “disonorevole” lo dice la legge, non i suoi nemici politici. Ma c’è di più. Berlusconi è riuscito a star fuori dalla galera barando, ma le sentenze dei suoi processi certificano un’infinità di fatti infamanti che dovrebbero impedire a chiunque anche solo di avvicinarsi allo Stato. Dalle sentenze, risulta come Berlusconi abbia corrotto giudici, testimoni, forze dell’ordine, politici e quant’altro per sottrarsi alla Giustizia. Ha cioè ancora una volta ingannato lo Stato corrompendo perfino servitori dello Stato. Ma c’è di più. Dalle sentenze è stato certificato come Berlusconi abbia addirittura stretto un patto con la mafia e l’abbia pagata per anni in cambio di protezione. È cioè sceso a patti col nemico numero uno dello Stato, con l’organizzazione criminale che lo Stato lo vuole distruggere.  Ma c’è di più. Nella complicità dei vecchi partiti come il Pd che con un personaggio del genere hanno governato, nell’impossibilita della Giustizia di punirlo per i suoi crimini, nell’inerzia delle istituzioni che gli hanno permesso addirittura di fare campagna elettorale col suo nome nel simbolo pur essendo Ineleggibile (e qualcuno un giorno dovrà spiegare come è stato possibile), ci hanno pensato i cittadini il 4 marzo a reagire scatenando un vero e proprio tsunami che ha travolto un sistema marcio e complice e succube di Berlusconi. 


Forza Italia – nonostante l’enorme potere economico e mediatico alle spalle – è stata battuta dalla Lega e clamorosamente umiliata dal Movimento 5 Stelle che i soldi li restituisce e aveva contro la stampa intera. Un urlo impetuoso in nome del cambiamento che almeno Mattarella non può ignorare. Le pagliacciate di Berlusconi al Quirinale, il suo ruolo nelle consultazioni e lo spazio che gli viene concesso dalle macerie del vecchio sistema, sono una umiliazione inaccettabile per tutti i cittadini che hanno espresso nelle urne una inequivocabile voglia di voltare pagina. 
Almeno ora, su mandato popolare, lo Stato deve reagire e 
fermare quel Delinquente in nome della dignità della nostra democrazia.
Scritto da : Tommaso Merlo



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mercoledì 18 aprile 2018

Elisabetta Casellati affermò che Mubarak menzionò la Nipote Ruby Rubacuori


Ruby Nipote di Mubarak



Nel 2011, intervistata da Lilli Gruber su La7 a Otto e mezzo sul caso Ruby Rubacuori, Elisabetta Casellati affermò che il presidente egiziano Mubarak, durante un incontro ufficiale, menzionò la nipote Ruby all'allora premier italiano Silvio Berlusconi. 
È quanto si legge in un comunicato di Otto e mezzo.



La Casellati  disse alla Gruber:
 "Quando Berlusconi ha incontrato Mubarak prima di questo episodio (quello della famosa telefonata alla questura di Milano 
per chiedere il rilascio di Ruby Rubacuori
pare che sia venuto fuori da alcune testimonianze che proprio nell'incontro Mubarak 
aveva parlato di questa sua nipote, ed era un incontro ufficiale".



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PRIMA DONNA ELETTA AL SENATO






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Salvini : Promuove il Made in Italy Poi cena al Mc D's


POCA COERENZA DA PARTE DEL POLITICO
Salvini  
Dalla tutela del made in italy all'hambuger di Mc D's.

Il capo politico della Lega ha anche trovato il tempo di lanciare un messaggio politico al leader del M5S Luigi Di Maio : "Gli consiglio uno Sforzato, perché si deve sforzare a fare qualcosa di più", facendo riferimento al passito colore rosso rubino del #vino prodotto nella zona della Valtellina.

Il Vinitaly di Verona
Il Vinitaly nasce come salone internazionale dei distillati e del Vino nel 1967 a Verona. Ad oggi è una nicchia di mercato che sta cambiando la geografia dei vigneti, sempre più produttori si danno al vino biologico infatti per andare incontro alle richieste del consumatore finale sempre più attento al benessere e all'ambiente. A testimoniarlo una crescita del 45% delle vendite di vino biologico nell'ultimo anno e del 40% degli spumanti. Il settore del biologico è in prevalenza una scoperta dei paesi del Nord Europa e l'Italia si sta adeguando a questa nuova forma 
di mercato con modesti risultati.

Al Vinitaly è presente ogni forma di espressione dell'enologia, dai vini biologici a quelli artigianali per arrivare a quelli biodinamici: significativo sopra ogni altra cosa l'accostamento del vino ad un prodotto alimentare sicuramente bio per ottenere un pasto completo made in italy nell'insegna del biologico. C'è poi chi ha pensato a garantire la sicurezza del consumatore che deve mettersi alla guida, con il primo brevetto mondiale dello spumante e prosecco analcolico. L'export di vini bio nel 2017 cresce 10 volte di più di quelli non certificati, amati dagli appassionati ma anche dai produttori che sanno che il biologico offre un vantaggio importante su molti mercati, andando sempre di più sull'organico e di conseguenza sulla prevenzione dell'ambiente.



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Bisognerebbe fare un'opera al setaccio per togliere 
la pensione a chi ha un patrimonio importante
 e quella pensione non se l'è guadagnata. 
Ma è difficile andare a correggere errori del passato,,,

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Fine della Dinastia Castro a Cuba


Davvero il potere passerà nelle mani di un uomo 
che all'epoca della Rivoluzione non era nemmeno nato?

Cuba dirà addio alla dinastia Castro con ventiquattro ore di anticipo. La seduta del Parlamento cubano, l’occasione per l’elezione del successore di Raul, è stata spostata da giovedì a mercoledì. L’isola comunista, 59 anni dopo la Rivoluzione Cubana, finirà con ogni probabilità nelle mani di Miguel Diaz-Canel Bermudez. L’uomo, 58 anni, oggi è vicepresidente. Ma non era nemmeno nato quando Fidel prese il potere. Il passo indietro di Raul Castro, annunciato nel 2013, “segnerà la fine di un’epoca”, scrive il Washington Post. Eppure, negli Stati Uniti, sono in pochi a credere che la dinastia Castro sia destinata a finire semplicemente con il cambio alla guida del Paese.

“Nessun ribaltone a Cuba”
“Non è un segno di transizione – spiega The Hill -, quanto piuttosto parte di un copione ben scritto da Raul Castro e da chi lo circonda”. Per il giornale statunitense “sarà la continuazione della stessa condizione in cui governa l’unico partito comunista dell’isola”. Non solo, “il governo cubano sarà spinto a parlare della successione come di una transizione storica, come parte del funzionamento di una democrazia sana, ma non sarà così”.
Dello stesso avviso è Bloomberg, secondo cui “non c’è da attendersi un cambio radicale” né tanto meno un cambio nei rapporti con gli Stati Uniti. “Non aspettatevi una tregua nella faida che dura da sessant’anni”, chiosa il quotidiano economico secondo cui da quando Donald Trump siede alla Casa Bianca la tensione ha vissuto una escalation. Una situazione che ha fatto dei due Paesi qualcosa come “frenemies”, un mix tra friends e enemies - amici e nemici -. Cioè politicamente avversari, con stilettate continue, ma in grado di cooperare in situazioni di emergenza, come dopo l’uragano di Haiti o dopo un incendio che aveva messo in pericolo la base statunitense di Guantanamo, e anche nello stroncare congiuntamente attività illegali come
 “traffici di droga e di esseri umani”, ricorda Bloomberg.
“Castro rimarrà segretario del Partito”
Niente cambi radicali ma piuttosto una transizione senza scossoni, dunque. Cuba affronterà il cambiamento senza stravolgere l’assetto che dura oramai dai tempi della Guerra Fredda. “Raul Castro rimarrà segretario del partito – spiega The Hill -, che di fatto detta tutte le decisioni politiche chiave. Castro è anche a capo delle Forze Armate Rivoluzionarie (Far) – gli eserciti terrestri, navali, aerei e di difesa aerea – e probabilmente continuerà a esercitare una influenza senza pari” anche in virtù di un presunto controllo della Gaesa (Grupo de Administracion Empresarial S.A.), un conglomerato di attività che gestisce fino al 70% dell’economia dell’isola. Una situazione che Il Foglio aveva descritto così: “Se andate a Cuba da turisti, rassegnatevi: in un modo o nell'altro finanziate l'esercito”.


I sogni di gloria economici
I viaggi, appunto, sono una della cartine tornasole dell’economia cubana. Una delle principali novità introdotte negli ultimi anni, in virtù anche dell’apertura impressa dall’ex presidente statunitense Barack Obama ai rapporti con l’isola comunista, era stata la possibilità per i turisti americani di visitare Cuba anche senza accompagnatori. Prima della riforma dell’ex inquilino della Casa Bianca nel 2014, “la maggior parte degli americani senza legami familiari con Cuba potevano andarci soltanto grazie a costosi tour guidati. La situazione, che per alcuni anni era migliorata, è nuovamente precipitata nel novembre scorso quando Trump ha introdotto nuove limitazioni. Niente soldi alle attività legati ai soldati cubani, detto in parole povere. Come per esempio agli 80 hotel sull’isola in cui è vietatissimo soggiornare per presunti affari con le Far.

Ma secondo il Washington Post non sono soltanto i vicini di casa statunitensi a rallentare l’economia cubana. Lo stesso governo comunista, allarmato per il repentino aumento degli impiegati nel settore privato, “ha imposto una frenata alla concessione di nuove licenze per le attività commerciali”. Dal 2008, l’anno dell’addio di Fidel, al 2017, il numero di imprenditori o di lavoratori che non rientrano nella sfera dello Stato è quasi quadruplicato, “da 150 mila a 580 mila”. Ciò nonostante, come segnalato nel rapporto stilato dalla Brookings Institution, per diversi beni, dallo zucchero al caffè, dal tabacco al pesce, “i livelli di produzione prima della rivoluzione del 1959 erano abbondantemente superiori a quelli odierni”. Segno di una economia che non ha ancora trovato uno sviluppo o, per dirla con il Wp, di una “disincantata stagnazione”.


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martedì 17 aprile 2018

Macron: L' Italia era un Paese Fascista, si merita tutti gli Immigrati


"L'Italia era un Paese fascista. 
È cosa nota che durante il ventennio gli africani venissero trattati alla stregua di animali, pertanto è giusto che i neri di oggi si prendano ciò che spetta loro legittimamente." Queste sono state le controverse dichiarazioni espresse stamane dal Presidente francese Emmanuel Macron, in risposta alle pesanti accuse mosse dai media italiani relativamente alla durezza con la quale il governo d'oltralpe respinge i profughi africani intenti ad attraversare il confine. Il premier francese, nello specifico, è stato accusato a più riprese di aver addossato agli italiani tutta la responsabilità per la cattiva gestione dei flussi migratori provenienti dai Paesi africani e dal Medio Oriente. Pare infatti che Macron abbia riferito ad alcune testate giornalistiche francesi: "La Francia, come tutti noi sappiamo, è stata una delle principali potenze coloniali dei secoli scorsi. Grazie alla nostra gente, popolazioni come gli algerini ed i congolesi hanno raggiunto un discreto livello di civilizzazione, senza contare le migliaia di famiglie provenienti da quelle nazioni di cui la Francia si è fatta carico. Abbiamo accolto milioni di immigrati, ma è ora di darci un taglio
 e passare la patata bollente ai nostri cugini Fascisti e Xenofobi. 

Macron ha deciso che i tempi per l’esame della condizione di rifugiato passano da 11 mesi a 6 mesi, senza appello. Se non si ha diritto all’asilo, si è espulsi immediatamente e in attesa del rimpatrio non si circola liberamente come avviene qui da noi, ma si finisce nei centri di detenzione la cui permanenza passa da 45 a 90 giorni. E chi entra illegalmente in Francia viene spedito in carcere per un intero anno 
e paga in più 3.750 euro di multa.

Anche oltre confine la sinistra, le associazioni pro-migranti, quelle che come in Italia fanno affari con gli sbarchi, protestano ma Macron, tira dritto per la sua strada.

La Germania, solo per citare un esempio, ha pagato e paga tuttora per gli errori commessi durante la seconda guerra mondiale. Lo stesso non si può dire per gli  italiani che vengono erroneamente definiti come il popolo più solare ed accogliente del pianeta. Non riesco proprio a comprendere questa differenza di trattamento: perché i tedeschi devono sobbarcarsi ancora oggi una responsabilità del genere, mentre i nostri vicini diversamente bianchi possono permettersi di protestare solo perché salvaguardiamo gli interessi del popolo francese? Come Presidente del Paese più bello del mondo, continuerò a preservare la mia gente, scacciando ogni extracomunitario che si appresterà a mettere piede in Francia. Tutti i migranti espulsi dal nostro Paese verranno come di consueto trasferiti in Italia e lì dovranno restare. È ora di responsabilizzare un minimo coloro 
che per i profughi non hanno mai fatto nulla". 



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PEDOFILIA FASCISTA E MADAMATO



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lunedì 16 aprile 2018

Qualcuno Fermi Silvio Non se ne può Più


Non è questione di disprezzo personale. 
Certo, c’è anche quello per un uomo ricco sfondato che per passare il tempo non trovava di meglio che organizzare festini con ragazzine dell’età delle sue nipoti negli scantinati della sua dimora e che ha fatto della Menzogna e dell’Inganno una Filosofia di Vita Pubblica e Privata. Non è neanche questione di Ribrezzo Politico. Certo, c’è anche quello per un personaggio che ha umiliato per anni la nostra Repubblica costringendola ad occuparsi dei suoi processi personali e delle sue aziende sfruttando un conflitto di interessi da terzo mondo. Non è neanche questione di rivalità partitica. Certo, c’è anche quello ma dopo un quarto di secolo il programma politico di Forza Italia lo conosciamo a memoria, è sempre lo stesso, difendere gli interessi di Mediaset e tener fuori il suo padrone dalla galera, una farsa che reggeva quando era al trenta percento e quando Renzi stava al gioco e i tempi sono cambiati. 
Non è neanche una questione penale. 
Certo c’è anche quello ma si sa che in Italia finiscono in Galera solo i poveri cristi. 
Lo Stato deve fermare il delinquente
Berlusconi ha sempre usato il suo potere politico ed i suoi soldi per impedire alla giustizia di fare il suo corso e alla fine se l’è cavata con decine di Prescrizioni, Multe e con una Condanna ai Servizi Sociali. E allora perché lo Stato deve fermare questo delinquente naturale, come lo definiscono i giudici? Lo deve fermare per ragioni di decenza, igiene e tenuta democratica. Lo deve fermare perché Berlusconi è un traditore dello Stato. A dirlo sono i Giudici. L’unica condanna di Berlusconi è per una gigantesca Evasione Fiscale. Per aver cioè truffato lo Stato con l’aggravante di averlo fatto anche mentre ricopriva la carica di premier. E grazie a questa condanna definitiva è decaduto da senatore e diventato non eleggibile. Lo Stato ha cioè ritenuto e ritiene ancora 
Berlusconi indegno di far parte del Parlamento


Che Berlusconi sia quindi “disonorevole” lo dice la legge, non i suoi nemici politici. Ma c’è di più. Berlusconi è riuscito a star fuori dalla galera barando, ma le sentenze dei suoi processi certificano un’infinità di fatti infamanti che dovrebbero impedire a chiunque anche solo di avvicinarsi allo Stato. Dalle sentenze, risulta come Berlusconi abbia corrotto giudici, testimoni, forze dell’ordine, politici e quant’altro per sottrarsi alla Giustizia. Ha cioè ancora una volta ingannato lo Stato corrompendo perfino servitori dello Stato. Ma c’è di più. Dalle sentenze è stato certificato come Berlusconi abbia addirittura stretto un patto con la mafia e l’abbia pagata per anni in cambio di protezione. È cioè sceso a patti col nemico numero uno dello Stato, con l’organizzazione criminale che lo Stato lo vuole distruggere.  Ma c’è di più. Nella complicità dei vecchi partiti come il Pd che con un personaggio del genere hanno governato, nell’impossibilita della Giustizia di punirlo per i suoi crimini, nell’inerzia delle istituzioni che gli hanno permesso addirittura di fare campagna elettorale col suo nome nel simbolo pur essendo Ineleggibile (e qualcuno un giorno dovrà spiegare come è stato possibile), ci hanno pensato i cittadini il 4 marzo a reagire scatenando un vero e proprio tsunami che ha travolto un sistema marcio e complice e succube di Berlusconi. 


Forza Italia – nonostante l’enorme potere economico e mediatico alle spalle – è stata battuta dalla Lega e clamorosamente umiliata dal Movimento 5 Stelle che i soldi li restituisce e aveva contro la stampa intera. Un urlo impetuoso in nome del cambiamento che almeno Mattarella non può ignorare. Le pagliacciate di Berlusconi al Quirinale, il suo ruolo nelle consultazioni e lo spazio che gli viene concesso dalle macerie del vecchio sistema, sono una umiliazione inaccettabile per tutti i cittadini che hanno espresso nelle urne una inequivocabile voglia di voltare pagina. 
Almeno ora, su mandato popolare, lo Stato deve reagire e 
fermare quel Delinquente in nome della dignità della nostra democrazia.
Scritto da : Tommaso Merlo

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SILVIO EVASORE FISCALE ED INELEGGIBILE

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domenica 15 aprile 2018

Scontro all'Onu : la Russia per condanna Attacco Militare



Il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha bocciato 
una risoluzione proposta dalla Russia per condannare 
l'attacco militare di Usa, Regno Unito e Francia contro la Siria. 
Il testo non ha raccolto i 9 voti necessari per la sua approvazione. 
A favore hanno votato solo Russia, Cina e Bolivia. Otto i contrari e 4 gli astenuti.

Il voto ha avuto luogo durante una riunione di emergenza del consiglio a New York, convocata dalla Russia per prendere in considerazione la bozza di risoluzione che esprimeva una "grande preoccupazione" per "l'aggressione" contro uno Stato sovrano che viola, secondo Mosca, "il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni unite".

L'attacco, compiuto prima dell'alba su tre obiettivi (un centro di ricerca a Damasco, un deposito di armi chimiche a ovest di Homs, un altro deposito e un centro di comando sempre nei pressi di Homs), è arrivato a una settimana dal sospetto raid con agenti chimici sulla città ribelle di Douma. "Missione compiuta!", ha scritto in un tweet Trump che, dopo le minacce, è passato ai fatti. "Un attacco perfettamente eseguito. Grazie alla Francia e alla Gran Bretagna per la loro saggezza e per la potenza delle loro efficienti forze armate. Non poteva esserci un risultato migliore", si legge ancora. Gli Stati Uniti "non tollereranno l'uso di armi chimiche contro uomini, donne e bambini", ha ribadito con forza il vicepresidente Mike Pence. "La notte scorsa, le forze statunitensi hanno compiuto uno straordinario sforzo militare contro gli impianti di armi chimiche e ridotto notevolmente la capacità della Siria di produrre armi chimiche", ha detto.

ONU - Per il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, "non esiste una soluzione militare alla crisi, la soluzione deve essere politica". "Dobbiamo accelerare il processo politico", ha affermato, sottolineando l'obbligo per gli Stati membri di "agire coerentemente con la Carta delle Nazioni Unite e con il diritto internazionale".

"Il Consiglio di sicurezza - ha precisato - ha la responsabilità primaria del mantenimento della pace e della sicurezza internazionali". "Esorto gli Stati membri del Consiglio ad esercitare tale responsabilità e ad evitare azioni che potrebbero aggiungere sofferenza al popolo siriano. Per otto lunghi anni il popolo siriano ha vissuto una serie di orrori", ha scandito Guterres.

All'inizio della sessione, il segretario generale ha poi riconosciuto di essere deluso dal fatto che il Consiglio di sicurezza "non sia riuscito a concordare un meccanismo efficace contro l'uso di armi chimiche in Siria". La situazione in Siria richiede una "indagine approfondita" e il team dell'Opac, l'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche è già arrivato in Siria ed è "pronto a recarsi sul luogo" del presunto attacco con armi chimiche.

USA - "Locked and loaded". Pronti ad usare la forza. Così si definiscono gli Stati Uniti se la Siria userà ancora armi chimiche. Lo ha spiegato Nikky Haley, ambasciatore degli Usa all'Onu, riferendo il contenuto di una conversazione con il presidente Donald Trump dopo il raid compiuto in Siria con la collaborazione di Francia e Regno Unito. "Ho parlato stamane con il presidente. Ha detto che se il regime siriano usa questo gas velenoso ancora una volta, gli Stati Uniti sono pronti ad usare la forza", ha detto intervenendo al Consiglio di Sicurezza.

"Il tempo per le parole è finito. Abbiamo avuto 5 meeting del Consiglio sulla Siria in questa settimana". L'azione "non è una vendetta, né una punizione, né per una simbolica dimostrazione di forza. Abbiamo agito per scoraggiare il futuro uso di armi chimiche", ha aggiunto.

"Abbiamo dato alla diplomazia chance dopo chance. I nostri sforzi risalgono al 2013. La Siria si è impegnata a rispettare la convenzione sulle armi chimiche. Ma come abbiamo visto dallo scorso anno, questo non è successo", ha proseguito. "Il regime siriano, con il ripetuto ricorso alle armi chimiche, ci ha spinto ad agire. Il raid di ieri è un messaggio chiarissimo: gli Stati Uniti non consentiranno al regime di Assad di usare le armi chimiche".

Secondo il diplomatico russo, Trump e i suoi alleati ignorano la legge internazionale e questa azione "neocoloniale" richiama il comportamento degli "hooligans". "Questo è teppismo nelle relazioni internazionali, e non teppismo minore, dato che stiamo parlando di grandi potenze nucleari". "Il Consiglio di sicurezza è stato completamente ignorato e la sua autorità è stata minata", ha tuonato ancora Nebenzia.

GB - Il coinvolgimento del Regno Unito negli attacchi aerei contro la Siria è stato un "intervento umanitario" giusto e legale, ha detto l'ambasciatore del Regno Unito presso l'Onu, Karen Pierce. "Il regime siriano ha ucciso il suo stesso popolo per sette anni" e l'uso di armi chimiche "è un crimine di guerra e un crimine contro l'umanità", ha affermato Pierce.

L'ambasciatrice ha quindi elencato quattro condizioni per una risoluzione diplomatica alla crisi siriana. Per prima cosa Damasco deve terminare il suo programma di armi chimiche e distruggere le sue scorte, quindi deve esserci un'immediata cessazione delle ostilità, che comprenda l'accesso umanitario alla popolazione civile. Il regime siriano deve poi tornare ai colloqui di Ginevra, i negoziati di pace delle Nazioni Unite che si sono conclusi lo scorso anno, e infine "deve render conto per l'uso di armi chimiche e di altri crimini in Siria".

FRANCIA - "La Francia non ha assolutamente dubbi sulla responsabilità del regime di Assad nell'attacco chimico a Douma" ha evidenziato l'ambasciatore francese all'Onu, François Delattre, sottolineando che quanto successo richiedeva una "forte risposta". "Coloro che sfidano questo dovrebbero rivedere i fatti e le informazioni pubblicate in un rapporto reso disponibile in precedenza dalla Francia", ha aggiunto Delattre.

RUSSIA - Al Consiglio di sicurezza dell'Onu l'ambasciatore russo alle Nazioni Unite, Vassily Nebenzia, ha lanciato un duro attacco agli Stati Uniti, definendo i raid contro obiettivi in ​​Siria un'azione aggressiva di Washington e dei suoi alleati (Regno Unito e Francia). "Gli Usa stanno ulteriormente aggravando una situazione umanitaria già catastrofica", ha detto Nebenzia, che ha accusato Washington di destabilizzare con la sua "escalation" tutto il Medio Oriente.


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SIRIA



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Le Ruberie della Lega nella Sanità Lombarda


Chiusa l’inchiesta sugli scandali negli ospedali della regione. 
Ecco le ammissioni dei fedelissimi che imbarazzano Maroni, 
non indagato ma sotto assedio, 
che mettono in luce un vero e proprio sistema criminale

DI PAOLO BIONDANI  

Lega corrotta, sanità infetta. La Procura di Monza ha chiuso in appena quattro mesi l’inchiesta sulle ruberie padane negli ospedali della Lombardia. Mentre Roberto Maroni rimane aggrappato alla poltrona di governatore di una regione che non è mai stata così rossa, con dodici città su dodici passate dal centrodestra al centrosinistra, compresa la natia Varese dove la Lega fu fondata, i suoi fedelissimi abbandonano la politica e si arrendono alla giustizia.

Tra gli arrestati nella retata per corruzione del 16 febbraio scorso, ora l’unico slogan è limitare i danni: tutti i principali imputati hanno chiesto il patteggiamento. A cominciare dal medico-politico varesotto Fabio Rizzi, che prima di entrare in carcere era il braccio destro di Maroni: il regista di una riforma della sanità che lo stesso governatore ha dovuto controriformare di corsa, dopo l’ennesimo scandalo. Che questa volta non si può liquidare con la storiella delle presunte mele marce in un mercato sano: le nuove accuse dei pm brianzoli e le ammissioni degli stessi indagati (finora inedite) fotografano il fallimento del cosiddetto modello di sanità lombarda. Al di là dei reati specifici, di per sé gravi, l’esito dell’inchiesta dimostra che la decantata alleanza pubblico-privato, inventata dai big ciellini nell’era Formigoni e riciclata dalla Lega, è una favola che illude i malati, imbavaglia i medici, impoverisce la sanità di tutti e arricchisce le aziende di pochi.

Sono le sei di pomeriggio del 4 marzo 2016 quando Fabio Rizzi, 50 anni, ex anestesista, già senatore e poi consigliere regionale della Lega, firma la capitolazione dopo una giornata d’interrogatorio: «La fattura che mi mostrate è quella pagata dall’imprenditrice Canegrati per supportare la mia campagna elettorale... perché mi ha individuato come un paladino dell’odontoiatria». Maria Paola Canegrati è la grande corruttrice: una manager di ferro che in pochi anni è diventata la regina lombarda dell’odontoiatria. Con quella tangente di 20 mila euro è lei che ha pagato sottobanco «i gadget elettorali del 2013 con il logo della Lega Nord». Quindi il pm Manuela Massenz chiede al politico se veniva dalla stessa imprenditrice anche il pacco di banconote sequestratogli dai carabinieri quando lo hanno arrestato. Rizzi risponde così: «Il capo del mio staff, Mario Longo, mi ha dato 20 mila euro in contanti, diecimila alla volta: sono i soldi che avete trovato in cassaforte, tranne cinquemila euro che ho speso. Ma io non gli ho chiesto da dove provenissero... Ero totalmente inconsapevole che la Canegrati versasse soldi a Longo, in parte oggettivamente arrivati a me».

Questa tesi del politico comprato a sua insaputa non convince nessun giudice di Monza, anche per un problema ben documentato: Rizzi e Longo risultano addirittura soci occulti dell’imprenditrice Canegrati, in due aziende sanitarie chiamate Spectre e Sytcenter, con quote intestate alle loro conviventi. E così, oltre agli utili, dal 2013 al 2015 hanno intascato pure consulenze di comodo, sempre dietro lo schermo delle compagne: «almeno 63 mila euro» per Rizzi, altri 147 mila per Longo. Visti gli atti, l’ex capo della commissione sanità non nega di aver preso anche quei soldi. Però sostiene che, in cambio, non avrebbe usato il suo potere pubblico per favorire la manager che lo pagava: «Fu Longo a propormi di entrare in società con la Canegrati... Ma erano progetti privati. Da portare avanti solo nelle cliniche italiane o all’estero». Insomma, soldi sì, ma senza vere corruzioni né conflitti d’interessi. Il problema è che il leghista arrestato non conosce le ammissioni degli altri, anch’esse parziali, ma diverse.

Il primo a metterlo in crisi è proprio il suo segretario politico Mario Longo, 51 anni, ex odontoiatra, già socio di Rizzi nella Lorimed (altra impresa privata, che ha nel nome le iniziali dei due leghisti). L’otto marzo l’uomo che si autodefinisce «il factotum di Rizzi» mette a verbale un bel pasticcio di conflitti tra ruoli pubblici, aziende private e conviventi-prestanome. «Io e la Canegrati eravamo già soci nella Sytcenter», dichiara Longo: «Nel 2013 o 2014 l’ho incontrata all’ospedale pubblico Icp, dove io lavoravo per la Lega e lei aveva già cinque centri odontoiatrici. In quel momento avevo gravi difficoltà economiche. Quindi convenimmo che la mia convivente collaborasse con la Canegrati... Pur essendo socio di fatto, ho ritenuto inopportuno figurare in quelle società commerciali, visto il mio ruolo politico in Regione». Longo aggiunge che «probabilmente» anche Rizzi ha intestato la sua quota alla convivente «perché riteneva inopportuno politicamente figurare nella società».

I verbali dei leghisti mostrano che i proclami per la chiusura delle frontiere valgono per gli esseri umani, ma non per i soldi: Rizzi ammette di avere una società-cassaforte in Lussemburgo, mentre Longo giustifica con «consulenze per progetti in Cina» altri 50 mila euro, sborsati dalla solita Canegrati grazie a due fatture false emesse da un loro complice, Stefano Lorusso, arrestato a Miami.

A demolire l’alibi cinese è però la stessa Canegrati, il 21 aprile: «Ho sempre detto a Longo che il suo progetto in Cina non mi interessava... Lui mi mandò una lettera di Rizzi che lo incaricava di essere portavoce della Regione Lombardia per la sanità all’estero... Gli dissi chiaramente che consideravo quei viaggi una perdita di tempo». Il vero motivo dei pagamenti, per l’imprenditrice, è ovvio: «Ho finanziato la campagna elettorale di Rizzi, su richiesta di Longo, perché uno dei punti del suo programma era promuovere l’odontoiatria». Semplice impiegata fino a dieci anni fa, Canegrati ha creato dal nulla, con vari appoggi politici, prima nel Pdl e poi nel Carroccio, il primo gruppo odontoiatrico lombardo: una dozzina di società che ha in parte venduto nel 2015 per 13,5 milioni, premurandosi di girare altri 50 mila euro ai due leghisti «grazie ai cui favori aveva potuto incrementato il valore delle sue aziende».

Tutti questi incroci pericolosi di tante mezze confessioni hanno convinto perfino l’avvocato berlusconiano Michele Saponara, difensore di Rizzi, a trattare la resa. E alla fine Maria Paola Canegrati ha chiesto di patteggiare una condanna a quattro anni e due mesi, con risarcimento immediato di 300 mila euro; Rizzi, dopo essersi dimesso, ha concordato due anni e mezzo rimborsando 71.500 euro; Longo ne restituirà altri 182 mila per farsi infliggere due anni e otto mesi. E il conto finale dei danni lo farà la Corte dei conti, che ha già chiesto agli indagati altri quattro milioni.

Maroni non è coinvolto nell’inchiesta, ma è politicamente assediato dalle rivelazioni sull’«associazione per delinquere» creata dai suoi luogotenenti con decine di corruzioni, appalti truccati, soldi e regali ai direttori leghisti degli ospedali, poltrone d’oro per amici e parenti.

Per fermare lo scandalo, il governatore ha creato un’autorità lombarda anti-corruzione. Ma qui non si tratta di tangenti isolate: l’inchiesta investe il cuore del sistema che caratterizza la Lombardia. Da vent’anni i politici di Cl, Forza Italia e Lega raccontano ai cittadini che “il modello pubblico-privato” rende tutti felici: i pazienti trovano le cliniche private dentro gli ospedali, a prezzi controllati; le aziende si arricchiscono con questi “service”; e le strutture pubbliche partecipano agli utili.

Ora l’inchiesta di Monza ha messo a nudo il trucco: la spesa pubblica ha un limite. L’imprenditrice Canegrati non può curare i denti a troppi poveri, altrimenti fallisce; quindi deve tagliare le cure, gonfiare le liste d’attesa pubbliche e dirottare i pazienti nel privato a pagamento, come dimostrano le intercettazioni.

Ma il peggio è che con questo sistema l’ospedale diventa complice perfino delle truffe: se il pubblico è un socio che si divide gli utili, non ha nessun interesse a controllare il privato. Come prova la nuova accusa sui rimborsi gonfiati: i medici eseguono un impianto chirurgico, ma Canegrati se ne fa rimborsare due, in centinaia di casi. E quando arriva un controllo, i funzionari pubblici non solo preavvisano, ma aiutano i privati a falsificare le carte.

Un reato che la manager confessa così: 
«Confermo che quei tre funzionari ci hanno aiutato a sistemare le cartelle per il controllo: 
ovviamente l’interesse a far vedere tutto a posto era sia nostro sia dell’ospedale pubblico».

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Ai domiciliari 4 primari di Pini e Galeazzi. 
Indagato anche ex magistrato.
Nelle carte dell'inchiesta ricostruito il meccanismo corruttivo. 
Per Gustavo Cioppa, garante in regione della legalità, si ipotizza il reato di...


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Tangenti Sanità, sei Arresti anche il Garante della Legalità in Regione Lombardia


 Ai domiciliari 4 primari di Pini e Galeazzi. 
Indagato anche ex magistrato.

Sotto inchiesta anche il direttore sanitario dell'istituto ortopedico di via Quadronno. Nelle carte dell'inchiesta ricostruito il meccanismo corruttivo. Per Gustavo Cioppa, garante in regione della legalità, si ipotizza il reato di abuso d'ufficio e favoreggiamento

di SANDRO DE RICCARDIS

Nuova inchiesta sulle tangenti nella sanità lombarda. Questa volta sono finiti ai domiciliari per corruzione quattro primari (due dell'ospedale Galeazzi e due del Pini) e il direttore sanitario del Pini mentre un imprenditore è finito in carcere. E' indagato anche l'ex sottosegretario alla Regione Lombardia durante la giunta Maroni, il magistrato in pensione Gustavo Cioppa, che al Pirellone esercitava un ruolo di garante alla legalità. Per lui (che è stato anche procuratore della Repubblica di Pavia), i procuratori aggiunti Maria Letizia Mannella ed Eugenio Fusco e il nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza ipotizzano le accuse di abuso d'ufficio e favoreggiamento.

L'unico a finire in cella è l'imprenditore che è titolare di una ditta specializzata nel settore delle apparecchiature sanitarie, i medici, invece, sono agli arresti domiciliari, mentre il magistrato è indagato. L’inchiesta nasce dall’indagine che lo scorso anno ha portato in carcere il primario del Pini, Norberto Confalonieri, recentemente rinviato a giudizio.

Gli arrestati. Tra gli arrestati c'è anche Paola Navone, direttore sanitario dell'Istituto ortopedico Gaetano Pini-Cto, fiore all'occhiello della sanità milanese. Sempre al Pini è finito Giorgio Maria Calori, primario di ortopedia, unità chirurgia ricostruttiva - revisione protesica e Carmine Cucciniello, direttore del dipartimento di ortopedia. Gli arrestati del Galeazzi, invece, sono Lorenzo Drago, direttore laboratorio analisi e Carlo Luca Romanò, responsabile del centro di chirurgia ricostruttiva. In merito all'inchiesta, l'ospedale Galeazzi dichiara "la propria estraneità alla vicenda ed esprime piena fiducia nella magistratura". L'imprenditore, infine, è Tommaso Brenicci, presidente della Eon medica srl di Monza che si occupa di apparecchiature elettromedicali.

Il meccanismo corruttivo. Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’imprenditore e i due primari del Galeazzi erano insieme soci di una società che aveva il brevetto di una sorta di medical detector, un macchinario per l’individuazione delle infezioni ossee. I due dirigenti medici lo hanno introdotto al Galeazzi. E successivamente, tramite il primario di Ortopedia del Pini, Giorgio Maria Calori, che era socio di Brennici in altre società, anche di diritto estero, è stato introdotto anche al Pini. I medici si prodigavano anche in studi scientifici e pubblicazioni in cui si esaltavano le qualità del macchinario. Un conflitto di interessi che ha portato oggi agli arresti.

"Al Pini non ci sono gare, se sei amico...". "Il Pini è l'ospedale più facile del mondo! (...) perché non ci sono gare, se sei amico di un chirurgo usi i prodotti che vuole, cioè è tutto libero, tutto libero!": secondo l'ordinanza d'arresto, si esprimeva così l'imprenditore Brenicci al telefono senza sapere di essere intercettato parlando della "scarsa trasparenza e legalità nelle pubbliche forniture dell'Istituto Ortopedico Cto-Pini" di Milano.

Il medico e la borsa per la moglie: "La Vuitton ce la regalano". "La Vuitton non ti piace? (...) Stefi è possibile che me lo regalino (...) e allora c.... non mi rompere i co.....!". Così il chirurgo Calori si rivolgeva alla moglie che lo rimproverava per una borsa di lusso che le aveva regalato "evidenziando la necessità di essere parchi e limitare le proprie spese voluttuarie". Emerge dall'ordinanza d'arresto e da un'intercettazione nella quale il medico faceva, però, capire alla consorte "come si trattasse di un regalo ricevuto" da lui da altre persone.

Il cesto di Natale da mille euro e gli altri favori. La promessa di uno stage per la figlia in una delle società dell'imprenditore Brenicci, un cesto di Natale da 1000 euro e il pagamento spese per un congresso a Parigi e uno in Alto Adige. Sono le 'utilità', come scrive il gip nell'ordinanza, percepite da Paola Navone, direttore sanitario del Cto-Pini per introdurre all'Istituto ortopedico il dispositivo per la diagnosi di infezioni articolari commercializzato dallo stesso imprenditore.

Navone e il piano anticorruzione in tv. Il direttore sanitario del Pini era tra i firmatari del 'Piano triennale per la prevenzione della corruzione e dell'illegalità 2016-2018'. Il 27 marzo, dopo il rinvio a giudizio di Confalonieri, la dirigente interveniva alla trasmissione televisiva 'Porta a Porta' e assicurava: "Il Piano anticorruzione verrà attuato al Pini al più presto". "Abbiamo fornito alle autorità che ce l'hanno chiesta - aveva aggiunto l'ex responsabile del Noc (Nucleo operativo di controllo della Asl di Milano) - la lista di tutte le attività sugli impianti protesici, che fanno parte di un flusso di dati che è controllato".

L'ex magistrato e il progetto Domino. Infine, scrive il gip De Pascale, per aumentare il bacino di utenza dei pazienti e potenziare l'uso del dispositivo al Cto-Pini, Navone e Calori si sarebbero rivolti all'ex magistrato Cioppa affinché intercedesse presso l'assessore al Welfare Giulio Gallera e il direttore generale del settore per ottenere dal Pirellone l'approvazione del 'Progetto Domino' che nel marzo 2017 accreditava il reparto diretto dallo stesso Calori come punto di riferimento regionale per il trattamento delle infezioni articolari. Per questo Calori avrebbe ricevuto, dall'imprenditore, oltre a una borsa di Vuitton per la figlia, il pagamento delle spese sostenute per partecipare a convegni, per una intervista televisiva in Rai, un contratto di consulenza come 'opinion leader' per una società tedesca e anche 30mila euro, come prestito infruttifero, per sostenere parte delle spese per aver acceso un mutuo per un importo di 1 milione e 350 mila euro.

L'esposto di un anonimo finito agli atti. "All'interno dell'azienda Pini-Cto  vengono spartiti soldi pubblici in modo clientelare, che  dovrebbero servire invece per il bene della popolazione (...) le  ditte fornitrici sono sempre le stesse ed i regali per alcuni  primari e la direttrice sanitaria sono sempre più costosi". A mettere nero su bianco queste accuse è stato un anonimo che nel febbraio 2017 ha presentato un esposto  "contenente accuse di clientelismo" all'interno dell'ospedale. Denuncia che è finita agli atti dell'inchiesta che ha portato all'arresto di sei persone, tra cui la direttrice sanitaria del Gaetano Pini Paola Navone.

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 in appena quattro mesi l’inchiesta sulle ruberie padane negli ospedali della Lombardia...


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sabato 14 aprile 2018

Siria

Siria
1 - in Siria, non c' è nessuna banca centrale Rothschild.
2 - la Siria ha vietato gli alimenti geneticamente modificati e la coltivazione e l' importazione degli stessi.
3 - la Siria è l' unico paese arabo che non ha debiti con il fondo monetario internazionale, né con la Banca mondiale, né con chiunque altro.
4 - la famiglia Assad appartiene all' orientamento alauita di Islam tollerante.
5 - le donne siriane hanno gli stessi diritti degli uomini allo studio, sanità e istruzione.
6 - le donne siriane non sono obbligate a indossare il burka. La Sharia (legge islamica) è incostituzionale.
7 - la Siria è l' unico paese arabo con una Costituzione laica e non tollera movimenti estremisti islamici.
8 - circa il 10% della popolazione siriana appartiene a uno dei molti rami cristiani, sempre presenti nella vita politica e sociale.
9 - in altri paesi arabi la popolazione cristiana non raggiunge l' 1% a causa dei maltrattamenti subiti.
10- la Siria è l' unico paese del Mediterraneo interamente proprietario del suo petrolio (circa 500.000 barr/day) e che non ha privatizzato le sue aziende statali.
11- la Siria ha un' apertura verso la società e la cultura occidentale come nessun altro paese arabo.
12- la Siria era il solo Paese pacifico in zona, senza guerre o conflitti interni.
13- la Siria è l' unico paese al mondo che ha ammesso i rifugiati iracheni, senza alcuna discriminazione sociale, politica o religiosa.
14- Bashar Al-Assad ha un' elevatissima approvazione popolare.
15- la Siria ha discrete riserve di petrolio (circa 2,5 miliardi di barili), che è riservato alle imprese statali.
16- la Siria si oppone al sionismo e all' apartheid israeliano criminale.




Stati Uniti d’America, Regno Unito e Francia hanno attaccato la Siria. Un’operazione unica durata poco più di un’ora, partita intorno alle 3 della notte italiana. Gli obiettivi, ha spiegato il presidente americano Donald Trump in un discorso alla nazione, sono associati al potenziale di armi chimiche del dittatore siriano Bashar al Assad. Diversa la versione della Russia, secondo cui sono stati colpiti aeroporti milari. Una cosa invece è certa, sono state evitate le basi russe. Così come il Pentagono, dopo aver inizialmente smentito, ha confermato di essere stato in contatto con Mosca. 
Il Cremlino quindi era stato pre-avvertito dell’attacco.

Trump ha parlato di raid “eseguito perfettamente” e di “missione compiuta“. Gli ha fatto eco il Pentagono: “Tutti i target colpiti con successo” e “programma delle armi chimiche azzoppato“. L’attacco è stato infatti ordinato a una settimana dal presunto attacco chimico alla città siriana di Douma. Un “atto spregevole” lo ha definito il presidente Usa, qualificabile come “crimine di un mostro“. Sulla stessa linea la premier britannica Theresa May e il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron.

La risposta di Mosca – Vladimir Putin ha parlato di “atto di aggressione” e ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, convocato alle ore 17 italiane. Anche Teheran, l’altro grande alleato di Assad, ha risposto duramente. Il presidente iraniano, Hassan Rohani, ha detto che “gli attacchi di Usa e alleati porteranno distruzione e devastazione in Medio Oriente”. E la guida suprema Khamenei ha definito Trump, Macron e May “criminali“. La prima reazione di Damasco è stata invece rivolta a sminuire i risultati dell’operazione: “I danni sono limitati”. Anche Mosca ha di fatto ridimensionato le conseguenze degli attacchi, sostenendo che i missili sono stati in gran parte intercettati e distrutti, e che non ci sono state vittime.




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Di Battista non ha avuto parole morbide per Berlusconi e Salvini



Quali conseguenze per il M5s?
Alla fine del secondo giro di consultazioni, 
il Movimento aspetta gli sviluppi nel centrodesta. 
E tra le ipotesi c'è anche quella di scegliere per l'opposizione.

Luigi Di Maio era convinto di portare al Capo dello Stato i "passi in avanti fatti". E invece il secondo giro di consultazioni, chiuso con lo stallo 'certificato' da Sergio Mattarella, non ha fatto registrare progressi e anzi sembra mettere in un vicolo cieco i due protagonisti Luigi Di Maio e Matteo Salvini.
Entrambi, a chiare lettere, hanno espresso la volontà di dar vita ad un governo M5s-Lega ma lo scoglio continua ad essere lo stesso: Silvio Berlusconi. Che rappresenta un ostacolo insormontabile per i 5 stelle, oggi più che mai dopo la 'battutaccia' di ieri.
In ambienti M5s, secondo quanto viene sottolineato, si aspetta che sia il leader del Carroccio a 'strappare' dal Cavaliere e si lascia filtrare che la linea pentastellata resta la stessa: nessun passo indietro sulla premiership e netto No a Forza Italia e al Cavaliere. Alessandro Di Battista torna a lanciare i suoi 'strali': "Io dico no a Forza Italia e dico no a Berlusconi. Forza Italia è Berlusconi, è un partito padronale ed è l'emblema del berlusconismo, di quello spirito che ha pervaso e contaminato questo Paese dell'illegalità e della distruzione morale".
"Berlusconi emblema dell'illegalità, Salvini come Dudù"
Ma non è tenero nemmeno con Salvini a dimostrazione che una certa irritazione nei confronti del leader leghista serpeggia tra i 5 stelle: "Salvini ieri sembrava Dudù - attacca l'ex deputato M5s - lui muoveva la bocca, ma era un ventriloquo, a parlare era Berlusconi". Per poi insinuare: "Salvini dovrebbe avere il coraggio di staccarsi, ma forse non può farlo, magari non sappiamo alcune cose" ha aggiunto, "si parla di fideiussioni, quattrini dati alla Lega, non lo so...".
In questo momento comunque tutte le ipotesi sono prese in considerazione in attesa che il presidente della Repubblica comunichi, probabilmente i primi giorni della prossima settimana, la sua decisione. Un preincarico o un mandato esplorativo, forse. Tra i nomi che giravano per un pre incarico c'era anche quello di Giancarlo Giorgetti, il leghista fedelissimo di Salvini: un nome che non è circolato a caso, viene sottolineato, e che non troverebbe l'ostilità dei pentastellati - almeno così sembra - anche se ad oggi Di Maio non rinuncia al suo ruolo di candidato premier.
L'ipotesi incarico istituzionale
E se Mattarella desse un incarico istituzionale alla presidente del Senato, Elisabetta Alberti Casellati? Da M5s si ribadisce la massima fiducia nel capo dello Stato e quindi nelle scelte che riterrà opportune. Come dice il deputato M5s Manlio Di Stefano su Fb: "Fortunatamente il presidente Mattarella sta agendo al meglio delle sue prerogative e questo, alla fine, porterà a una soluzione per il nostro paese che veda il Movimento 5 Stelle al governo, così come ribadito dagli elettori il 4 marzo".
Di fatto, i pentastellati fanno i conti con tutti gli scenari possibili, anche con il rischio di essere relegati di nuovo al ruolo di opposizione. Del resto, secondo quanto viene ribadito, i 5 stelle non voterebbero mai per un governissimo e quindi se venissero 'fatti fuori dai giochi', questo il ragionamento di alcuni grillini, "sarebbe peggio per gli altri perché alle prossime elezioni aumenteremmo ancora di più il nostro consenso elettorale". Ragionamento analogo si fa dentro la Lega: qui, secondo quanto si apprende in ambienti parlamentari, la convinzione è che non si troverebbero i numeri per dare la fiducia ad un governo tecnico o di tutti.
"E anche se li trovassero, durerebbero al massimo uno o due anni e poi li spazzeremmo via" sostiene qualcuno tra i leghisti, facendo riferimento a Pd e Forza Italia. Nel Carroccio, del resto, c'è chi pensa che adesso tocchi a Forza Italia fare qualcosa - entro martedì, prima che Mattarella faccia la sua mossa istituzionale - e ipotizza anche un possibile riposizionamento di una parte importante di FI.
Nessuno sembra temere un ritorno al voto 
In ogni caso, sia i leghisti che i 5 stelle dicono di non temere un ritorno al voto: che non si chiede - viene puntualizzato - ma che sarebbe affrontato, come extrema ratio, con la certezza che la prossima tornata elettorale premierebbe entrambi riducendo il peso, già minore, delle altre forze politiche. "Noi non abbiamo nessun paura di andare al voto" hanno ripetuto spesso i 5 stelle pur ribadendo, allo stesso tempo, l'esigenza di non lasciare il paese nel caos e di dargli un governo politico nel pieno dei suoi poteri.
La capogruppo M5s alla Camera, Giulia Grillo, ribadisce su Fb che "la situazione in Siria, gli importanti impegni europei dei prossimi mesi, le esigenze dei cittadini italiani: tutto questo richiede un governo serio che si metta a lavorare subito. Basta a governi che pensano solo a risolvere le proprie dinamiche interne e concentrati su se stessi ma che non risolvono i problemi dei cittadini italiani".
Quindi, insiste: "è necessario far partire un governo del cambiamento e noi siamo pronti". Quella di oggi è stata una giornata di silenzio per Di Maio che questa mattina è andato a visitare i box della Formula E all'Eur - senza l'usuale cravatta, 'solo' giacca blu e camicia bianca - e non ha voluto rispondere alle domande dei cronisti sulla politica. Poi alla Camera, un pranzo veloce in buvette e successivamente un lungo colloquio, in un bar nei pressi di Montecitorio, con il giudice Rosario Salvatore Aitala, eletto alla Corte penale internazionale e già consigliere per gli affari internazionali dell'ex presidente del Senato Pietro Grasso.
Domani Di Maio assisterà alla tappa romana della Formula E, poi domenica sarà a Verona alla manifestazione di Vinitaly, nello stesso giorno in cui sarà presente Salvini. Ci potrebbe essere un incontro tra i due? Da fonti M5s garantiscono di no, nessun faccia a faccia previsto. E in ambienti parlamentari c'è chi ironizza: "Non mi sembra che la fiera del vino sia il luogo ideale per parlare di programmi di governo...".

LEGGI TUTTO SULLO SHOW FATTO DA BERLUSCONI

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