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lunedì 30 settembre 2013

ITALIA è in ostaggio di un evasore fiscale


4 sono pochini, ... l'ergastolo non basterebbe per tutto quello che ha fatto... ma comunque mi sa che stiamo parlando troppo di lui... alla fine è il suo gioco. dovremmo ignorarlo. dimenticarlo...

MA NON POSSIAMO - STA DETTANDO LA SUA LEGGE

L’Italia ripiomba nel caos. In una crisi politica che rischia di sfociare in nuove «preoccupanti elezioni prima della fine dell’anno» e di innescare «gravi ricadute sui mercati finanziari». È unanime la lettura che la stampa internazionale dà della «nuova» crisi che si è aperta a Roma evidenziando la «via irta di difficoltà» cui si trovano davanti il premier Enrico Letta ed il capo dello Stato Giorgio Napolitano.
Crisi di governo, media esteri increduli



Il Financial Times rilancia le voci

sul downgrade, il New York Times teme per la stabilità politica dell’Ue

L’Italia ripiomba nel caos. In una crisi politica che rischia di sfociare in nuove «preoccupanti elezioni prima della fine dell’anno» e di innescare «gravi ricadute sui mercati finanziari». È unanime la lettura che la stampa internazionale dà della «nuova» crisi che si è aperta a Roma evidenziando la «via irta di difficoltà» cui si trovano davanti il premier Enrico Letta ed il capo dello Stato Giorgio Napolitano.

E se il FINANCIAL TIMES si concentra sui rischi finanziari anche a fronte di «voci» che già la settimana scorsa ipotizzavano un nuovo declassamento da parte delle agenzie di rating, il NEW YORK TIMES ricorda come la «resa dei conti» innescata con l’uscita dei ministri di Berlusconi dall’esecutivo possa rappresentare un pericolo per la «stabilità politica dell’Europa».

In Germania lo SPIEGEL online scrive che il governo italiano «rischia di cadere» con «la coalizione di governo appesa a un filo» e «tutti i segnali della crisi». «I ministri di Berlusconi abbandonano il governo italiano», titola invece la BILD AM SONNTAG, con il governo del premier Enrico Letta che «rischia la fine». Il motivo - ricorda - è la discussione sull’incombente decadenza di Berlusconi dal Senato per una condanna per evasione fiscale. «I ministri di Berlusconi se ne vanno», titola poi TAGESSPIEGEL mentre DEUTUSCHLANDFUNK, l’emittente pubblica, ha dato oggi la notizia in apertura: «C’è il rischio che, dopo solo cinque mesi, il governo italiano cada».

«L’Italia è piombata di nuovo nel caos, con Berlusconi che ritira i ministri dalla coalizione’», titola il britannico OBSERVER, definendo la scelta dell’ex premier una «decisione drammatica» che fa «tornare il Paese all’insicurezza politica e fa aumentare la possibilità di nuove elezioni». Il giornale ricorda anche come l’Italia si trovi nella sua peggiore recessione negli ultimi anni e «non si può permettere nuova instabilità». Su toni simili l’INDEPENDENT ON SUNDAY, che ricorda come ora Letta debba cercare di «ricucire» una nuova maggioranza parlamentare, cercando di avviare le riforme economiche che sono state interrotte. E l’FT insiste sul rischio dei titoli italiani citando anche un analista, Andrew Milligan: «Le informazioni a mia disposizione mi fanno pensare che questo quadro potrebbe peggiorare ancora di più, con conseguenze in Italia e in Europa».

Eco, anche se minore, pure sulla stampa belga: «Profumo di crisi a Roma», titola la LIBRE BELGIQUE, mentre la DERNIERE HEURE, parla di «Nuovo episodio del `feuilleton´ politico transalpino». E la crisi romana rimbalza anche sui principali quotidiani del mondo, dall’indiano INDIA TIMES, a quelli israeliani, con YEDIOTH AHRONOT che commenta il ritiro dei ministri del Pdl dal governo come «La vendetta di Berlusconi». MAARIV, in una corrispondenza da Roma, dice invece che con la sua mossa il capo del Pdl vuole impedire la sua decadenza da senatore e che il primo ministro Enrico Letta è rimasto senza maggioranza.

DA LEGGERE : 

http://cipiri.blogspot.it/2013/08/la-risposta-dei-bagnanti-al-passaggio.html

La risposta dei bagnanti 

al passaggio degli aerei di forza italia



La risposta dei bagnanti al passaggio degli aerei di forza italia


IN PRIGIONE

Forza Silvio: l'ex Cav ammorba pure i bagnanti Sulle spiagge della Versilia passa l'aereo con la scritta Forza Silvio, ma la maggioranza dei turisti non gradisce il bombardamento mediatico e fischia.....








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domenica 29 settembre 2013

serviziopubblico : L'anteprima di Michele Santoro


L'anteprima di Michele Santoro

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IL GIOCO DEI GUSCI VUOTI


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EVASIONE FISCALE

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sabato 28 settembre 2013

LA PUBBLICITA' SESSISTA OFFENDE TUTTI



LA PUBBLICITA' SESSISTA OFFENDE TUTTI 

n gruppo di uomini e donne nato per evidenziare il fenomeno della pubblicità sessista,
 individuarne gli esempi su media e carta stampata, e combattere tale fenomeno attivamente. Dobbiamo batterci contro la pubblicità sessista per ridare dignità sia alla donna che all’uomo. Ricorrere agli istinti sessuali dell’uomo affiancando un prodotto da vendere a una bella donna in atteggiamento compiacente è, infatti, operazione svilente nei confronti di tutti.
 La sollecitazione della pulsione sessuale effettuata dai fautori di tale pubblicità riduce relazioni, affetti e legami tra i sessi, complessi ed arricchenti, a semplice desiderio di conquista per soddisfare un impulso basilare, 
che viene poi trasferito sul prodotto pubblicizzato.


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Alitalia : la bufala di Berlusconi a carico dei contribuenti


«8 miliardi di euro a carico dei contribuenti, bruciati nell'indifferenza più totale. Un vero scempio di denaro pubblico, di migliaia posti di lavoro, di dignità. Mentre oggi scopriamo che i soliti "capitani coraggiosi" hanno comprato l'Alitalia nel 2008 per 260 milioni di euro, a fronte di un valore di 1052 milioni. Ci dicevano che Alitalia sarebbe rinata, oggi è a un passo dal fallimento.


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Complimenti, che coraggio. Noi però non abbiamo la memoria corta e su quella "coraggiosissima" acquisizione vogliamo che venga istituita una commissione d'inchiesta».

Sergio Boccadutri




Alitalia : la bufala di Berlusconi

Chi porta i turisti berlinesi a Roma? Alitalia? Errore. Klm o Air France che sulla tratta Roma-Berlino operano per conto della “compagnia di bandiera”. E i russi? Il 50% circa dei voli tra Mosca e Roma venduti dalla società di Roberto Colaninno e soci li fa Aeroflot. Va ancora peggio se si va più a est, con la tratta Pechino-Roma che Alitalia ha affidato ai partner francesi e olandesi. E il film è lo stesso se si guarda all’India, ma anche a sud, dove per andare  da Abu Dhabi a Roma si può comprare il biglietto da Alitalia, ma si deve viaggiare con il partner Etihad o, peggio ancora, con Klm via Amsterdam. Non va meglio all’interno dei confini nazionali, dove da una parte sono appena stati ridotti (“temporaneamente”) i collegamenti con Bari e Brindisi, dall’altra Pisa e Ancona stanno facendo da apripista per il subappalto ai rumeni di Carpatair, che puntano a gestire il 10% della flotta della “compagnia di bandiera”.
Eppure secondo Silvio Berlusconi, il turismo italiano è appeso proprio all’italianità dell’Alitalia ...
continua a leggere http://cipiri.blogspot.it/2013/01/alitalia-la-bufala-di-berlusconi.html

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giovedì 26 settembre 2013

Berlusconi minaccia dimissioni in massa


Per favore nessuno esprima stupori fuori luogo. Cosa ci si poteva aspettare da un pregiudicato per frode fiscale, a capo di un folto manipolo di parlamentari scelti appositamente per servirlo e che tutto gli devono? Che forse davanti alla propria decadenza da senatore, e dunque con il rischio concreto di essere arrestato per l’inchiesta di Napoli sulla compravendita dei senatori, questo galantuomo si sarebbe inchinato alla legge pur nella comprensibile amarezza? Ma andiamo.

Il pregiudicato si sta muovendo esattamente come si muovono i veri boss della mala pronti a scatenare l’inferno pur di non farsi beccare e trascinare dietro le sbarre. Solo che qui non siamo al cinema, ma nel Parlamento della Repubblica italiana, da ieri ufficialmente tenuto in ostaggio da un pregiudicato e dai suoi bravi protagonisti di una vera e propria estorsione a mano armata. Come definire altrimenti le minacciate dimissioni in massa di deputati e senatori Pdl, nel caso la Giunta delle elezioni tra qualche giorno dovesse votare (come, stando ai numeri, dovrebbe votare) la cacciata del condannato da Palazzo Madama, in forza della legge Severino?

Insomma fa sapere il boss asserragliato a palazzo Grazioli, rivolto a Napolitano e a Letta nipote: se voi non trovate il modo di salvarmi io ritiro i miei uomini dalle Camere e addio governo e addio legislatura con le elezioni anticipate dietro l’angolo. Parlare di Aventino nel caso di una palese estorsione è quasi una bestemmia. La ribadita volontà di Napolitano di non sciogliere il Parlamento non può rassicurare più di tanto. Oggi, infatti, a parti rovesciate i presunti aventiniani hanno qualche possibilità di spuntarla.

Poiché, come hanno capito anche i sassi, le larghe intese che avrebbero dovuto salvare il Paese (con risultati finora almeno discutibili) sono state pensate anche per salvare Berlusconi. Possibile che l’inquilino del Colle non si fosse accorto che sotto il suo capolavoro politico era stato piazzato un potente ordigno a orologeria? O pensava che tutto si sarebbe risolto con la sua trionfale rielezione al Quirinale?

da http://www.ilfattoquotidiano.it/ A. Padellaro
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Roger Waters: Muro israeliano peggio di Berlino


Intervista a Roger Waters dei Pink Floyd
 apparsa il 18 Settembre 2013 sul giornale israeliano Yedioth Ahronoth.

L'Istituto per la Conoscenza del Medio Oriente ha pubblicato la traduzione di un'intervista in ebraico fatta a Roger Waters apparsa il 18 Settembre 2013 sul giornale israeliano Yedioth Ahronoth. Roger Waters è diventato una figura molto controversa in Israele per il suo solido sostegno al movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS). Nell'intervista che segue difende le sue posizioni sull'uso del termine apartheid per descrivere l'occupazione israeliana, afferma che incolpare i palestinesi per questo conflitto è come dare la colpa di uno stupro a chi l'ha subito e che il muro di separazione israeliano è cento volte più raccapricciante del muro di Berlino.

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La traduzione dell'intervista e' stata fatta da BDS Italia

Israele è uno dei pochi stati del Medio Oriente in cui un artista come te può andare ed esprimere le proprie opinioni senza temere per la propria vita. Invece che fare l'eroe all'estero, perchè non vieni qui e provi a convincerci delle tue opinioni? Ho provato a convincervi, ma è stato inutile. Non penso che la visita di un famoso musicista possa avere un impatto sulla politica di Israele, se non quello di legittimarla e normalizzarla.

Gli artisti internazionali che hanno ignorato il tuo appello dicono che non dovresti mischiare la politica con la musica Conosco bene queste argomentazioni: "Sono solo un musicista modesto", "Sto solo facendo il mio siparietto." Insomma, la posizione di Alicia Keys.

Hai provato a convincerla ma senza successo, è venuta e si è esibita qui da noi E' una donna adulta, può fare quello che le pare...

Ma nel frattempo, i tuoi fans qui si sono sentiti offesi da te Vorrei che i fans capissero che non parlo per fare critiche generali fini a sé stesse. La mia è una critica diretta alla politica del governo di Israele, non ai suoi cittadini.

Ma tuttavia, li boicotti.

Sono stato nel vostro paese, ho viaggiato per la Cisgiordania, ho visitato Jenin. Hi visto i checkpoint, le colonie, le forze di occupazione. E ho deciso di prendere una posizione di protesta riguardo tutto questo. E come si aspettino che io protesti? Incatenandomi ai cancelli di Buckingham Palace? Non penso sarebbe particolarmente efficace. Ma il boicottaggio culturale è un passo straordinariamente estremo. Quando gli attivisti bianchi iniziarono ad organizzare proteste fuori dal Sud Africa per attirare l'attenzione dell'opinione pubblica mondiale, dicevano: "Dovete smontare il sistema perchè è ingiusto." Quel movimento è maturato lentamente negli anni fino ad arrivare allo sviluppo dell'idea del boicottaggio culturale. Perchè il boicottaggio è una pratica efficace.

Stai parlando del regime di apartheid in Sud Africa. Qui la situazione è diversa.

Nei Territori Palestinesi Occupati, gli ebrei sono giudicati meidante il codice civile, mentre palestinesi ed arabi sono sottoposti ad un diverso tipo di legge, quella militare. Esattamente come le vecchie Pass Laws che erano presenti in Sud Africa. Questo si chiama apartheid!E' chiaro ed evidente, non si può negare. A questo punto, Waters fa anche riferimento alla definizione di apartheid, per provare le sue ragioni, e infatti: "La separazione di un popolo basata sull'etnia, un regime dove l'etnia dominante possiede privilegi che l'altra non è concessa avere." E continua: "Quando una razza o un gruppo etnico controlla gli altri mediante la sua forza, questo è il crimine di apartheid e questo è lo status quo imposto quotidianamente nei Territori Occupati." E alzando la voce, Waters aggiunge: "E così è anche in Israele al di dentro della Linea Verde, ci sono leggi differenti a seconda che tu sia ebreo o arabo."

Ti riferisci alla Legge del Ritorno? Questa è il pilastro su cui si fonda l'idea di Israele come stato ebraico. Questa è una delle leggi a cui mi riferisco. In teoria c'è bisogno di solo cinque o sei leggi discriminanti per avere una stato di apartheid. Quindi, finchè voi non garantirete uguali diritti per tutti, voi state applicando un regime di apartheid. E sono pronto a ripeterlo centinaia di volta, e Netanyahu può anche negarlo migliaia di volta fine alla fine dei suoi giorni. E' evidente, mi spiace che alcuni dei miei fan in Israele siano sensibili a queste dichiarazioni, ma questi sono i fatti.

Dimentichi che Netanyahu ha già dichiarato la sua idea per una soluzione a due Stati, e ha fatto appello ai palestinesi affinchè siano avviati negoziati senza precondizioni esistenti.

Ci sono certi politici che dicono qualcosa riguardo una soluzione a due Stati e il fatto che vogliono la pace, ma le politiche che portano avanti dicono il contrario. Non fanno altro che continuare a costruire insediamenti e a mantenere l'occupazione.

Se incontrassi Netanyahu, cosa vorresti dirgli?

Sto pensando a come potrei dirgli ciò che penso senza sembrare maleducato. Sì, penso che gli direi che è sempre più palese che lui non idoneo per risolvere questo problema, quindi, se davvero ci tiene, dovrebbe impiegare quanto più tempo possibile nel ricercare un leader israeliano che potrebbe farlo al suo posto.

Israele non ha mai annesso i territori. Ad ogni occasione, dichiara che la situazione (dal 1967, Cisgiordania, Alture del Golan, Gerusalemme Est, ndr) è solo temporanea. Non c'è un solo cittadino israeliano che non sia interessato alla pace. Se guardi la mappa e fai attenzione a dove le colonie sono situate e dove è fatto passare il muro di separazione, vedrai che la situazione non è qualcosa di temporaneo. E' un deliberato tentativo di annettere l'intero territorio. A proposito, Israele ha già ufficialmente annesso Gerusalemme Est e le Alture del Golan. Ufficialmente, non de facto.

Stai guardando la situazione in bianco e nero, fatto di persone brave e persone cattive. E i palestinesi?

Non sono in parte da incolpare per la situazione? Penso che dare anche solo parte della colpa ai palestinesi sia come biasimare una donna stuprata per quello che le è successo. La vittima non può essere colpevole. In questo caso, i palestinesi sono stati espulsi con la forza armata dalla loro terra nel 1948 e non è mai stato concesso loro di poter tornare alle proprie case. Loro sono vittime. Ed è inevitabile che alcuni di loro provino a resistere in modi che non condivido.

Ti proclami un uomo di pace, eppure ti sei lanciato nel boicottaggio. Pensi sia davvero la via giusta?

Sì, proprio come in Sud Africa. Tra l'altro, alla fine è stato evidente come l'unico paese che ha continuato a sostenere le politiche dei bianchi in Sud Africa fu proprio Israele. E sebbene il Sud Africa non sia ancora un posto perfetto sotto molti aspetti, non c'è più una discriminazione legalizzata. E voglio che questo accada anche in Israele.

Questo non è un muro, è una barriera di separazione costruita dopo una serie di attacchi suicidi provenienti dalle aree dell'Autorità Palestinese. Invece tu continui a dire che è un simbolo di separazione etnica. Ascolta pure la posizione ufficiali di tutti gli ultimi governi israeliani, che quella barriera è costruita per difendervi, ma se guardi la mappa capisci che in realtà è costruita per rubare la terra e annettere quanto più terreno possibile. Quindi, perchè devi mentire? Perchè fate finta che quel muro abbia una qualsiasi relazione con motivi di sicurezza? Dovrebbe stare sulla Linea Verde, sui confini del 1967, se quello che dici è vero. Ma non lo è, è un altro pezzo di menzogna, i governi israeliani mentono e non capisco come pensino di poter portare avanti un processo di pace in questo modo.

E dai, pensi sia davvero fattibile comparare il muro di separazione col muro di Berlino?

Il vostro muro è cento volte più raccapricciante del muro di Berlino, e il vostro viene mantenuto in piedi, l'altro è stato distrutto molto tempo fa...

Definire la Stella di David come simbolo di oppressione offende i sentimenti delle gente ebraica.

Difendo assolutamente il mio diritto di espressione nel mio lavoro nel modo in cui lo trovo più appropriato e giusto. La Stella di David è il simbolo dello stato di Israele. Se voi iniziate a bollare come antisemita chiunque non lo sia ma che prova a criticare le vostre politiche (cosa che fate) andate direttamente ad indebolire i vostri futuri attacchi contro chi antisemita lo è veramente, contro chi odia davvero gli ebrei e qualsiasi cosa relativo al giudaismo. Io non sono antisemita.

E quindi perchè ti hanno accusato di esserlo? Così, senza motivo?

Due anni fa, ho spiegato all' Anti-Defamation League l'uso che faccio dello Stella di David relativa con il maiale, e mi dissero: "Non ci piace, ma non crediamo che tu sia antisemita." Improvvisamente, dopo che ho scritto una lettera aperta ai miei colleghi del rock'n'roll affinchè si unissero al boicottaggio culturale di Israele, hanno cambiato idea e mi hanno definito antisemita. Forse hanno pensato che la mia lettera fosse pericolosa. Quando mi hanno accusato di antisemitismo, gli ho detto che mi ricordavo ancora i nomi degli amici di mia madre dopo la seconda guerra mondiale. Mi ricordo di Miriam e Claudette, dei loro numeri incisi sugli avambracci. Loro che sono due dei pochi che sono riusciti a sopravvivere ai campi di sterminion nazisti sono stati una parte fondamentale della mia vita, quindi non chiamatemi antisemita.

Sei cresciuto in un ambiente familiare particolarmente politico?

Mia madre era una comunista dichiarata. La nostra casa era colma di documenti sui più crudeli crimini commessi nel nome dell'ideologia nazista nel Terzo Reich. Non ho mai visitato una camera a gas, ma da piccolo me ne hanno fatto vedere gli effetti, e da allora non mai dimenticato cosa fosse stato l'Olocausto. Mia madre, che è morta qualche anno fa, nel 1996, ha dedicato il resto della sua vita all'attivismo politico, che pensava potesse portare benefici a un gran numero di persone che ne hanno bisogno.

Tuo padre è stato ucciso quando avevi solo 5 mesi, in quella stessa guerra.

Mio padre è morto lottando contro i nazisti mentre era con l'esercito inglese in Sud Italia. Prima della guerra, era stato spesso in Palestina, era insegnante alla Saint George's School di Gerusalemme, e amava profondamente quella terra e suoi abitanti. Quindi è come se sentissi una specie di relazione con lui attraverso questa terre. Spesso mi chiedono "Perchè lo fai?" Non ho scelta se non fare quello che sto facendo: la mia vita politica e il sentire che devo prendere attivamente parte sono strettamente connessi a ciò che ho ereditato dai miei genitori. Se fossero stati due idioti magari adesso non sarei quello che sono oggi, mi sento molto fortunato ad aver avuto genitori che fossero persone buone, dignitose e riflessive.

E la Siria?

E' diverso, ci sono conflitti al mondo dove una parte è totalmente nel giusto, come in è stato in Sud Africa, negli Stati Uniti meridionali o [i palestinesi] nel vostro paese. Ma in Siria la situazione non è così. Israele ha una storia unica nel suo genre per quanto riguarda le violazioni dei diritti umani e delle leggi internazionali, senza nessuno osi fare niente in risposta. Siete protetti alle Nazioni Unite al Consiglio di Sicurezza dell'ONU dal veto statunitense. Chi va a perorare la causa palestinese? Nessuno. E chi invece va ad attaccare l'Iran e la Siria e spinge per sanzioni internazionali? Quasi tutti.

Qualche giorno fa, sono state pubblicate immagini orribile sull'uso di armi chimiche da parte del regime di Assad. Devi convenire che gli Stati Uniti sono chiamati a dare una risposta, magari anche un attacco aereo. E' problematico quando dicono, senza avere alcuna prova, che non hanno dubbi che Assad abbia usato armi chimiche sulla popolazione civile uccidendo 1.500 persone.

Mi stai dicendo che non ci credi?

Guarda, non sono un fan di Assad e sicuramente non credo ad ogni sua parola. Ma dopo le menzogne dell'amministrazione Bush, sono felice che i cittadini degli Stati Uniti dicano: "Aspettate un attimo, questa storia l'abbiamo già sentita prima dell'invasione dell'Iraq." Non nel senso che stanno diventando dei santi, piuttosto egoisti. Ma questo tipo di egoismo è stato sufficiente fino ad ora per fermare Obama, che sembra dare leggermente di matto quando dice di voler lanciare missili su un paese già dilaniato e fatto a pezzi da una sanguinosa guerra civile.

Quindi vuoi che il mondo non faccia niente di fronte a queste immagini raccapriccianti?

Chi sa cosa è meglio per il popolo siriano, la padella o la brace? Putin ha mostrato un video in cui uno dei ribelli strappa il cuore dal cadavere di un soldato lealista siriano e se lo mangia. Quindi sei davvero sicuro di voler sostenere questi ribelli? Quello che sta ccadendo in Siria va ben oltre la catastrofe, l'esistenza di questi abominii serve solo a mantenere potenti i potenti, ricchi i ricchi ed estremisti gli estremisti.

Tutto quello che fai è criticare. Dicci allora, cosa dovrebbe fare il mondo occidentale nel chaos che è il Medio Oriente?

Il primo passo sarebbe di non metterci il naso. Non fare quello che la sa lunga, che vuole essere il poliziotto della situazione. Non dovrebbe più inviare rifornimenti di armi. Volete combattere? Bene, prendete le pietre. Ma non rendere il tutto un'industria che inizia una guerra e ne trae profitto per miliardi di dollari. Un giorno stai gocando nel cortile dietro a casa tua e un minuto dopo ti ritrovi senza le gambe. Perchè?...

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martedì 24 settembre 2013

carnaval-fantasias: Arte incarcerata in Tunisia

Arte incarcerata in Tunisia






Petizione per chiedere la scarcerazione di registi, musicisti e artisti detenuti dalle autorità tunisine. Dopo la caduta di Ben Alì, la repressione strangola ancora il Paese.

Lettera firmata

- In Tunisia la popolazione è ormai allo stremo colpita da una recessione economica senza precedenti che ha peggiorato le condizioni di vita delle classi meno abbienti. A ciò si aggiunga l'estenuante farsa del dialogo nazionale fra opposizione e governo che ormai ha paralizzato l'avanzamento della redazione della nuova Costituzione e qualunque prospettiva di giungere in tempi rapidi alla stesura di un progetto di legge per la revisione degli apparati giudiziari.

A ciò si aggiungano gli assassini mirati degli esponenti della sinistra Chokri Belaid (6 febbraio 2013) e di Mohamed Brahmi (25 luglio 2013) e le continue minacce ad altre figure dell'opposizione. E se ciò non bastasse, la libertà d'espressione, già sancita dalla bozza costituzionale, è continuamente rimessa in discussione da arresti, denunce e persecuzioni di artisti, giornalisti e attivisti, paradossalmente proprio quelli che erano in prima fila durante la rivoluzione...
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Egitto, tornano gli slogan della rivoluzione: Pane e libertà


Egitto, tornano gli slogan della rivoluzione: Pane e libertà

Nasce oggi un nuovo movimento, Revolution Path Front, in opposizione alla Fratellanza e al golpe militare. Obiettivo, la redistribuzione della ricchezza in un Paese tradito.
- Ieri un tribunale del Cairo ha messo al bando l'organizzazione Fratelli Musulmani: proprietà sequestrate, sedi chiuse, attività vietate. Oggi è giunta la prima risposta dei sostenitori islamisti del deposto presidente Morsi - tuttora agli arresti - di fronte alla sede delle Nazioni Unite nella capitale. Ad organizzare la manifestazione è stata l'Alleanza Nazionale per il Sostegno della Legittimità.

Intanto, però, alla base c'è chi si muove in direzioni alternative, contro la Fratellanza e contro l'esercito. È nato oggi un nuovo gruppo, Revolution Path Front, formato da attivisti con l'obiettivo di tornare ai principi originari e scatenanti la rivoluzione del 25 gennaio 2013: "Pane, libertà e giustizia sociale". Oggi a mezzogiorno la campagna verrà ufficialmente lanciata, come riporta la pagina Facebook del nuovo movimento. L'obiettivo, "ridistribuire le ricchezze tra le classi povere egiziane", sfidando le politiche perpetrate prima dai Fratelli Musulmani e ora dal nuovo governo che, secondo Revolution Path Front, non ha ancora adottato alcuna misura in merito.

"Siamo un gruppo alternativo che combatterà contro l'oppressione militare e contro la violenza e il settarismo dei Fratelli Musulmani, per tornare alla rivoluzione del 25 gennaio", spiegano gli attivisti. Hatem Tallima, portavoce del Revolution Path Front, si dice ottimista: il movimento "saprà rappresentare la voce collettiva di chi sostiene tali idee di giustizia sociale. Seppure, so che il numero di persone che credono in questi principi per ora è limitato".

E punta il dito contro la Fratellanza, che tradendo lo spirito rivoluzionario egiziano hanno tolto ogni speranza ai manifestanti, ormai convinti di non poter ottenere nulla se non "uno Stato autoritario": "La nomina di 17 governatori provenienti dall'esercito, la reintroduzione di personaggi legati a Mubarak nelle istituzioni statali e il modo in cui le assemblee costituenti sono state formate - spiega Tallima - fanno capire che l'Egitto non sta camminando nel giusto sentiero".

Dal gennaio 2011, l'Egitto ha visto alternarsi governi di natura diversa, da quello militare a quello islamista, senza però assistere ad un miglioramento delle condizioni socio-economiche della popolazione, che spinsero il popolo egiziano in piazza contro il regime di Mubarak. Il tasso di disoccupazione si attesta ancora intorno al 13%, mentre la Banca Mondiale calcola che un quinto della popolazione viva sotto la soglia di povertà.

A peggiorare una situazione critica è stato anche il governo Morsi che ha optato per politiche di libero mercato, attraverso la ristrutturazione del sistema economico (volta ad attrarre il prestito da quasi 5 miliardi di dollari dell'FMI) i tagli alla spesa pubblica e la spinta verso una maggiore privatizzazione del settore produttivo. Una serie di politiche che hanno provocato la reazione delle classi lavoratrici, che nell'anno di governo islamista, hanno organizzato manifestazioni per chiedere migliori condizioni salariali, incentivi alle aziende in procinto di chiudere i battenti, nuove opportunità di lavoro. Secondo i dati pubblicati dal Centro Egiziano per gli Studi Economici e Sociali, nel 2012 si sono tenuti 3.187 scioperi, 2.400 le proteste da gennaio a maggio 2013.

La risposta dell'esecutivo è stata la repressione, scelta pagata a duro prezzo. Ora la palla passa al nuovo governo, figlio di un golpe militare, gestito da quell'esercito che da anni possiede e controlla gran parte dell'economia egiziana.

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=87005
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ANP reprime il diritto di manifestazione


Amnesty: ANP reprime il diritto di manifestazione

Il rapporto pubblicato ieri accusa il governo di Ramallah di uso eccessivo della forza contro i manifestanti palestinesi.
 Forza che sconfina nella cooperazione con Israele.
- Uso eccessivo della forza contro i manifestanti palestinesi. Stavolta l'accusa, mossa da Amnesty International, non cade sul governo israeliano, ma su quello di Ramallah.

"Il comportamento delle forze di polizia contro i manifestanti in Cisgiordania continua a non rispettare le norme previste dal diritto internazionale", ha detto Philip Luther, direttore di Amnesty per il Medio Oriente e il Nord Africa. Un comportamento che "erode i diritti di espressione e di manifestazione".

Il rapporto di 29 pagine pubblicato ieri racconta la situazione in Cisgiordania attraverso l'analisi di una serie di eventi verificatisi negli ultimi anni e che mostrano un'escalation nell'utilizzo della repressione contro le proteste di piazza. Un esempio: il 30 giugno e il primo luglio 2012 le forze di sicurezza dell'Autorità Palestinese aggredirono un gruppo di manifestanti che stava protestando per l'annuncio di un incontro tra il presidente Abbas e funzionari israeliani. Almeno cinque i feriti, numerosi gli arresti, che costrinsero l'ANP ad aprire un'inchiesta sull'accaduto. Inchiesta che ad oggi non ha ancora prodotto alcun risultato, nonostante le prove di un uso della forza "non necessario, ingiustificato e sproporzionato": "Nonostante le prove raccolte dall'Independent Investigative Committee - continua Luther - l'ANP non ha perseguito nessun poliziotto per le violenze perpetrate contro manifestanti pacifici. Tale impunità inevitabilmente avvalla altri abusi, che proseguono ancora oggi".

Tra questi anche l'omicidio. Le forze di sicurezza di Ramallah sono implicate nella morte di due palestinesi verificatesi negli ultimi mesi: Khaleda Kawazbeh, morto l'8 maggio in circostanze non chiare dopo un raid della polizia dell'ANP nel villaggio di Sair, ad Hebron; e Amjad Odeh, colpito da un proiettile apparentemente sparato da un poliziotto palestinese lo scorso 27 agosto, nel campo profughi di Askar a Nablus.

Una repressione che si aggiunge a quella violenta e penetrante delle autorità israeliane, che dall'inizio dell'anno ha già provocato la morte di 16 giovani palestinesi, uccisi durante raid o durante manifestazioni contro l'occupazione. Così, il popolo palestinese finisce per essere stretto in una doppia morsa, quella interna e quella israeliana. Spesso sono proprio le forze di sicurezza palestinesi a fare da cane da guardia: è successo durante il mese di Ramadan, negli ultimi anni, quando ad impedire il passaggio dei fedeli musulmani al checkpoint erano i poliziotti palestinesi. È successo durante numerose manifestazioni di cui siamo stati testimoni: le marce verso i checkpoint bloccate da catene umane di poliziotti palestinesi, invece che dalle forze militari israeliane.

A dettare una simile politica sono gli Accordi di Oslo stretti tra Israele e OLP che, dietro la sponsorizzazione statunitense, prevedono una stretta collaborazione in materia di sicurezza. L'obiettivo era quello di giungere alla creazione di uno Stato di Palestina indipendente, passando prima per la cooperazione nel settore della sicurezza, ma che ad oggi a farne le spese è ancora una volta il popolo palestinese.

di Emma Mancini  da  http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=22157
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Occhi dell'Onu puntati sulla Siria


Gli occhi dell'Onu puntati sulla Siria
 Si apre oggi la 68° Assemblea Generale.
 Il discorso di Obama e la resistenza russa. 
Da Damasco Assad conferma: porte aperte agli ispettori Onu, ma il pericolo sono i ribelli.

AGGIORNAMENTO ore 17.15

OBAMA PARLA ALL'ONU: "INSULTO DIRE CHE ASSAD NON HA USATO I GAS" Il presidente americano, nel suo discorso alle Nazioni Unite da poco concluso, ha definito un "insulto alla ragione umana" dire che il regime di Damasco non ha utilizzato le armi chimiche. Un attacco indirettamente rivolto al presidente russo Putin. Obama ha poi chiesto una risoluzione del Consiglio di Sicurezza contro l'arsenale chimico siriano che preveda conseguenze per il regime di Assad nel caso in cui non lo smantelli.

- Il mondo si ritrova oggi al Palazzo di Vetro a New York: la 68esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che si apre oggi, farà da palcoscenico al Medio Oriente. Occhi puntati sulla Siria di Assad - che ha per ora scampato un intervento militare esterno - e sull'Iran del neo presidente Rowhani - le cui aperture all'Occidente affascinano i media e spaventano Israele.

L'amministrazione Obama potrebbe utilizzare lo scranno dell'Onu per lucidarsi l'immagine, offuscata dalle vittorie diplomatiche russe delle ultime settimane. Secondo lo staff del presidente, Obama farà pressioni sulla Siria per giungere nel più breve tempo possibile all'eliminazione dell'arsenale chimico in possesso del regime: "Quello che vogliamo è completare velocemente questa fase per poi passare a quella successiva - ha detto Dean Pittman, assistente segretario al Dipartimento di Stato - Ovvero muoverci sul fronte politico verso Ginevra II, mettere insieme tutte le parti e avviare un processo che ci permetta di stabilire un reale risultato politico".

Restano però le divisioni con la controparte russa: ieri Mosca ha accusato Washington di ricatto. Gli Stati Uniti - ha detto il ministro degli Esteri Lavrov - "stanno iniziando a ricattarci per farci accettare una risoluzione Onu sulla Siria". Da tempo la diplomazia americana preme perché il Consiglio di Sicurezza emetta una risoluzione sulle basi del Capitolo VII delle Nazioni Unite. Una possibilità che Mosca rispedisce al mittente, come fatto nei due anni appena trascorsi: ricorrere al Capitolo VII permetterebbe alla comunità internazionale di intervenire in Siria con l'avallo delle Nazioni Unite.

Il presidente Putin e il suo entourage lo hanno ripetuto spesso: la Russia appoggerebbe "ipoteticamente" un'azione militare solo nel caso in cui Bashar al-Assad non rispetti gli accordi presi, ovvero lo smantellamento dell'arsenale chimico. A rassicurare Mosca, per ora, ci pensa Damasco che qualche giorno fa ha consegnato una lista con i primi dettagli sulle armi chimiche siriane, in questo momento al vaglio dell'Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche all'Aia.

Ieri in un'intervista tv, Assad ha detto che Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna tentano solo "di apparire vittoriosi contro un nemico immaginario, che ritengono sia la Siria". Poi, sottolineando l'intenzione di aprire le porte del Paese ad altre missioni Onu, ha avvertito del pericolo che i gruppi armati di opposizioni possano tentare di interrompere tale processo per far ricadere la colpa sul regime. Gruppi che, secondo Assad, "sono terroristi che rispondono agli ordini dettati da Paesi stranieri - Paesi che incitano i ribelli a bloccare l'arrivo degli ispettori così da accusare il governo siriano della mancata implementazione dell'accordo".

Secondo l'accordo negoziato con la Russia, gli ispettori Onu dovrebbero tornare in Siria a novembre e le armi chimiche dovrebbero essere completamente distrutte entro la metà del 2014. Oggi, però, il vice ministro degli Esteri russo Ryabkov ha annunciato che gli esperti arriveranno a Damasco già domani.

E, sullo scranno dell'Assemblea Generale Onu, il ministro degli Esteri siriano Muallem salirà il 30 settembre. Sarà presente anche una delegazione della Coalizione Nazionale Siriana, federazione di parte delle opposizioni anti-Assad, guidata dal presidente Jarba. Stavolta il confronto si svolgerà sul tavolo della diplomazia mondiale.

Siria, in 4 milioni a rischio malnutrizione
La metà sono bambini, spiega Save The Children. Il conflitto ha fatto crollare il sistema produttivo. Prezzi raddoppiati e insufficienti aiuti umanitari.

- Quattro milioni di civili - di cui oltre la metà bambini - a rischio di malnutrizione dopo due anni e mezzo di guerra civile: è questo il drammatico bilancio del conflitto siriano, secondo il rapporto pubblicato ieri da Save The Children. http://www.savethechildren.org/atf/cf/%7B9def2ebe-10ae-432c-9bd0-df91d2eba74a%7D/HUNGER_IN_A_WAR_ZONE.PDF

La riduzione degli aiuti internazionali, accompagnata alle disastrate condizioni economiche della popolazione, impediscono a quattro milioni di siriani di reperire cibo sufficiente a sfamarsi. In migliaia sono intrappolati in città o villaggi assediati, dove le battaglie tra esercito governativo e gruppi di opposizioni sono la quotidianità. Il crollo della produzione agricola e delle attività economiche ha inoltre provocato un innalzamento dei prezzi dei beni di consumo, in alcuni casi aumentati del 100%. Il risultato è drammatico: un bambino ogni 20, nella sola area di Damasco, è malnutrito.

"Il prezzo del cibo è raddoppiato nel mio villaggio e non ci possiamo permettere di mangiare. Latte, pane, tutto è raddoppiato - racconta Jinan, una madre siriana, a Save The Children - I bambini hanno fame di continuo. E senza nutrizione, si ammalano".

Ieri l'agenzia delle Nazioni Unite, World Food Program, ha chiesto un cessate il fuoco immediato per permettere alle associazioni umanitarie di raggiungere i civili e portare loro gli aiuti necessari alla sopravvivenza. Se ne parlerà oggi all'apertura dell'Assemblea Generale dell'Onu. Oggi il WFP riesce a coprire i bisogni di 3 milioni di persone in Siria e di 1,2 milioni di rifugiati nei Paesi vicini. E ora l'obiettivo è raggiungere anche i 4 milioni di sfollati nel Paese e i restanti 300mila rifugiati fuori.

La Siria è ormai un Paese distrutto dal punto di vista economico: secondo dati dell'Onu, circa sette milioni di persone (il 30% della popolazione totale) è finita a vivere sotto la soglia di povertà, dopo l'inizio della guerra civile a causa del collasso dei settori agricolo e industriale. .

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Dopo 27 anni il celebre investigatore dell'Incubo cambia pelle. Il nuovo curatore: «Deve raccontare il mondo di oggi».
Forse questa volta quel modellino di galeone lo finirà. E forse questa volta l'ispettore Bloch riuscirà ad andare finalmente in pensione. Quella che sta investendo Dylan Dog sembra essere una specie di dolce, lenta, rivoluzione. La serie a fumetti, la seconda più venduta della Bonelli (s'inchina, solo, all'inossidabile Tex), è stata affidata da qualche mese alle sapienti mani di Roberto Recchioni, sceneggiatore e disegnatore, per un rilancio in grande stile. «Quello che vogliamo fare non è, come scrivono in tanti, un Dylan Dog 2.0, ma quello che in informatica si chiama 'downgrade', cioè un ritorno al sistema operativo precedente», spiega Recchioni ...

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