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giovedì 18 maggio 2017

Aumento dell’IVA deciso su pressione EUropea


 La cosa certa sono le decisioni del Governo Italiano pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale.

Ovvero, si, l’IVA italiana verrà aumentata. E non di poco. Capisco che siete increduli ma è così; so anche che i giornali parlano di tutto ma non di cose importanti come questa.
Di seguito l’aumento DECISO e NON Previsto.

L’aliquota Iva ad oggi del 10% passerà al:

• 11,5% dal 01.01.2018 (+1.5% rispetto al 2017)

• 12,0% dal 01.01.2019 (+2% rispetto al 2017)

• 13,0% dal 01.01.2020 (+3% rispetto al 2017)

Mentre l’aliquota ad oggi Iva del 22% passerà al:

• 25,0% dal 01.01.2018 (+3% rispetto al 2017)

• 25,4% dal 01.01.2019 (+3.4% rispetto al 2017)

• 24,9% dal 01.01.2020 (+2.9% rispetto al 2017)

• 25,0% dal 01.01.2021 (+3% rispetto al 2017)

Con buona pace di quelli che pensavano che le tasse non aumentassero. Preparatevi: purtroppo la
matematica dei conti statali – per altro messi nero su bianco nel documento programmatico ufficiale
dello Stato, il DEF – che dice che il prossimo anno sarà una strage. E la Troika – sigh – temo arriverà.

ANCHE PERCHE’ AUMENTARE L’IVA NEL 2018 SIGNIFICA FRENARE I CONSUMI OSSIA LA CRESCITA DEL PIL, DI FATTO DETERMINANDO A TERMINE (6-9 MESI) UN ULTERIORE BUCO NEI CONTI [MAGGIORE RAPPORTO DEFICIT/PIL] DA COPRIRE CON ULTERIORI TASSE. UN CANE CHE SI MORDE LA CODA.

L’EU VUOLE FARE IN MODO DI FAR ARRIVARE LA TROIKA IN ITALIA; STANNO CERCANDO DI

FARLO DAL 2011 .

Si noti bene: se la situazione dei conti statali dovesse peggiorare, cosa praticamente certa, sono pronto a scommettere che le aliquote IVA già approvate – quelle sopra – saliranno ulteriormente rispetto a quanto indicato. Chiaro, prima delle mazzate ci saranno le elezioni, poi bastonerannno: vorrete mica che vi diano la giusta ragione per incazzarvi votando contro l’EUropa austera…

In tutto questo purtroppo l’atteggiamento dei media di tacere le notizie cattive

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venerdì 12 maggio 2017

Jobs Act: assunzioni false per intascare soldi pubblici


 Jobs Act: assunzioni fasulle per intascare soldi pubblici

La denuncia dell’ufficio Entrate dell’Inps, che stima un totale di 600 milioni di euro di sgravi contributivi indebitamente percepiti nel triennio 2015-2017, segna l’ennesima debolezza della riforma del lavoro detta Jobs Act, che proprio sugli sgravi contributivi basa gran parte della sua auspicata efficienza. O quanto meno sui numeri che periodicamente si rimpallano governo e opposizioni a proposito dei nuovi posti di lavoro.


Se al diminuire degli sgravi fiscali sono diminuite anche le assunzioni, ora si scopre che una 
sbandierata assunzione ogni quindici è addirittura falsa. Circa 100mila lavoratori su un milione e mezzo assunti nel 2015 con l’esonero totale di contributi previdenziali non avevano diritto allo sgravio: le aziende coinvolte sono circa 60mila.

Il danno per le casse dello Stato non è di poco conto, perché per stessa ammissione dei funzionari 
dell’Inps così si sono persi 600 milioni di euro, cioè soldi dei pensionati e dei contribuenti. Tra le 
centinaia di migliaia di persone che hanno beneficiato della cosiddetta decontribuzione, ossia dello 
scontro triennale da 8.500 euro l’ anno sui versamenti all’ Inps, ce ne sono circa 100 mila che non ne 
avevano diritto. Le aziende hanno dichiarato di averli assunti, ma in realtà o non lo hanno fatto oppure erano già dipendenti dell’impresa che, 
fingendo di metterli in regola, ha ottenuto un ingiusto vantaggio.

Ma non è tutto, perchè nel mirino dell’Inps sono entrate anche le false aziende con relativi falsi 
lavoratori. Posizioni create al solo scopo di usufruire delle indennità di disoccupazione, una truffa 
escogitata per poter raggirare l’ istituto previdenziale, con un danno stimato in 160 milioni. Anche questa volta a danno dei pensionati e dei contribuenti.

LEGGI ANCHE
GLI IMPRENDITORI ITALIANI GUADAGNANO MENO DEI DIPENDENTI
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giovedì 4 maggio 2017

Il Gioco d’Azzardo strega gli italiani.


 Business record da 95 miliardi
Gratta&Vinci, slot machine e videopoker: nel 2016 giro d’affari cresciuto del 7 per cento Un milione i ludopatici, non c’è intesa per la regolamentazione più severa del settore
Videopoker e casinò on line hanno visto un’impennata nel 2016 rispetto allo scorso anno quanto a numero di giocate e soldi spesi
Nemmeno il Pil della Cina cresce così. Il 7 per cento in un anno è un incremento record e la cifra di 95 miliardi rappresenta il 4,4 del nostro prodotto interno lordo, più di quanto lo Stato investa sull’istruzione (poco più del 4%) e poco meno di quanto gli italiani, tutti, spendano per mangiare. Il cardinale Angelo Bagnasco ha appena tuonato contro il gioco d’azzardo «legale» («una nuova droga, un cancro che lo Stato non solo non contiene, ma favorisce e ci lucra»), che i bilanci di fine anno superano le cifre record che ha appena enunciato.

Dice Bagnasco: «L’affare azzardo rende più di 88 miliardi di euro all’anno: è stato studiato per far perdere, produce povertà e malattia». Quel dato si riferisce al 2015. Poche ore dopo arrivano i risultati del 2016 appena concluso e i miliardi sono diventati 95: ovvero, il 7% in più.

Giocano tutti. Le stime dicono che il 54,4 per cento degli italiani, quasi 30 milioni, si concede ogni anno almeno una volta il gusto dell’azzardo legale; se si fa il calcolo solo sulla popolazione adulta, si sfiora il 70 per cento. Quasi un milione di loro appartiene alla schiera dei patologici: da curare. In mezzo c’è un’area grigia di chi trascorre ore nei bar, nelle tabaccherie, tra slot, gratta e vinci e lotto istantaneo. Due milioni e mezzo di giocatori che, pur non compulsivi, investono cifre consistenti di denaro nella speranza del colpo di fortuna che possa cambiare la loro vita.

La fotografia di un’Italia ancora in crisi vede un comparto in continua crescita. Quello del 2016 è un nuovo record (persino sorprendente, se si considera la lotta all’azzardo intrapresa ormai da decine di amministrazioni locali) e l’altro dato monstre è rappresentato dal paragone con il non lontano 2008: in questi otto anni, la spesa per i giochi è raddoppiata. Le slot machine e le nipotine videolottery di nuova generazione fanno ancora la parte del leone, anche se l’incremento è modesto e il maggior gettito per lo Stato è stato determinato solo dall’aumento delle imposte. Ma crescono vorticosamente, analizza l’agenzia specializzata Agipro, tutti i giochi di scommesse e quelli online. Risfodera appeal persino il SuperEnalotto, che viaggia al 52% in più sul 2015 grazie alla lunga caccia al 6, finita il 27 ottobre scorso con la maxi vincita di Vibo Valentia (163 milioni), e il restyling che ha garantito un jackpot ancora più ricco e la possibilità di vincere anche con il 2. S’impennano Poker e casinò online di quasi il 20 per cento rispetto all’anno precedente.

«Di fronte a questi dati - commenta il parlamentare Lorenzo Basso - davvero non si capisce la ritrosia degli operatori ad accettare le nostre proposte: divieto assoluto di pubblicità e riduzione drastica, se non l’abolizione, degli apparecchi da gioco dai bar, dalle tabaccherie, da tutti i luoghi non dedicati».

Basso, deputato Pd, area cattolica, da anni combatte una battaglia per la regolamentazione severa del settore, insieme a una pattuglia di colleghi bipartisan. Un riordino del settore atteso da anni, da mesi in attesa di un accordo nella conferenza Stato-Regioni, mai giunto all’approdo definitivo. Dopo decine di rinvii, è di nuovo in calendario alla fine di gennaio. Contiene anche, quel provvedimento, la riduzione di un terzo delle slot machine presenti sul territorio che era stata annunciata dall’ex premier Renzi. Risultato: per ora non pervenuto, mentre Comuni e Regioni vanno avanti in ordine sparso. Le accuse di non voler arrivare a un accordo sono respinte al mittente dal vice presidente di Confindustria Sistema Gioco, che rappresenta gli operatori del settore. Attacca il vicepresidente Massimiliano Pucci: «Non siamo noi a non voler chiudere, ogni volta che siamo a un passo, gli enti locali aggiungono un tassello in più. Allora diciamo pure che l’azzardo legale in Italia è del tutto vietato, che noi dobbiamo essere esposti alla pubblica gogna e che tutto deve tornare a com’era prima di queste leggi, quando il comparto era tutto nelle mani della criminalità.
Proviamo, sperimentiamo quel che succede».
LEGGI ANCHE
http://cipiri3.blogspot.it/2013/04/ludopatia-come-la-tossicodipendenza.html
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martedì 2 maggio 2017

La Tua Azienda ed il Tuo Sito


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