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venerdì 30 settembre 2011

Gli indignati occupano Wall Street


The resistance continues at Liberty Square and Nationwide!



Gli indignati d’oltreoceano 

occupano 

Wall Street 

Il 17 Settembre scorso diverse centinaia di manifestanti hanno trascorso la loro prima notte di 'occupazione' davanti alla sede della borsa di Wall Street a New York con l’intento di protestare contro le strutture di potere statunitensi e rivendicare un sistema di democrazia popolare.

di Dario Lo Scalzo - 28 Settembre 2011

occupy wall street
Il 17 Settembre scorso diverse centinaia di manifestanti hanno trascorso la loro prima notte di 'occupazione' davanti alla sede della borsa di Wall Street
A lanciare l’idea e l’appello dell’occupazione furono in luglio gli attivisti no-global Adbusters. In breve tempo moltissimi accolsero positivamente quella che inizialmente poteva apparire una provocazione e che, al contrario, ha condotto alla creazione del movimento Occupy Wall Street.
Incoraggiati e ispirati dagli eventi della primavera araba e dalle proteste di massa spagnole, migliaia di persone provenienti da ogni parte degli Stati Uniti hanno dato vita a questo movimento di occupazione simbolica di Wall Street. È ormai trascorsa più di una settimana e gli 'indignados' d'oltreoceano si fanno sempre più numerosi nonostante gli scontri ed il tentativo di repressione dei 'cops', i poliziotti newyorkesi che non hanno esitato ad intervenire con la forza davanti a persone la cui protesta è manifestata con il pacifismo.
Occupa Wall Street è infatti un movimento molto tenace che vuole protestare senza violenza e che bada bene alla sicurezza dei propri aderenti. Tende e barricate pacifiche occupano l’area circostante la borsa newyorkese, considerata dagli attivisti no-global di Adbusters il più grande corruttore della democrazia.
Si tratta di un movimento di resistenza senza leader, costituito da persone di ogni colore, sesso e ideologia politica aventi tutti quanti in comune il "We are the 99%", siamo il 99% che non tollererà più l'avidità e la corruzione dell'1%.
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Occupy Wall Street, manifestazione non violenta del 17 settembre 2011
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È gente comune stanca della cupidigia di pochi che continuano a manipolare il sistema e a speculare sulla gente e sul loro futuro. È gente comune che non vuole più accettare passivamente i giochi economici che vengono supportati e coperti dalla politica corrotta.
In piena era Obama, tra gli slogans di Occupa Wall Street quello della rivendicazione della sovranità del popolo che deve avere il diritto ed il dovere di determinare il proprio destino. Il movimento auspica una vera rivoluzione globale, l’inizio di una nuova era in cui si possa fuoriuscire dalle malsane logiche di finanziamento della politica da parte delle corporation, generatrici di corruzione ed affarismo, e nella quale si possa lanciare realmente un’epoca di riforme sociali ed ecomoniche.
Al grido 'We can' il movimento cerca di informare, coinvolgere ed attirare l’attenzione non solo nel continente americano ma anche a livello internazionale sfruttando l’indubbia forza del web. Ovviamente l’informazione e i media giocano un ruolo determinante per la diffusione delle ragioni della protesta e nei giorni scorsi gli organizzatori hanno fatto appello alla collaborazione e al senso di responsabilità e professionalità dei giornalisti. Dalle testimonianze ricevute dagli States, il risultato di tali azioni non è di rimarco visto il blackout mediatico al riguardo della protesta popolare.
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Arresto di un manifestante pacifico
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Il malessere, il malcontento e l’esasperazione della gente continuano a diramarsi da una parte all’altra del pianeta e sembrano essere dei segni chiari ed evidenti del 'caos' di questa epoca, come conseguenza di ciò che è stato seminato nei decenni passati.
Dal mondo arabo a quello europeo per giungere adesso sino a quello nord americano, soffiano venti di fomento e rivolta popolare. Al di là dei differenti modelli culturali e sociali sviluppatisi è forse giunto il tempo dell’omogeneizzazione delle volontà e dell’agire in prima persona. Un sentimento di disapprovazione con effetto domino che nasce dalla necessità di dare centralità all’essere 'umano' e dalla rinuncia della sopraffazione di uomini su altri uomini risultante dell’eccessivo individualismo e del sopruso del 'potere'.

'Occupa Wall Street' è un movimento molto tenace che vuole protestare senza violenza
Siamo di fronte ad una scossa di terremoto a livello planetario le cui onde sismiche si propagano in tutte le direzioni urlando a gran voce il fallimento del modello creato. Sono nuove vibrazioni, forse ancora poco comprese e non ancora del tutto decodificate dall’oligarchia che gestisce quel modello, ormai sull’orlo del precipizio.
Ciak si gira, forse siamo pronti, con nuovi attori: un nuovo popolo che ha vinto la sonnolenza e lotta contro la paura dell’educazione di sistema e che, spinto da un maggiore senso civico e dopo avere recitato a lungo il ruolo della vittima impotente, riconosce infine la propria forza nell’unione. Non c’è più nulla da perdere dopo la disperazione e la storia insegna che se non c’è più niente da perdere c’è l’azione ed il cambiamento.
In lungo e largo dei continenti, siamo vittima del modello che noi stessi abbiamo creato e messo in piedi e che non riusciamo più a condurre e a monitorare. Un modello fittizio fatto di schermate e di tecnologia che è crudele nelle sue sentenze telematiche. Questo modello accelera ed accelera senza sosta, ormai ci domina; spazza via tutto e cavalca la prevaricazione e la logica del profitto a scapito della determinazione e della dignità umana.
Ci attendono altri giorni difficili, nell’attesa c’è da sperare che almeno alcune scosse di quel terremoto planetario non dimentichino di fare una visita anche altrove.
“Coloro che rendono impossibile una rivoluzione pacifica renderanno inevitabile una rivoluzione violenta” (J.F. Kennedy)


http://www.ilcambiamento.it/lontano_riflettori/indignati_usa_occupano_wall_street.html
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i nostri governi stanno riempiendo con i soldi nostri le tasche delle banche



Cari amici in Europa,




Il vergognoso piano di salvataggio della Grecia, scritto direttamente dai banchieri, riempie le tasche di questi ultimi e degli speculatori di soldi nostri, mentre lascia la Grecia in mutande. I nostri ministri delle finanze si riuniscono fra 3 giorni: costringiamoli con il nostro appello a tornare al tavolo delle trattative, per partorire un piano che salvi effettivamente la Grecia e non le banche:



Incredibile, lo stanno facendo di nuovo: i nostri governi stanno riempiendo con i soldi nostri le tasche delle banche!

Dobbiamo dare il via libera al fondo salva-stati il prima possibile per salvare la Grecia, l'Europa e l'euro. Tuttavia l'attuale fondo salva-stati fa sì che siamo noi contribuenti a rimborsare le banche del 90% dei loro investimenti forsennati. I greci non vedranno nemmeno un euro di tutti i soldi che stiamo per destinare ai ricchi banchieri. Peggio ancora: il 30% dei nostri soldi andrà agli speculatori, che faranno profitti enormi dalla speculazione sul fondo salva-stati!

Come può essere che i nostri governi abbiano siglato il fondo salva-stati, che ricopre d'oro banche e speculatori e lascia la Grecia in mutande? La risposta è semplice: i governi hanno chiesto anche ai banchieri di firmare il patto. I nostri ministri delle finanze s'incontreranno fra 3 giorni e decideranno del piano: lanciamo un appello enorme a loro e ai nostri parlamenti per tornare al tavolo delle trattative per salvare la Grecia e non le banche:

http://www.avaaz.org/it/eu_people_vs_banks/?vl

In un momento in cui ovunque c'è una grossa stretta sul credito e fette importanti della nostra spesa sociale vengono tagliate con l'accetta, i governi cedono davanti all'altare della lobby dei banchieri. Si giustificano dicendo che sono preoccupati che alcune banche non saranno in grado di assorbire la perdita degli investimenti in Grecia, e che senza gli aiuti fallirebbero. Ma se siamo noi ad avere bisogno di aiuto, e di conseguenza ci rivolgiamo alle banche, non riceviamo soldi gratuitamente, bensì prestiti. Ora le banche sono in difficoltà e si sono rivolte a noi: perché dovremmo trattarle diversamente da come fanno loro? Anziché dare via i nostri soldi gratuitamente, facciamo prestiti o investimenti nelle banche, e chiediamo che ci vengano restituiti a un buon tasso d'interesse!

Questo è quello che hanno fatto Gordon Brown nel Regno Unito e Barack Obama negli Stati Uniti: quando le banche stavano per fallire, non le hanno salvate con finanziamenti a tasso zero, ma con prestiti e investimenti. E nel giro di un anno i contribuenti ci hanno persino guadagnato!

Questo accordo è corruzione pura e semplice. Non c'è ragione alcuna legata all'interesse pubblico per fare questo regalo a banche e speculatori, mentre ci sono miliardi di buoni motivi per provare a proteggere i conti pubblici. Invece di dare via quei soldi, possiamo investirli in Grecia e nella capacità delle nostre società di uscire dalla crisi finanziaria e cominciare nuovamente a crescere. E' arrivato il momento per i nostri politici di non nascondersi più dietro argomentazioni complicate scritte dai banchieri: questo gioco è finito. Urliamo il nostro no a questo scandaloso fondo salva-stati e chiediamo un nuovo patto:

http://www.avaaz.org/it/eu_people_vs_banks/?vl

Troppo spesso ormai il futuro dell'economia e dei nostri bambini viene deciso nelle segrete stanze da interessi corrotti che vogliono solo fare profitto. I cittadini sono totalmente tagliati fuori: è ora di dire basta. I banchieri e i politici ritengono che tutto questo sia troppo complicato perché le persone possano capire o interessarsene. Dimostriamo loro quanto si sbagliano.

Con speranza,

Alex, Iain, Antonia, Emma, Alice, Maria Paz, Pascal e il resto del team di Avaaz

Più informazioni:

Corriere della Sera - Gli hedge fund faranno profitti sul recupero dei bond greci
http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Economia/Crisi-hedge-fund-scommettono-recupero-bond-greci/29-09-2011/1-A_000253602.shtml

Il Fatto quotidiano - Crisi greca, alunni a scuola senza libri. E un dipendente pubblico su 5 resterà a casa
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/14/crisi-grecia-alunni-a-scuola-senza-libri-e-un-dipendente-pubblico-su-5-restera-a-casa/157383/

Corriere tv - Austerità e crescita: un binomio difficile
http://video.corriere.it/austerita-crescita-binomio-difficile/748508fa-e4fa-11e0-ac8f-9ecb3bbcc6bf

La Repubblica - G20: maxi piano da tremila miliardi
 per la ricapitalizzazione delle banche
http://www.repubblica.it/economia/finanza/2011/09/25/news/g20_maxi_piano_da_3mila_miliardi_per_il_ricapitalizzare_le_banche-22212245/


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giovedì 29 settembre 2011

RITORNA ' IL MALE ' RIVISTA DI SATIRA

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DA OTTOBRE 2011


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Il curatore di questo blog informa che per ogni rettifica ai post inseriti è sempre possibile farlo nello spazio previsto per i commenti




L'Italia non arretra e lo ha urlato, compatta, in un coro di indignazione.
Di fronte alla minaccia di una nuova «legge bavaglio», centinaia di persone sono scese in piazza per protestare contro il ddl intercettazioni e, in particolare, contro l'ormai famigerato comma 29, meglio conosciuto come comma «ammazza-blog» (leggi di cosa si tratta).
Giornalisti e non si sono radunati all'ombra del Pantheon capitanati dal presidente dell'Ordine, Enzo Jacopino, dai rappresentanti della Federazione nazionale della stampa italiana e dell'Associazione cronisti.
Per Iacopino, «questa legge indica che siamo scomodi e questa è una cosa sana, perché compito del giornalista è essere scomodo», ha detto con un pizzico di orgoglio. «Il filo che intesse il bavaglio è più lungo di quello che compone la legge sulle intercettazioni. Passa per il ricatto degli editori che obbligano i collaboratori ad accettare 2-3 euro a pezzo e passa per i troppi conflitti di interesse che affliggono questo Paese».
LA PUNTA DELL'ICEBERG. Sulla stessa lunghezza d'onda Fulvio Fammoni di Cgil. Secondo il rappresentante del sindacato, il Bavaglio «è solo un pezzo di un'iniziativa più generale che mette insieme le censure, i tagli e il depotenziamento del servizio pubblico, gli interventi sui giornalisti».
La dimostrazione? «Viene riattivato solo quando emergono problemi di carattere giudiziario relativi al presidente del Consiglio». Una situazione torbida, resa ancora più ambigua dalla strategia del governo: «Sembra che si utilizzi la crisi, il fatto che i cittadini sono impegnati a pensare a come arrivare alla fine del mese, per continuare l'affondo verso la libertà d'informazione», ha dichiarato Fammoni.
GLI AVVOCATI TENDONO UNA MANO. Nel frattempo, l'associazione di blogger Agorà ha iniziato un processo di sensibilizzazione nei confronti di diversi parlamentari per far presentare emendamenti per modificare la legge.
L'avvocato Antonio D'Amati invita i giornalisti a continuare a fare il loro dovere: «Se i giornalisti verranno portati a frotte davanti ai tribunali, i giudici li assolveranno. Non temo l'istigazione a delinquere quando dico ai giornalisti che di questa futura legge non dovranno tenerne conto. Nessuno può essere condannato per aver fatto il proprio dovere. Questa legge sarà un buco nell'acqua serve solo a spaventare».


http://www.lettera43.it/attualita/27141/piazza-strappa-bavaglio.htm

Intercettazioni: un comma-bavaglio per l'informazione online.
di Fabio Chiusi
Articolo completo
Ritorna il contestatissimo disegno di legge sulle intercettazioni. Il governo ha fretta, e sta pensando di stringere i tempi per l'approvazione ponendo la questione di fiducia su quella che, secondo le opposizioni e non solo, è una vera e propria “legge bavaglio”. Se così fosse, non sarebbe possibile modificarne il testo.
E dunque nemmeno il comma 29 dell'articolo 1. Una norma che estende la disciplina della stampa a tutti i «siti informatici». E che prevede, in particolare, l'estensione dell'obbligo di rettifica anche a blog e siti amatoriali.
RITORNA IL COMMA “AMMAZZA-BLOG”. Il comma, rinominato “ammazza-blog” o “ammazza-Rete”, ha fatto insorgere esperti di diritto informatico, attivisti, blogger e società civile già la scorsa estate. Quando l'esecutivo sembrava determinato, proprio come in questi giorni, a chiudere una volta per tutte l'annosa questione dell'abuso delle intercettazioni imponendo sanzioni severissime alla stampa.

Rettifica entro 48 ore o fino a 12 mila euro di multa

Ma la legge punisce anche i semplici appassionati. Se il famigerato comma 29 dovesse diventare legge nella sua attuale stesura, infatti, un blogger o chiunque faccia informazione «non professionale» avrebbe 48 ore di tempo per procedere a una rettifica di quanto scritto, a prescindere dalla fondatezza della richiesta ricevuta, pena una sanzione fino a 12 mila euro. Un week-end al mare, oppure più semplicemente due giorni senza controllare la posta elettronica, potrebbe bastare dunque per finire nei guai. La rettifica inoltre, si legge nel testo inspiegabilmente accorpato a quello sulle intercettazioni, dovrebbe essere data rispettando precisi criteri grafici, di posizionamento, visibilità e di metodologia di accesso.
«UN CLIMA DI INTIMIDAZIONE». «Per sottrarre il premier alla giustizia la rete questa volta rischia la censura», ha commentato l'avvocato e presidente dell'Istituto per le politiche dell'innovazione Guido Scorza, tra gli oppositori della prima ora del provvedimento. E non meno critico è Juan Carlos De Martin, fellow del Berkman center for internet & society di Harvard e fondatore del centro Nexa del Politecnico di Torino: «Si vuole creare un clima di paura, di intimidazione, perché indurrebbe delle forme di autocensura. Per il timore di non poter correggere il sito entro 48 ore, tra l'altro per un singolo e non per una struttura, vincerebbe una forma di autocensura feroce. Tanto più se ci sono 12 mila euro in ballo». Anche per enti pubblici e aziende: «Il rischio è un “effetto gelata” per neutralizzare la capacità della Rete di dare la parola a tutti».

Anche il Pdl vuole cambiare la norma

Durante l'estate del 2010 le proteste contro la “legge bavaglio” portarono la maggioranza a più miti consigli. Ma non certo per la mobilitazione, che pure ci fu, contro il comma “ammazza-Rete”. Allora, infatti, le voci critiche fuori e dentro il Pdl, su tutte quelle dei finiani (che erano ancora nella maggioranza) e dei deputati pidiellini Antonio Palmieri e Roberto Cassinelli, non bastarono a convincere il governo della necessità di modificare il dettato dell'articolo potenzialmente lesivo della libera espressione in Rete.
Così che gli emendamenti, sia quelli soppressivi dell'opposizione che quelli migliorativi del Pdl, furono giudicati «inammissibili» da Giulia Bongiorno e accantonati.
«MODIFICARE UN TESTO DANNOSO». Ora che la maggioranza è tornata alla carica, Cassinelli, interpellato da Lettera43.it, ha annunciato di avere intenzione di ripresentare le sue proposte per cambiare il comma “ammazza-Rete”. Ma pur riconoscendo la «necessità, incontestabile, di modificare un testo potenzialmente dannoso», di stralcio della norma non vuol sentire parlare. E questo per due ragioni: «La prima è che non passerebbe, lasciando quindi il comma 29 così com'è; la seconda è che», pur con i distinguo del caso, ha proseguito Cassinelli, «credo che il diritto di rettifica vada rispettato, visto che per quanto amatoriale sia ogni contenuto pubblicato su internet può minare la reputazione di un libero cittadino». Insomma, come ha scritto sul suo sito, per Casinelli «oggi è bene cercare convergenze piuttosto che urlare a un'inesistente censura di Stato».

Ma i blogger berlusconiani non ci stanno

Eppure a criticare la proposta di legge non sono soltanto le opposizioni, ma anche alcuni dei principali blogger di area berlusconiana. Come Diego Destro, di Daw-blog.com. Che a Lettera43.it ha espresso un giudizio molto severo sul comma “ammazza-blog”, pur esordendo con una battuta: «Avremo tutti bisogno di una grande assicurazione. Scherzi a parte, la cosa è molto grave: non è possibile che un blog sia trattato come il sito del Corriere e di Repubblica».
«MA SI RENDONO CONTO DI QUELLO CHE FANNO?». E non è certo la prima volta che il centrodestra si presta a progetti liberticidi. Basti pensare al disegno di legge, presentato soltanto a luglio scorso, che con la scusa della tutela del diritto d'autore se approvato renderebbe possibile inibire l'accesso a Internet senza passare per l'autorità giudiziaria.
Per Destro c'è una questione di fondo da sottoporre agli esponenti della maggioranza: «La domanda che mi faccio è se si rendano conto di quello che stanno facendo. Se sia intenzionale o meno. Forse sì... Il mio giudizio è comunque molto negativo». Senza contare, ha concluso Destro, che «gli strumenti» per punire eventuali illeciti online «già ci sono».
«NESSUNO CONSULTA LA RETE». «Da blogger ero contrario prima e sono contrario anche adesso», concorda Simone Bressan, di The Right Nation. «Spero cambino il testo con un minimo di buonsenso», aggiunge, «ma mi lascia sconcertato come il centrodestra riesca sempre in un modo o nell'altro a rendersi ostile la rete anche nelle espressioni che gli sarebbero più vicine. Anche uno come me, di centrodestra, si trova obbligato a mettersi contro quando vede cose come questa».
Bressan sottolinea poi l'ennesima occasione sprecata: «Mai una volta che il Pdl chiamasse i tanti blogger di centrodestra e li consultasse anche solo dieci minuti per capire se una cosa del genere può stare in piedi o no». Eppure, ha concluso, «quando si legifera di industria sente Confindustria, quando di artigianato Confartigianato. Per la Rete, invece, ciò non succede».

Civati: «Siamo all'italiacidio»

Nel frattempo, l'opposizione chiama il web alla mobilitazione. Antonio Di Pietro, dalla sua pagina Facebook, ha annunciato che «noi dell'Idv non staremo con le mani in mano» di fronte al tentativo di «mettere il bavaglio al web» con una misura, ha poi rincarato, di stampo fascista. E Pippo Civati, consigliere regionale e membro della direzione nazionale del Pd, ha rivelato che il suo partito sta ragionando sulle forme di protesta da utilizzare, «perché c'è lo sconcerto che in questo Paese si debba discutere dei blog, pur nella gravità della cosa, con la crisi che c'è. Stiamo arrivando all'italiacidio». «Un intervento contro la libertà di stampa e di espressione in questo momento è significativo», ha aggiunto Civati. «Del resto la crisi “è colpa dei media”, dice Berlusconi: evidentemente deve aver pensato di cominciare dai blog».
VALIGIA BLU: «DISOBBEDIENZA CIVILE». Anche gli attivisti digitali stanno affilando le armi. Come Agorà Digitale, per esempio, e Valigia Blu. Che ha già dichiarato la sua adesione alla manifestazione di giovedì 29 settembre a Roma contro «la legge bavaglio ai media e ai blog, che per noi», ha spiegato Arianna Ciccone, l'animatrice del collettivo, «sono due cose unite».
E se il governo, fiducia o meno, riuscisse a tramutare il progetto in legge? «Allora faremo disobbedienza civile», ha risposto, «e questo significa prendersi anche le conseguenze di non obbedire alla legge, in modo pubblico, trasparente, esplicito, senza anonimati e cose del genere». Il pericolo è concreto, ha aggiunto, perché «siamo di fronte a un muro di gomma». Mentre «in altri Paesi forme di protesta come petizioni e richieste di dialogo con le istituzioni vengono prese in considerazione come cose normalissime, qui», ha concluso Ciccone, «non solo non vengono viste come cose normali, ma addirittura non sono considerate».

http://www.lettera43.it/tecnologia/web/26782/come-ti-ammazzo-il-blog.htm


Sette emendamenti al ddl sulle intercettazioni

È la mossa di 26 parlamentari contro il comma «ammazza-blog».
Ventisei parlamentari si sono mobilitati per evitare che il disegno di legge (ddl) sulle intercettazioni diventi realtà.
A preoccupare più di ogni altra cosa gli addetti ai lavori è il cosiddetto comma «ammazza-blog» contenuto nel ddl, che estende a tutti i siti internet l'obbligo di rettifica previsto dalla legge sulla stampa (leggi di cosa si tratta).
Otto esponenti del Partito democratico, sei dei Radicali, cinque dell'Unione di centro, tre del Popolo della libertà, due dell'Italia dei valori e due del Gruppo misto hanno presentato alla Camera sette diversi emedamenti che, in vario modo, cercano di limitare ai soli contenuti professionali e, in particolare, alle testate registrate la validità del comma incriminato.
SANZIONI FINO A 12 MILA EURO. Se il comma 29 dovesse diventare legge nella sua stesura attuale, infatti, qualunque blogger «non professionale» avrebbe 48 ore di tempo per procedere a una rettifica di quanto scritto, a prescindere dalla fondatezza della richiesta ricevuta, pena una multa fino a 12.500 euro.
Perché gli emendamenti presentati dai 26 parlamentari vengano approvati alla Camera è necessaria l'adesione di 316 componenti dell'aula. Qualsiasi parlamentare può, fino al momento della votazione, apporre la sua firma su tutti o solo alcuni di questi emendamenti.

http://www.lettera43.it/attualita/27019/sette-emendamenti-al-ddl-sulle-intercettazioni.htm



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http://cipiri.blogspot.com/2011/09/proteste-su-blog-e-social-network.html

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leggi anche 


NON AFFIDARTI A DEI CIARLATANI GIOCA  LE TUE CARTE 

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mercoledì 28 settembre 2011

LINKS: NOI IL DEBITO NON LO PAGHIAMO

NOI IL DEBITO NON LO PAGHIAMO


NOI IL DEBITO NON LO PAGHIAMO


Ora
sabato 1 ottobre · 9.30 - 15.00

Luogo
Teatro Ambra jovinelli
Via Guglielmo Pepe 43 (stazione termini)
Rome, Italy

Creato da

Maggiori informazioni
No all’Europa delle banche, noi il debito non lo paghiamo!”. La campagna verrà lanciata sabato 1° ottobre con un’assemblea nazionale al teatro “Ambra Jovinelli” che intende portare questi temi dentro l'agenda politica.

La proposta di non pagamento del debito pubblico italiano diverrà una campagna di massa in tutto il paese e coinvolgerà posti di lavoro, territori, istanze sociali e culturali con l’intento di rompere il ricatto e respingere le manovre imposte dai diktat della Banca Centrale Europea e di quelli che i firmatari definiscono il “governo unico della banche”.

Con il pretesto di pagare il debito, si stanno distruggendo diritti, servizi e condizioni di vita per lavoratori e cittadini, già stremati da decenni di politiche di tagli.

L'appello lanciato alla fine di luglio, ha raccolto al momento più di 1.500 adesioni in tutta Italia tra delegati sindacali, attivisti sociali, esponenti di movimenti e forze politiche della sinistra alternativa. Tra i firmatari spiccano anche personalità come gli scrittori Andrea Camilleri e Valerio Evangelisti e filosofi come Gianni Vattimo.
L'assemblea del 1° ottobre verrà introdotta da Giorgio Cremaschi.


Per tutte le info :
https://sites.google.com/s
ite/appellodobbiamofermarl
i/home


Chi non potesse venire a Roma potrà seguire l'Assemblea in diretta web su Libera.tv (www.libera.tv)

Appello

Ci incontriamo il 1° ottobre a Roma

Per andare al blog dei commenti e delle proposte



(Per adesioni: appello.dobbiamofermarli@gmail.com)

E’ da più di un anno che in Italia cresce un movimento di lotta diffuso... CONTINUA A LEGGRE



LINKS: NOI IL DEBITO NON LO PAGHIAMO: NOI IL DEBITO NON LO PAGHIAMO Ora sabato 1 ottobre · 9.30 - 15.00 Luogo Teatro Ambra jovinelli Via Guglielmo Pepe 43 (stazione ...




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per la Palestina


ultime ore per la Palestina

Al Presidente Abbas:

In qualità di cittadini preoccupati, le chiediamo di mettersi dalla parte del popolo palestinese, fronteggiando così le pressioni degli Stati Uniti, e di spendersi perché l'Assemblea generale dell'ONU voti per il riconoscimento dello stato palestinese. E' arrivato il momento di aiutare il popolo palestinese a raggiungere il successivo e cruciale traguardo per la libertà, aiutandolo anche a beneficiare del movimento pro-democrazia che sta percorrendo tutto il Medio Oriente.
Sei già membro di Avaaz? Inserisci il tuo indirizzo e-mail e premi "Invia".
E' la prima volta? Per favore compila il modulo qui sotto.
Avaaz.org protegge la tua privacy e ti tiene informato su questa e altre campagne simili.
500,000
303,218
303,218 hanno firmato. Aiutaci ad arrivare a 500,000
New York, ore 14 del 23 settembre 2011: Il Presidente Abbas ha appena presentato la richiesta per il riconoscimento dello stato palestinese al Segretario generale e ha tenuto il suo discorso all'Assemblea generale seguito da una standing ovation. Ha detto: "la perdita della speranza è il più feroce nemico della pace... E la disperazione è il più grande alleato dell'estremismo". Continuiamo a sperare, firmare, chiamare, mandare messaggi per far sì che le nostre voci siano ascoltate e che tutte le nazioni possano votare per la Palestina!

New York, ore 12 del 23 settembre 2011: I membri di Avaaz a New York si trovano in questo momento fuori dalle Nazioni Unite per consegnare la nostra petizione forte di 1 milione di firme. Abbas sta per tenere il suo discorso e il dibattito sul riconoscimento dello stato palestinese andrà avanti per tutto il giorno. Teniamo alta la pressione in favore del voto dell'Assemblea generale e per influenzare i media in questo momento. Firma la petizione e guarda sotto per agire!


Firma la petizione a destra e poi guarda sotto quello che puoi fare per la Palestina!

Il Qatar e l'Arabia Saudita stanno facendo pressione per fermare la richiesta del riconoscimento dello stato palestinese e si stanno opponendo a che tutti i paesi all'Assemblea generale votino. Inondiamoli di chiamate per chiedere loro di mettersi dalla parte dei loro vicini e di lasciare che sia il mondo a votare!
Qatar (missione ONU) -- +1 (212) 486-9335, +1 (212) 486-9336
o invia un'e-mail - qatar-e@qatarmission.org

Arabia Saudita (missione ONU) -- +1 (212) 557-1525 -- poi digita "0"
o invia un'e-mail - saudi-mission@un.int

Di seguito alcuni spunti che puoi usare come guida quando fai la telefonata:

QUANDO E' TROPPO E' TROPPO
    - 40 anni di occupazione, repressione e colonizzazione
    - decenni di colloqui di pace falliti
    - ora la libertà sta soffiando sul mondo arabo: è arrivato il momento della Palestina

QUESTA E' L'UNICA STRADA PER LA PACE
    - decenni di colloqui di pace hanno portato soltanto a una colonizzazione costante
    - per troppo tempo ormai Gerusalemme ha tenuto questo processo in ostaggio
    - questo finalmente bilancerà l'equazione: due stati legittimi, entrambi con il sostegno internazionale

LASCIAMO CHE SIA IL MONDO A VOTARE
    - la grande maggioranza delle persone di tutto il mondo e i 2/3 dei leader mondiali sostengono lo stato palestinese
    - il veto degli Stati Uniti domina il Consiglio di Sicurezza, ma l'Assemblea generale può riconoscere uno stato
    - Abbas non deve mollare davanti alla pressione degli Stati Uniti e deve andare avanti nell'Assemblea generale

Ricorda di essere gentile: saremo più convincenti se ragionevoli e cortesi. Se non trovi la linea è perché li stiamo inondando di telefonate: buon segno! Continua a chiamare!

La maggioranza degli uffici governativi lavora dalle 9 alle 17.

Pubblica un commento sulla pagina Facebook del Ministro degli esteri Frattini

Dopo le nostre pressioni enormi, Spagna e Francia hanno dichiarato il loro sostegno per lo stato palestinese. Ora dobbiamo convincere l'Italia, che al momento è contraria. Utilizza i suggerimenti sopra per scrivere il messaggio sulla pagina Facebook di Franco Frattini. Oppure copia il messaggio sotto e clicca sul link sotto per incollarlo sulla sua pagina:



facebook
Clicca per andare sulla pagina di Frattini


Manda un tweet ai Presidenti di Francia e Brasile, che si sono dichiarati in favore del voto dell'Assemblea generale dell'ONU per il riconoscimento dello stato palestinese nei loro discorsi ai delegati ONU questa settimana!


Ringrazia i paesi che sostengono la Palestina!


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Australia , la più grande speranza per il futuro del clima


Australia: la più grande speranza per il futuro del clima

Al popolo australiano:

Da tutto il mondo esprimiamo il nostro sostegno alla proposta australiana di combattere il cambiamento climatico attraverso la carbon tax e investimenti per le soluzioni per il futuro. Con questa legge l'Australia si unirà a un gruppo di governi lungimiranti e spingerà altri grandi paesi inquinatori ad agire ora. Vi chiediamo di sostenere la determinazione del vostro governo a combattere per il futuro del nostro pianeta.
Sei già membro di Avaaz? Inserisci il tuo indirizzo e-mail e premi "Invia".
E' la prima volta? Per favore compila il modulo qui sotto.
Avaaz.org protegge la tua privacy e ti tiene informato su questa e altre campagne simili.

Recenti firmatari della petizione

  • 10 minuti fa
    Robert Eichenberger, Canada
  • 18 minuti fa
    zerbest findeisen, Germania
  • 30 minuti fa
    Oscar, Stati Uniti d'America
  • 39 minuti fa
    Bruno Henrique, Brasile
  • un'ora fa
    renato, Brasile
750,000
501,672
501,672 hanno firmato. Aiutaci ad arrivare a 750,000

In questi giorni una battaglia decisiva per il clima scuote l'Australia: il governo sta per adottare una legge che ridurrebbe le emissioni di gas serra e imporrebbe agli inquinatori di pagare. Ma le grandi industrie, appoggiate da Rupert Murdoch, stanno cercando di affossare la legge.

La carbon tax è una misura che avvantaggia tutti: costringe le grandi industrie a produrre in maniera pulita e garantisce più risorse alle famiglie di lavoratori. Se passerà, servirà da stimolo per altri grandi paesi inquinatori a seguire a ruota e potrebbe essere la nostra maggiore speranza contro il cambiamento climatico. Ma Murdoch è molto potente: detiene ben il 70% della stampa australiana, che utilizza come megafono per diffondere la paura fra la gente. Se insieme riusciremo a silenziarlo con messaggi di speranza da tutto il mondo, potremo aiutare a far passare questa legge.

Questa battaglia è combattuta in questi giorni sulle emittenti radio australiane. Firma la petizione urgente per sostenere questa iniziativa coraggiosa e condividila con tutti: non appena raggiungeremo le 250.000 firme manderemo in onda alla radio una serie di pubblicità che diffonderanno i nostri messaggi globali, spiegheranno i benefici della legge e genereranno il sostegno dell'opinione pubblica.


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martedì 27 settembre 2011

Proteste su blog e social network contro la cosiddetta norma ammazza blog


Il web in rivolta contro la norma 

"ammazza blog"


In 32mila protestano su Facebook

di Redazione
cameradep
Proteste su blog e social network contro la cosiddetta norma 'ammazza blog', ovvero le nuove regole inserite all'interno del 'ddl intercettazioni', sul quale il governo dovrebbe porre la fiducia.
La notizia ha scatenato immediatamente la reazione di blogger e utenti indignati che hanno gridato allo scandalo e al complotto nei confronti della libertà di espressione. La norma prevede che ogni gestore di sito informatico ha l'obbligo di rettificare qualsiasi contenuto pubblicato qualora ci fosse la richiesta di qualunque soggetto che si ritenga leso dal contenuto del post. E se non si rettifica la multa può raggiungere anche i 12mila euro, indipendentemente se il ricorso sia fondato o meno.
"Attenti, questa è la goccia che può far traboccare il vaso: si tratta di una dichiarazione di guerra alla Rete e noi non ci tireremo indietro" Ha scritto un utente sul gruppo Facebook, 'Salva i blog!', al quale sono iscritte già 32mila persone. "Loro attaccano noi, noi attaccheremo loro. Restiamo in attesa di nuove informazioni dal Palazzo. Agiremo di conseguenza", minaccia un altro utente su un blog di discussione politica.
"Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica - si legge nel testo della norma - le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro 48 ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono". La norma quindi equipara il web ai giornali cartacei, introducendo di fatto una parziale ma importante censura a quanto viene scritto e postato, dato che per ogni commento, nota o articolo, basterà una mail per chiederne la rimozione oppure la correzione di quegli aspetti considerati infamanti o diffamatori, indipendentemente dalla reale fondatezza della protesta.






 BAVAGLIO A BLOG E SITI INTERNET


NESSUN TELEGIORNALE HA AVUTO IL PERMESSO DI DIFFONDERE QUESTA NOTIZIA PASSIAMO PAROLA CON IL WEB per il futuro. Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D'Alia (UDC) identificato dall'articolo 50-bis: "Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet"; la prossima settimana Il testo approderà alla Camera come articolo nr. 60. Questo senatore NON fa neanche parte della maggioranza al Governo... il che la dice lunga sulle alleanze trasversali del disegno liberticida della Casta. In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog (o un profilo su fb, o altro sulla rete) a disobbedire o a ISTIGARE (cioè.. CRITICARE..??!) contro una legge che ritiene ingiusta, i providers DOVRANNO bloccarne il blog o il sito. Questo provvedimento può far oscurare la visibilità di un sito in Italia ovunque si trovi, anche se è all'ESTERO; basta che il Ministro dell'Interno disponga con proprio decreto l'interruzione dell'attività del blogger, ordinandone il blocco ai fornitori di connettività alla rete internet. L'attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro 24 ore; pena, per i provider, sanzioni da 50.000 a 250.000 euro. Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni perl'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'ODIO (!) fra le classi sociali. MORALE: questa legge può ripulire immediatamente tutti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta. In pratica sarà possibile bloccare in Italia (come in Iran, in Birmania e in Cina) Facebook, Youtube e la rete da tutti i blog che al momento rappresentano in Italia l'unica informazione non condizionata e/o censurata. ITALIA: l'unico Paese al mondo in cui una media company (Mediaset) ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento. Con questa legge non sarà più necessario, nulla sarà più di ostacolo anche in termini PREVENTIVI. Dopo la proposta di legge Cassinelli e l'istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra meno di 60 giorni dovrà presenterà al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al "pacchetto sicurezza" di fatto rende esplicito il progetto del Governo di "normalizzare" con leggi di repressione internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni che finora non riusciva a dominare. Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet, l'Italia prende a modello la Cina, la Birmania e l'Iran. Oggi gli UNICI media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati la rivista specializzata "Punto Informatico" e il blog di Grillo. Fatela girare il più possibile per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli italiani perché dove non c'è libera informazione e diritto di critica la "democrazia" è un concetto VUOTO. Documentazione diffusa da Coordinamento degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani.



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Mobilitiamoci contro il nuovo bavaglio per il web

Come se non bastasse l'idea di un nuovo disegno di legge per vietare le intercettazioni e garantire cosi ai delinquenti l'impunita', pur di salvare il presidente del Consiglio, il governo ci ha infilato dentro anche una norma per ammazzare la Rete che grida vendetta in tutto il mondo.
Una volta approvata la legge bavaglio, infatti, i gestori dei siti e dei blog saranno obbligati a rettificare qualsiasi dichiarazione, qualsiasi commento, qualsiasi affermazione se qualunque soggetto che si ritiene leso lo chieda. Non c'e' bisogno di provare che l'affermazione di cui si chiede la rettifica e' calunniosa o lesiva di qualcosa. Non c'e' nemmeno bisogno di rivolgersi a un magistrato, figurarsi! Basta inviare una mail e, se la rettifica non arriva immediatamente, piovono multe da migliaia di euro. In questi anni Berlusconi ha scoperto che non gli bastano i Minzolini e i Feltri. Puo' controllare tutte le televisioni e condizionare i giornali, come e' riuscito a fare sino a pochi mesi fa, fino a far rimuovere i direttori che non lo osannavano abbastanza. Ma se non controlla la Rete e' fatica sprecata. Le verita' che vorrebbe nascondere saltano fuori lo stesso, le notizie che vorrebbe far passare sotto silenzio arrivano ovunque e, se riesce a chiudere una trasmissione, quella viene trasmessa sul web e raduna ancora più telespettatori che in tv. Grazie al web ha perso tre referendum che aveva cercato di oscurare in tutti i modi. Inoltre grazie ad internet sono state raccolte, in un mese, oltre 500 mila firme per eliminare il porcellum, nonostante il silenzio delle tv. Berlusconi ha deciso di vendicarsi della Rete. Non potendola controllare, cerca di spengerla. La legge preparata dal suo governo di zelanti servitori non ha uguali nel mondo. E' un insulto alla liberta' e alla democrazia, e' una misura fascista. La Rete si mobiliterà per impedire il suo oscuramento. Si mobilitera' ovunque anche l'Italia dei Valori e io spero che lo facciano tutte le forze democratiche di questo Paese. Bisogna che tutti stiano in guardia. Berlusconi e' arrivato al capolinea, ma i suoi ultimi mesi saranno i peggiori e i piu' pericolosi. E' già successo una volta, nel 1944-45.





Il presente Blog non rappresenta una testata giornalistica. Viene aggiornato senza alcuna periodicità pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 7.03.2001. Le immagini presenti in questo Blog sono per lo più frutto di ricerche su Internet, pertanto qualora fossero riscontrate violazioni di copyright previo comunicazione saranno immediatamente rimosse .

http://cipiri.blogspot.com/2011/09/bavaglio-blog-e-siti-internet.html

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Lo stavo aspettando al varco, ed è arrivato. Il DDL Intercettazioni, altrimenti ribattezzato Legge Bavaglio e messo in quarantena un anno fa dopo le proteste di piazza, è stato scongelato come la ghianda dell’Era Glaciale, con il suo carico di virus per i quali il sistema immunitario della società moderna non è attrezzato a far fronte. Contiene il famigerato Comma 29, l’arma di distruzione di massa più micidiale che la casta italiana (e solo quella) abbia mai pensato di costruire e puntare contro l’informazione libera.


http://www.byoblu.com/post/2011/09/27/In-principio-furono-i-blog-Poi-venne-la-rettifica.aspx

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Mauro Rostagno : ammazzato dalla mafia il 26 settembre 1988



Mauro Rostagno : ammazzato  dalla mafia il 26 settembre 1988
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Mauro Rostagno : ammazzato dalla mafia il 26 settembre 1988


Mio padre Rostagno

La figlia Maddalena ricorda il genitore, ammazzato dalla mafia il 26 settembre 1988 e di cui si è aperto il processo a Trapani lo scorso febbraio: non un eroe, ma un martire.


   A Maddalena Rostagno, figlia di Mauro, ammazzato dalla mafia il 26 settembre 1988 e di cui, dopo ventitré anni e diverse vicissitudini giudiziarie, si è aperto il processo a Trapani lo scorso febbraio, la parola “eroe” non piace affatto. «Sventurato quel paese che ha bisogno di eroi», scriveva Brecht. Spesso, infatti, gli eroi sono accompagnati da un alone di tristezza e malinconia. Quasi vivessero per morire. Tutto il contrario invece del Rostagno allegro e pieno di voglia di vivere raccontato dalla figlia Maddalena e dallo scrittore Andrea Gentile nell’ottimo Il suono di una sola mano – Storia di mio padre Mauro Rostagno (Il Saggiatore, 276 pagine, € 15,00). «Io sono più trapanese di voi perché ho scelto di esserlo», era il motto di quest’intellettuale che dopo tante vite – il Sessantotto, Lotta Continua, Macondo, l'India, l'eccentrica comunità di Saman – aveva scelto quella per cui valeva la pena di vivere (e forse morire): la lotta alla mafia.

   Nella “chiazza” di Trapani, città di picciotti e intrighi misteriosi tra Cosa Nostra, politica e massoneria deviata, Rostagno arriva nel 1986. Vestito di bianco, quasi a rivendicare il candore cui ha diritto anche questa terra martoriata, impugna la telecamera e va in giro per la città: intervista le persone al mercato del pesce, ogni giorno fa il munnezza trekking, incontra Leonardo Sciascia, poi Falcone e Borsellino. Vede e fa vedere, dà voce a chi non ce l’ha. Soprattutto, chiama le cose con il loro nome. E comincia a parlare di mafia, degli incontri occulti tra Licio Gelli e Mariano Agate, il luogotenente della malavita trapanese degli anni Ottanta, dell’ufficio «parallelo e occulto» che gestirebbe il bilancio del comune di Trapani, dell’omicidio del giudice Ciaccio Montalto, della strage di Pizzolungo, del traffico di armi e rifiuti tossici con la Somalia «cogestito da Cosa Nostra e da settori deviati dei servizi segreti».

   Invita alla ribellione la gente onesta quando tutto intorno è uno stagno putrido di complicità e omertà. «Perché la gente dovrebbe ribellarsi alla mafia?», chiede in un’intervista del 29 settembre 1988 il procuratore della Repubblica Antonino Coci, «la mafia qui ha portato soldi, benessere, lavoro e tranquillità». La sentenza di morte non tarda ad arrivare: «Diteci a chiddu ca varva e vistutu di bianco ca finissi di riri minchiati», sbotta Mariano Agate. Rostagno non la smette. E muore. Alla sbarra per il delitto ci sono ora Vincenzo Virga, capomafia di Trapani, e Vito Mazzara, killer della cosca.

   Come si è arrivati all’apertura del processo è una storia nella storia. Esserci riusciti è quasi «un miracolo», come dice Maddalena. C’è il venticello sottile ma efficacissimo della calunnia e dei depistaggi che nel luglio del ’96 porta in carcere a Milano Chicca Roveri, la moglie di Rostagno, accusata dell’omicidio del marito. A Trapani qualcuno ridacchia: «Storia di pilu è, altro che mafia». Ai funerali c’è un «prete incazzato» che impugna il microfono e dice le cose come stanno: «La mafia siciliana, protagonista invisibile, è tornata a colpire», chiosa. È il vescovo Antonino Adragna che pronuncia l’epitaffio più fastidioso per i mafiosi: «Abbiamo bisogno di comuni testimoni nella vita». Mauro Rostagno questo è stato: un martire, cioè un testimone. Della vita, dell’esigenza di giustizia, della necessità di difendere la “dignità dell’uomo”, espressione che al Rostagno leader sessantottino puzzava di ipocrisia borghese. La differenza tra eroi e martiri è proprio questa, che i primi si dimenticano presto, la voce dei secondi invece non tace neanche dopo la loro morte.
Maddalena, la figlia di Rostagno.
Maddalena, la figlia di Rostagno.
   Invita alla ribellione la gente onesta quando tutto intorno è uno stagno putrido di complicità e omertà. «Perché la gente dovrebbe ribellarsi alla mafia?», chiede in un’intervista del 29 settembre 1988 il procuratore della Repubblica Antonino Coci, «la mafia qui ha portato soldi, benessere, lavoro e tranquillità». La sentenza di morte non tarda ad arrivare: «Diteci a chiddu ca varva e vistutu di bianco ca finissi di riri minchiati», sbotta Mariano Agate. Rostagno non la smette. E muore. Alla sbarra per il delitto ci sono ora Vincenzo Virga, capomafia di Trapani, e Vito Mazzara, killer della cosca.

   Come si è arrivati all’apertura del processo è una storia nella storia. Esserci riusciti è quasi «un miracolo», come dice Maddalena. C’è il venticello sottile ma efficacissimo della calunnia e dei depistaggi che nel luglio del ’96 porta in carcere a Milano Chicca Roveri, la moglie di Rostagno, accusata dell’omicidio del marito. A Trapani qualcuno ridacchia: «Storia di pilu è, altro che mafia». Ai funerali c’è un «prete incazzato» che impugna il microfono e dice le cose come stanno: «La mafia siciliana, protagonista invisibile, è tornata a colpire», chiosa. È il vescovo Antonino Adragna che pronuncia l’epitaffio più fastidioso per i mafiosi: «Abbiamo bisogno di comuni testimoni nella vita». Mauro Rostagno questo è stato: un martire, cioè un testimone. Della vita, dell’esigenza di giustizia, della necessità di difendere la “dignità dell’uomo”, espressione che al Rostagno leader sessantottino puzzava di ipocrisia borghese. La differenza tra eroi e martiri è proprio questa, che i primi si dimenticano presto, la voce dei secondi invece non tace neanche dopo la loro morte.

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lunedì 26 settembre 2011

Fermiamo l'acquisto dei cacciabombardieri JSF


 Fermiamo l'acquisto dei cacciabombardieri


"Fermiamo l'acquisto dei cacciabombardieri JSF". E' l'appello lanciato dalla campagna Sbilanciamoci!al Parlamento italiano che in questi giorni è chiamato ad esprimersi sulla prosecuzione del programma per l'acquisto di 131 caccia bombardieri Joint Strike Fighters (JSF-F35) che impegnerà il nostro paese fino al 2026 con una spesa di quasi 14 miliardi di euro.
"Si tratta di una decisione irresponsabile sia per la politica di riarmo che tale scelta rappresenta, sia per le risorse che vengono destinante ad un programma sovradimensionato nei costi, sia per la sua incoerenza - si tratta di un aereo di attacco che può trasportare anche ordigni nucleari - con le autentiche missioni di pace del nostro paese" - riporta la campagna promossa da oltre 40 organizzazioni della società civile italiana. Una spesa "sbagliata e incompatibile con la situazione sociale del paese" sostiene la campagna soprattutto in un momento come questo di "grave crisi economica in cui non si riescono a trovare risorse per gli ammortizzatori sociali per i disoccupati e vengono tagliati i finanziamenti pubblici alla scuola, all'università e alle politiche sociali".
Sbilanciamoci chiede ai cittadini di far pressione sul Parlamento affinchè esprima un parere negativo alla prosecuzione del programma, destinando in alternativa una parte delle risorse già accantonate a programmi di riconversione civile dell'industria bellica e agli interventi delle politiche pubbliche di cooperazione internazionale, che la Finanziaria ha tagliato di ben il 56%. "Con 14 miliardi di euro si possono fare molte altre cose in alternativa. Ad esempio si possono contemporaneamente costruire 5000 nuovi asili nido, costruire un milione di pannelli solari, dare a tutti i collaboratori a progetto la stessa indennità di disoccupazione dei lavoratori dipendenti, allargare la cassa integrazione a tutte le piccole imprese" - sottolinea la campagna.
E' da ieri in discussione nelle Commissioni Difesa di Camera e Senato la "richiesta di parere" da parte del Governo sul programma pluriennale relativo all’acquisizione del caccia Joint Strike Fighter (JSF) e l’associata linea di assemblaggio finale a Cameri. "Dopo le fasi di sviluppo e pre-industrializzazione - spiega Sbilanciamoci! - il Governo chiede al Parlamento un semplice parere per passare alla fase di acquisizione di 131 cacciabombardieri JSF completi di relativi equipaggiamenti, supporto logistico iniziale e approntamento delle basi operative nazionali (4 aereoporti ed 1 portaerei). Tutto per circa 12,9 miliardi di euro nel periodo 2009-2026. A ciò va aggiunta la realizzazione sul suolo nazionale, a Cameri (Novara) di un centro europeo di manutenzione, revisione, riparazione e modifica dei velivoli italiani ed olandesi al costo di 605,5 milioni di euro, da consegnare entro il 2012. A queste spese va aggiunto il miliardo di euro già investito per la fase di sviluppo, arriviamo così a quasi 15 miliardi di euro".
Il Joint Strike Fighter (JSF-F35) è un aereo da combattimento monomotore, monoposto, in grado di operare alla velocità del suono, ma con velocità di crociera subsonica. E’ ottimizzato per il ruolo aria terra (quindi per l’attacco) ed ha due stive interne per le bombe che possono essere anche di tipo nucleare. E’ un velivolo di tipo stealth, cioè a bassa rilevabilità da parte dei sistemi radar e di altri sensori. L’aereo assolve un ampio ventaglio delle funzioni operative dell’Aeronautica Militare e della Marina Militare, ed andrà a sostituire gli AV-B della componente imbarcata della Marina e gli AM-X ed i Tornado della componente aeronautica.
Come Unimondo ha documentato, nella precedente legislatura il sottosegretario alla Difesa, Lorenzo Forcieri, ha siglato con la controparte statunitense il protocollo d'intesa (Memorandum of understanding) formalizzando così l’ingresso nella fase di produzione, supporto e sviluppo ulteriore del caccia JSF. Capofila del progetto sono gli Stati Uniti e vi partecipano altri 8 paesi: Regno Unito al primo livello, Italia ed Olanda al secondo livello, Turchia, Canada, Australia Norvegia e Danimarca al terzo livello. La ditta capocommessa è l’americana Lokheed Martin Aero. L'impresa italiana maggiormente coinvolta è l’Alenia Aeronautica.
Per gli Stati Uniti quello del JSF è il programma più costoso della sua storia militare. Infatti il costo complessivo si dovrebbe aggirare intorno ai 275 miliardi di dollari (all’inizio erano 245 miliardi di dollari). Il costo unitario è già salito da 37/47 milioni di dollari in base al modello, a 50/70 milioni di dollari ma nessuno giura su queste cifre; il costo reale, secondo alcuni si saprà solo quando si dovrà pagare. C’è chi parla di un costo unitario finale molto vicino ai 100 milioni di dollari. Il Pentagono allo stato attuale spenderà 12 miliardi di dollari l’anno per i prossimi 20 anni.
Passando all'Olanda la preoccupazione (per i conti pubblici) per il programma JSF è molto forte. Secondo la Corte dei Conti olandese tra il 1996 ed il 2006 i costi sono cresciuti dell’80% e per questa ragione i vari organismi di controllo (dei paesi interessati) preoccupati da questi dati hanno stabilito di ritrovarsi ogni sei mesi per verificare l’andamento del progetto. A queste riunioni non risulta abbiano mai partecipato i rappresentanti della Corte dei Conti italiana.
"I fautori del JSF - ricorda Sbilanciamoci! - affermano che non ci sono incompatibilità con il progetto europeo dell’Eurofighter perché il primo è un cacciabombardiere ed il secondo un caccia. Ma l’incompatibilità evidentemente è economica, visto che l’Italia ha chiesto al Consorzio dell’EFA di calcolare il costo di una revisione della sua partecipazione alla produzione del nuovo aereo. Si tratta dell’acquisizione dei 46 velivoli della terza tranche (2012-2017). Il preventivo di riduzione degli ordini richiesti al consorzio dovrebbe prevedere sia la possibilità di un taglio parziale delle consegne sia una rinuncia totale alla fornitura. Il danno per l’industria europea è fin troppo evidente"- sottolinea Sbilanciamoci!.
Tra l'altro i vertici della Difesa hanno calcolato la diminuzione delle esercitazioni e della manutenzione dei mezzi in base ai tagli apportati dalla Finanziaria del 2009. In base a queste stime (tutte da verificare) l’Aeronautica potrà effettuare circa 30mila ore di volo a fronte delle 90mila previsionali del 2008. La situazione di manutenzione dei mezzi e dei sistemi d’arma complessi sarà ad un livello di efficienza: per l’anno 2009 al 45%-65%; per gli anni 2010-2011 al 20%-30%; dall’anno 2012 prossimo allo 0%. "Allora che senso ha investire in stratosferici sistemi d’arma se poi non si ha la certezza di poterli fare volare perché mancano i fondi per il carburante o per i pezzi di ricambio?" - domanda Sbilanciamoci!.
Inoltre per il ritorno occupazionale si parla di 1/10 rispetto alle previsioni, cioè 200 assunzioni a Cameri e 800 persone per l’indotto senza avere poi quel passaggio di know how sperato. "I 10mila posti di lavoro promessi sono dunque un'autentica invenzione" - sottolinea Sbilanciamoci!. Infine c'è l’articolo 11 della Costituzione: "L’Italia ripudia la guerra...". "Che ci facciamo con 131 cacciabombardieri d'attacco in missioni di pace che dovrebbero avere un ruolo di peace keeping?"
"In definitiva - come sottolinea in un editoriale Sbilanciamoci! - la "sicurezza nazionale" o la "funzionalità delle nostre Forze Armate" non c'entra niente: è solo un gioco di interessi convergenti (business dell'industria bellica nazionale, autoconservazione corporativa delle Forze Armate, difesa di uno status internazionale peraltro assai dubbio, ecc.) a spingere il Governo e il Parlamento in una direzione completamente sbagliata. Quella del riarmo e dell'irresponsabilità sociale".
Per questo che la campagna Sbilanciamoci invita a sottoscrivere l'appello rivolto ai parlamentari delle Commissioni Difesa perchè diano parere negativo alla richiesta del Governo sulla prosecuzione del programma per l'acquisto di 131 caccia bombardieri JSF. [GB]

 http://www.unimondo.org/Notizie/Sbilanciamoci!-Fermiamo-l-acquisto-dei-131-cacciabombardieri-JSF

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Comizi d’amore di Michele Santoro

Il futuro di Santoro - Comizi d’amore

SANTORO RITORNA,


SANTORO RITORNA

Comizi d’amore



“Comizi d’amore”,
il nuovo programma di Michele Santoro si chiamerà ‘Comizi d’amore’, l’editore sarà l’associazione “Servizio Pubblico”, il modello editoriale sarà quello già sperimentato con successo in “Raiperunanotte” e “Tuttinpiedi”: diretta su Internet e trasmissione sulle tv locali e satellitari che ne faranno richiesta.

I finanziatori saranno un piccolo gruppo di imprenditori dei media (sono citati Sandro Parenzo di Telelombardia, EtaBeta e il Fatto Quotidiano) e soprattutto il pubblico che potrà partecipare economicamente alla produzione. È il primo caso di crowdfunding televisivo per un programma che ambisce ad avere una rilevanza nazionale: con 10€ si può contribuire al progetto.

Santoro non entra nei dettagli (meccanismi di funzionamento dell’associazione, modalità di contribuzione e composizione dell’associazione) ma la strategia è chiara ed è straordinariamente avvincente perché si poggia su un paradosso.

Gli obiettivi della prossima avventura televisiva della squadra di AnnoZero, infatti, saranno attaccare il sistema di potere che tiene legata la politica ai media attraverso l’aumento della concorrenza di mercato, e svincolare la Rai da Mediaset per restituirla ai suoi editori, ossia i cittadini, entrando direttamente nel sistema televisivo e uscendo così dalla sfera di influenza della politica.

In un colpo solo le critiche che pioveranno dal Governo, dall’opposizione, dai concorrenti, dai colleghi, dall’opinione pubblica avversa perderanno ogni valore politico, così come sarà praticamente impossibile limitare la libertà editoriale del progetto, totalmente dipendente dalle dinamiche economiche e, in ultima istanza, dal suo successo.

Pur denunciando la crisi del sistema economico occidentale e la coincidente riduzione delle libertà di espressione legate proprio alla necessità di regolare e normalizzare le zone di dissenso, Santoro compie un’azione tipica del liberismo, invitando i cittadini a rinunciare alla politica a favore della delega all’economia. Lo scopo ultimo, neanche troppo nascosto, è far implodere il sistema dall’interno per ottenere l’effetto contrario, cioè riportare la Rai all’originario ruolo di servizio pubblico (nome, non casuale, dato all’associazione-editore) e non di semplice avversario di Mediaset.

La richiesta di partecipare economicamente al progetto troverà l’approvazione di tutti gli italiani che ritengono insufficiente la risposta dei partiti e della rappresentanza politica attuale (gli applausi più scroscianti della Festa del Fatto sono dedicati agli attacchi di Santoro all’opposizione, accusata di non aver fatto le barricate quando il Governo ha zittito intere parti di opinione pubblica, non rappresentandola in tv).

I riferimenti valoriali sono la Costituzione, Indro Montanelli, Enzo Biagi, Libero Grassi, Roberto Saviano. Gli ospiti più attesi sono gli attuali emarginati dal duopolio: Sabina Guzzanti, Daniele Luttazzi, Adriano Celentano.

Io parteciperò. Se lo farà almeno un milione di italiani, l’operazione potrebbe essere considerata riuscita e i suoi risultati sono difficilmente prevedibili già a brevissimo termine.


 http://cipiri.blogspot.com/2011/09/il-futuro-di-santoro-comizi-damore.html


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