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domenica 5 aprile 2015

Lista FALCIANI: Centomila Conti SVIZZERI Svelati



LISTA FALCIANI, CENTOMILA CONTI SVIZZERI SVELATI

Politici, imprenditori, evasori, vip e star di Hollywood, modelli e campioni dello sport, ma anche faccendieri, mediatori di tangenti, trafficanti di armi e di diamanti. La pubblicazione della lista Falciani, l’archivio trafugato dall’ex funzionario della banca Hsbc e svelato dopo anni di indiscrezioni, ha fatto emergere un lungo elenco di circa centomila clienti che hanno deposito tra il novembre 2006 e marzo 2007 180 miliardi di euro nei forzieri della filiale svizzera Hsbc Private Bank. Fondi sui quali c’è l’ombra pesante dell’evasione fiscale. Un tesoro nascosto al Fisco. Come ha spiegato l’Espresso (che fa parte del consorzio di giornalismo investigativo “Icij”, con sede a Washington, che ha lavorato all’inchiesta, ndr) nella lista Falciani ci sono anche 7mila clienti italiani. Nel 2007 custodivano circa sei miliardi e mezzo di euro nei forzieri della banca, in parte leciti e in parte illegali. E nella lista compaiono per il nostro Paese anche i nomi dello stilista Valentino Garavani, di Flavio Briatore e di Valentino Rossi. I quali hanno però replicato all’Epresso di non avere più conti in sospeso col Fisco italiano.

LISTA FALCIANI, TUTTI I NOMI
L’ex funzionario di Hsbc Hervé Falciani era stato accusato dalla banca svizzera di avere sottratto informazioni, ma quando era stato arrestato in Costa Azzurra su richiesta delle autorità svizzere l’uomo aveva collaborato con i magistrati francesi e consegnato una lista di 3mila nomi di evasori fiscali transalpini, come riporta anche il Corriere della Sera. Ora, con le nuove rivelazioni, emerge un lungo elenco di persone in tutto il mondo, in un’inchiesta ribattezzata “Swissleaks“:
«Tra le quali gli attori John Malkovich e Gad Elmaleh, il re del Marocco Mohammed VI oggi in visita a Parigi e quello giordano Abdullah II, i cantanti Phil Collins e Tina Turner, gli sportivi Fernando Alonso e Valentino Rossi, Flavio Briatore e lo stilista Valentino, l’attrice Joan Collins e la modella Elle McPherson, il banchiere spagnolo Emilio Botín (morto nel settembre 2014) del Banco Santander. Il consorzio «Icij» precisa peraltro che la presenza di alcuni nomi nell’inchiesta non significa automaticamente che abbiano commesso reati, o che non abbiano regolarizzato la loro posizione con i rispettivi governi», si legge sul Corriere della Sera.
In particolare, Valentino aveva negli anni ’06-’07 oltre 100 milioni di euro sui conti della Hsbc, mentre l’ex patron del Billionaire aveva depositato 73 milioni in diversi conti. Il campione di motociclismo Valentino Rossi aveva invece 23 milioni.

ITALIA QUINTA PER NUMERO DI CLIENTI
Come emerge dall’inchiesta, per numero di clienti il nostro paese si piazza al quinto posto in classifica per numero di clienti (7499 per la precisione) che hanno fatto uso dei servizi di uno dei più grandi gruppi bancari mondiali. Al vertice c’è la Svizzera (11.235 clienti), poi Francia (9.187), Regno Unito (8.848) e Brasile (8.667). In merito alle somme depositate nei conti svizzeri, invece, l’Italia è al settimo posto, con 7,4 miliardi di dollari. E, si precisa, il cliente italiano che aveva affidato alla filiale svizzera la quantità di denaro maggiore aveva depositato un miliardo e 200 milioni di dollari.
Già nel 2010 il governo francese aveva distribuito la lista Falciani ad altri Paesi, in modo tale che potessero sondare e verificare le posizioni dei loro cittadini. Alcuni Stati, come la Gran Bretagna, la Spagna e la Francia, sono riusciti a recuperare centinaia di milioni di imposte arretrate (220 milioni nel Paese iberico, 188 Parigi). Anche nel nostro Paese diverse sono state le indagini per frode fiscale, ma c’è stata una disputa sulla possibilità di usare i dati e diversi sono stati i ricorsi aperti.
Come riporta l’Espresso nell’articolo a firma di Gianluca Di Feo e Leo Sisti, si spiega come, coperti dall’anonimato garantito dalla filiale svizzera, politici e uomini d’affari di tutto il mondo avessero depositato ingenti somme di denaro:
«Ci sono numerosi conti di Rami Makhlouf, cugino del presidente siriano Bashar al Assad considerato la mente finanziaria del regime di Damasco. [...] Rachid Mohamed Rachid, ministro egiziano del Commercio con l’estero, scappato dal Cairo durante la rivolta contro Mubarak, aveva una procura su un conto del valore 31 milioni di dollari: non a caso è stato condannato in contumacia per aver dilapidato fondi pubblici. Ad Haiti operava Frantz Merceron, ora deceduto, ritenuto l’uomo delle tangenti per conto dell’ex presidente Jean Claude “Baby Doc” Duvalier. [..] Personaggi colpiti dalle sanzioni americane per i rapporti con le dittature. Come ad esempio, Selim Alguadis, uomo d’affari turco, sospettato di aver fornito alla Libia di Gheddafi componenti dual use suscettibili di essere impiegate per un progetto di armi nucleari. O come Gennady Timchenko, miliardario e amico intimo dal presidente russo Vladimir Putin, finito nel mirino degli Stati Uniti dopo la crisi ucraina. E c’è un deposito perfino riconducibile a Li Xiaolin, figlia dell’ex primo ministro cinese Li Peng, protagonista della repressione di piazza Tienammen. Ma ci sono anche i conti di numerosi imprenditori che hanno finanziato la fondazione di Bill Clinton, l’ex candidato repubblicano alla presidenza statunitense Mitt Romney e le conferenze dell’ex sindaco di New York Rudolf Giuliani»

LA POSIZIONE DI HSBC
Di fronte alle domande del Guardian , la banca Hsbc ha ammesso i comportamenti irregolari della filiale svizzera, precisando però come per diversi anni dopo l’acquisto nel 1999 la stessa Hsbc Private Bank a Ginevra fosse rimasta sostanzialmente indipendente all’interno del gruppo. Di conseguenza, si è difesa Hsbc, questo avrebbe comportato «standard molto più bassi in termine di controllo».

In sé non è un crimine detenere denaro o holding in Svizzera: bisogna però rendere tutto noto alle autorità fiscali nazionali. Molti dei vip inclusi negli elenchi sostengono di essere a posto con i regolamenti. Come la rockstar Tina Turner, l'attore John Malkovich o il campione di Formula Uno Michael Schumacher. Lo stilista e imprenditore Valentino Garavani nel 2000 diventa cliente della HSBC Private Bank.

Stando ai dati messi insieme dai reporter di Icij nel 2006/2007 dispone di ben 108,3 milioni di dollari, nascosti nel conto numerato “3326 CR”. Ma chi ne è il proprietario? Ufficialmente Valentino risulterebbe solo “attorney A”, cioè procuratore, insieme a un altro “attorney B”, Marc Bonnant, di Ginevra, famoso legale, tra i tanti, di Licio Gelli e del finanziere Florio Fiorini. Invece, come emerge da un'altra scheda, è proprio il fashion designer il “beneficial owner” di quel “3326 CR”, intestatario di nove conti IBAN. Il deposito, collegato alla “Piles Finance Ltd”, con sede a Tortola nelle British Virgin Islands, ha un “supervisore”, Ronald Feijen, avvocato olandese conosciuto da Valentino durante il negoziato con la Hdp, e da allora diventato suo professionista di fiducia a Londra. Sempre dai file della HSBC si apprende che esistono altre due società, sorte nel 2001 e chiuse nel 2004: Dibag Fashion Development NV-Rub GG e Dibag Fashion Development NV-Rub VG. Di tutte due sono titolari sia Valentino sia Giancarlo Giammetti, amico e socio di una vita. Ma nel 2006/2007 tutto quello che c'è dentro è stato distribuito a loro due.

Proprio nello stesso periodo, la posizione fiscale dello stilista è stata al centro di una disputa con l'Agenzia delle Entrate. Oggetto della contesa la residenza e quindi il regime di tassazione. Valentino ha sostenuto di essere residente a Londra dal 1998 anno in cui vende le sue società alla Hdp di Maurizio Romiti (che nel 2002 cederà tutto alla Marzotto). Gli ispettori fiscali invece sulla base delle indagini ribattono che si trovava a Roma. Infatti, in Gran Bretagna il grande sarto avrebbe solo lo status di “resident not domiciled”, la formula di chi, pur avendo acquisito la residenza sul Tamigi, non manifesta la volontà di restare lì per sempre. Conseguenza: gli sono state contestate, ai fini dell’imposizione fiscale, le annualità dal 2000 al 2006. Ne è nata una trattativa, poi risolta con un atto di pacificazione. Valentino ha versato una somma, mai dichiarata ufficialmente ma nell'ordine di qualche milione di euro, per il periodo 2000-2004. E così ha chiuso ogni pendenza con le nostre autorità tributarie.

FUGA IN MOTO

Anche Valentino Rossi ha avuto i suoi guai con l'erario, che si intrecciano con le vicende della banca elvetica. I sospetti sulla sua residenza londinese hanno provocato un procedimento per evasione, aperto nel 2008 e concluso con un accordo. Alla Hsbc il “Dottore” ha accantonato le sue risorse nel 2003 dietro il conto numerato “Kikiki 62”: 23,9 milioni di dollari. Intervistato da ICIJ, l'avvocato Claudio Sanchioni ha precisato che, sborsando 30 milioni di euro il suo assistito ha definito ogni controversia su conti esteri. Nelle note compilate dai funzionari di Ginevra su Valentino si viene a conoscenza delle sue tendenze finanziarie. Graziano Rossi, il padre, che è anche procuratore di “Kikiki 62”, attesta che il figlio ha una “preferenza per investimenti conservativi”. Tanto spericolato in pista, quanto prudente sulla gestione dei propri soldi.

L'ELVETICO FLAVIO
Per la Hsbc Flavio Briatore, da anni residente all'estero, è un cliente dominato da un grande attivismo. A lui fanno capo nove conti ed è “beneficial owner” di sei di questi, dove nel 2006/2007 "alloggiano" 73 milioni di dollari: Benton Investments Inc., Pinehurst Properties, “27361” (liquidato nel 2005), Adderley Trading Ltd (chiuso nel 2004), Formula FB Business Ltd e GP2 Ltd. Anche l'avvocato di Briatore, Pilippe Ouakra, è stato sentito da ICIJ e commenta: «Il signor Briatore è in grado di confermare che lui e alcune compagnie del suo gruppo - alcune di queste erano operative dalla Svizzera - hanno avuto conti bancari in Svizzera, in un modo perfettamente legale, in conformità con qualunque legge fiscale applicabile».

Lista Falciani, Briatore compra pubblicità contro l'Espresso. Ma è solo un autogol
Mister Billionaire attacca la nostra inchiesta sui conti svizzeri con un'inserzione a pagamento. Ma può solo confermare la notizia del conto da 39 milioni di dollari registrato a nome di un'ignara cuoca bresciana  Barbara F.. Soldi che erano di una società offshore di Flavio. E la Guardia di Finanza conferma: usati «fraudolentemente» i dati della dipendente.
A quel punto l'indagine fiscale della Guardia di Finanza si è chiusa con queste parole
: «Per ragioni non note a questo reparto, al profilo cliente di Barbara F. sono stati associati rapporti finanziari non riconducibili a lei, ma alla “Formula FB Business Limited”». Il vero titolare del conto da 39 milioni di dollari, insomma, era la suddetta società offshore, che ha sede a Tortola, nel paradiso fiscale delle Isole Vergini Britanniche. La stessa Guardia di Finanza,  precisa che la “Formula FB Business Limited” è controllata all'80 per cento dal signor Flavio Briatore.

CAPITALI INSANGUINATI
I documenti della HSBC raccontano anche altre vicende. Tra i clienti dell'istituto di Ginevra ci sono almeno duemila commercianti di diamanti. A volte li chiamano diamanti insanguinati perché vengono usati per finanziare delle guerre, come è accaduto in Angola, Costa d'Avorio, Sierra Leone. Michael Gibb, che si occupa di diritti internazionali dell'uomo per Global Witness, ne è certo: «I diamanti sono legati a conflitti e violenze. La facilità con cui possono essere convertiti in strumenti di guerra è sorprendente».

I funzionari della banca svizzera, ad esempio, sapevano che un certo Emmanuel Shallop, successivamente condannato per questi traffici, era sotto indagine in Belgio. Nel file del deposito infatti annotano: «Abbiamo aperto un conto per lui basato a Dubai… Il cliente è molto cauto attualmente perché sente la pressione delle autorità belghe, che lo tengono d'occhio per le sue attività nelle frodi fiscali sui diamanti». Contattato per chiarire l'avvocato di Shallop è stato tranchant: «Noi non intendiamo spiegare nulla. Il mio assistito non vuole vedere il suo nome citato in qualunque articolo per una ragione di privacy». Ma tra i clienti ci sono pure personaggi che hanno maneggiato tangenti per favorire vendite di armi in Africa, rifornendo gli arsenali dei massacri in Liberia, e altri che si sono prodigati per piazzare ordigni sofisticati in diverse nazioni, dalla Tanzania a Taiwan. Ci sono addirittura i nomi degli esponenti di una ong saudita che è stata accusata di finanziare Al Qaeda.

LA POSIZIONE DELLA BANCA
I vertici di Hsbc hanno inizialmente intimato al network giornalistico di distruggere tutti i dati. Poi, di fronte agli elementi scoperti dai cronisti, hanno assunto una posizione diversa. Con una dichiarazione scritta l'istituto ha riconosciuto che «la cultura e gli standard dei controlli erano molto più bassi di quanto avviene oggi. La banca ha intrapreso passi significativi per aumentare le verifiche e respingere i clienti che non rispettano i nuovi parametri, inclusi coloro che davano elementi di preoccupazione sul fronte fiscale. Come risultato di questa linea,
 la base dei clienti dal 2007 si è ridotta di quasi il 70 per cento».


Resta però il problema della finanza oscura. «L'industria offshore è la maggiore minaccia per le nostre istituzioni democratiche e per le basi del nostro contratto sociale», ha dichiarato a Icij l'ecomista Thomas Piketty: «L'opacità finanziaria è uno degli elementi chiave delle diseguaglianze. Permette a una larga parte di quelli che guadagnano di più di pagare tasse insignificanti, mentre il resto di noi deve versare tributi pesanti
 per sostenere i servizi pubblici indispensabili per lo sviluppo».



Il mistero della lista di conti in Svizzera scomparsa
C'era un elenco di evasori GRECI consegnato al governo che non esiste più

Come a Roma, anche ad Atene succede l’incredibile quando si arriva a toccare i potenti
UNA POCHADE - Non sarà come la storia della casa comprata a sua insaputa al ministro Scajola, ma anche la commedia che si è accesa attorno al destino di una lista di circa 2.000 greci titolari di conti in Svizzera presso la locale filiale della HSBC, parte della famosa “lista Falciani“, che le autorità francesi hanno trasmesso al governo greco.

L’ELENCO DEI CONTI - La lista stava originariamente su una normale chiavetta USB in possesso di George Papaconstantinou, che l’aveva ricevuta da Christine Lagarde quando entrambi erano ministro delle finanze nel 2010. Lui dice di di aver trasmesso un piccolo numero di nominativi all’ex capo dell’unità contro i crimini finanziari nel 2011  e l’intera lista a Ioannis Diotis, il suo successore a capo dell’unità nel luglio dello stesso a capo dell’unità anno. Diotidis ha testimoniato davanti al comitato etico del parlamento dicendo di averla passata al successivo ministro delle finanze, il leader socialista Evangelos Venizelos, che non gli avrebbe dato alcuna disposizione in merito. La settimana scorsa Venizelos, abbastanza arrabbiato, ha detto in televisione di aver consegnato la lista al premier Samaras quando ha realizzato che nessuna agenzia investigativa ne aveva una copia. Poi ieri ha affermato di non averla mai ricevuta da Papaconstantinou.

LA CACCIA AI CORROTTI - Il problema con quella lista è lo stesso che il governo ha con un’indagine che la settimana scorsa ha colpito 36 politici accusati di corruzione e altri reati, perché se è vero che fino a quando i due principali partiti si alternavano al potere le indagini facevano poca strada, oggi la frammentazione della politica greca potrebbe aprire la strada a pratiche come le denunce degli avversari politici, innescando una reazione a catena dagli esiti imprevedibili, quanto sicuramente negativi sulla fragile coalizione di governo.

FRATTURE NELLA MAGGIORANZA? - Alcuni degli imputati per il nuovo scandalo sono infatti colonne del governo Samaras, che gode della fiducia dell’Unione Europea, ma non quella dei greci. Un governo che difficilmente avrà la forza di compiere un’autocritica e i passi necessari a emarginare i presunti colpevoli recuperando credibilità, quanto mai necessaria dopo che sotto inchiesta sono finiti tra gli altri lo speaker del parlamento (che si è sospeso dalla carica il 24 scorso) e diversi ex ministri e sindaci, tra i quali probabilmente anche Leonidas Tzanis, 57 anni, un ex-ministro e politico socialista che si è (pare) impiccato insieme alla moglie nella cantina di casa, pochi giorni prima di essere chiamato a testimoniare. E i guai non finiscono qui, perché all’esame delle autorità c’è anche una lista di 54.000 persone che hanno trasferito 29 miliardi di euro all’estero dal 2009, almeno 15.000 dei quali maneggiando somme del tutto incompatibili con i loro redditi ufficiali. Sfide che per il governo greco sembrano più difficili della stessa battaglia per la permanenza della Grecia nell’euro.

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