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martedì 30 agosto 2011

LA DISINFORMAZIONE REGNA IN LIBIA


LA DISINFORMAZIONE REGNA IN LIBIA

Il Consiglio nazionale transitorio che ha vinto la guerra civile libica, continua a diffondere informazioni false (acqua tagliata, stupri di massa) per demonizzare i perdenti pro-Gheddafi e ottenere ulteriori aiuti e sostegni internazionali

BALLE DI GUERRA, LA DISINFORMAZIONE REGNA IN LIBIA

Roma, 30 agosto 2011, Nena News – Di menzogne per demonizzare l’avversario e nobilitare l’intervento Nato, la guerra in Libia è costellata. Ecco due esempi degli ultimi giorni. 1) «I lealisti Gheddafi hanno tagliato acqua e luce a Tripoli». Il presidente del Cnt, Jalil, chiede aiuti umanitari e sostiene fra l’altro che manca l’acqua a Tripoli perché «i lealisti l’hanno tagliata». Il Cnt mente sin dagli inizi del conflitto, quando sostenne che i «miliziani di Gheddafi» avevano fatto 10mila morti. Tale Sayed Senouka lanciò la notizia alla tv saudita al Arabya sostenendo di essere membro libico della Corte penale internazionale. Il giorno dopo la Cpi smentì di avere alcun rapporto con Senouka, ma ormai i 10mila morti erano diventati un mantra. Da lì … la necessità di proteggere da altri massacri la popolazione di Bengasi con le bombe Nato sui tripolini. Quella cifra si rivelò un’enorme menzogna (Amnesty stimava in poco più di 200 i morti delle due parti nei primi scontri pre-Nato).
Ora la menzogna di Jalil riguarda l’acqua. In realtà la colpa della mancanza di acqua ed energia a Tripoli è della Nato e del Cnt. Lo spiega la stessa Al Jazeera che è andata e vedere i centri di pompaggio: i depositi sono vuoti perché la mancanza di elettricità rende impossibile il pompaggio dal Grande fiume. E di chi è la colpa per i black out elettrici? A) E’ effetto delle bombe Nato su infrastrutture anche civili; B) si deve alla rottura degli approvvigionamenti petroliferi causa l’embargo navale e gli scontri in aree strategiche; C) ai sabotaggi di oleodotti e gasdotti dalle montagne Nafusa, a opera dei ribelli. 2) «Una psicologa di Bengasi denuncia: Gheddafi e i figli stupravano le amazzoni». Secondo il Sunday Times ofMalta ripreso da molti media, a Siham Sergewa, psicologa infantile di Bengasi, alcune ex bodyguard del Raìs avrebbero raccontato di essere state abusate, da lui e anche dai suoi figli. Però la Sergewa è stata sbugiardata dall’inviato dell’Onu in Libia, in aprile, Cherif Bassiouni e da Amnesty. La donna era stata la fonte dell’accusa ai militari governativi di usare lo stupro come arma di guerra. Aveva infatti detto di aver spedito per posta alle donne dell’Est libico, dopo gli scontri di febbraio, 70.000 questionari, ottenendone indietro ben 60.000 compilati in sole 3 settimane (e in tempi di guerra!). E 259 donne avevano confermato di essere state violentate da soldati «di Gheddafi».
Come si può leggere in questo articolo fra molti – http://www.nytimes.com/2011/06/20/world/africa/20rape.html?_ r=1&pagewanted=all -, diversi esperti diffidavano. Poi il discredito ufficiale: quando Diana Eltahawy, di Amnesty, ha chiesto di incontrare alcune donne, la psicologa ha detto di aver perso i contatti. (http://www.libyafeb17.com/2011/06/amnesty-questions-claim-that-gaddafi-orderedrape-as-weapon-of-war/). Bassiouni ha sostenuto di non aver alcuna prova di stupri e quanto alla Sergewa, ha detto che quando le è stata chiesta copia dei 60.000 questionari, non li ha mai inoltrati. Nena News

MARINELLA CORREGGIA

http://www.nena-news.com/?p=12358 


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Dalla Cgil al popolo viola, i tre giorni che fanno tremare il governo




Dalla Cgil al popolo viola

i tre giorni che fanno tremare il governo


Lo sciopero generale contro la manovra indetto dalla Cgil per il prossimo 6 settembre sarà un successo. Lo sarà soprattutto nei luoghi di lavoro e cioè dove uno sciopero, innanzitutto, deve riuscire per essere considerato efficace. E lo sarà nella sua estensione generale, nelle cento piazze italiane che ospiteranno le manifestazioni di quel pezzo maggioritario di società che si oppone alle scelte sciagurate del governo, ai tagli sullo stato sociale e sugli enti locali, all’aumento della tassazione indiretta che deprime ulteriormente il reddito delle famiglie italiane ma anche alla cancellazione delle festività (25 aprile e primo maggio) che sono a fondamento dell’unità del nostro Paese; un grande movimento di popolo contro una manovra che non interviene sui grandi patrimoni e sugli ormai archiviati tagli ai costi della politica, non attua misure di crescita, di investimenti sulla ricerca, di rilancio dell’occupazione.
Lo sciopero della Cgil sarà un tripudio di partecipazione che il governo, complici i media di regime, tenderà a minimizzare, a classificare come puro atto di testimonianza.
Per questo dopo il 6 settembre occorre rilanciare, tornare subito in piazza, dare continuità alla mobilitazione, stare col fiato sul collo al governo e alla Casta. E l’occasione per farlo arriverà quattro giorni dopo, il 10-11 settembre, con una manifestazione di due giorni a Roma, a due passi dal Palazzo. Una mobilitazione mai vista in Italia, sia per i modi (saremo lì con le tende, i capannelli, i tavoli di lavoro e le assemblee e sarà totalmente autofinanziata) che per la radicalità dei contenuti, delle proposte contro la crisi, contro la società castale e il fortino del privilegio che nega a milioni di giovani il diritto ad un presente ed un futuro dignitoso. Sì, la radicalità: perché quello che serve, al punto in cui siamo, non può che essere l’esatto opposto dell’oggi.
E la Casta ha capito il potenziale politico di questa manifestazione. La Casta ha paura di questa manifestazione e del suo carattere pacifico, innovativo e radicale. A rivelare il nervosismo che circola negli ambienti della maggioranza, qualche giorno fa, è stato un editoriale pubblicato sul quotidiano L’Opinione molto vicino al governo, autentico termometro degli umori della Casta:  “Il timore delle istituzioni – ha scritto l’Opinione- sarebbe concentrato sul 10 settembre , quando si terrà la manifestazione “Piazza pulita”: un corteo che partirà da piazza della Repubblica e arriverà a piazza San Giovanni (durante il tragitto verranno piantate le tende per il presidio notturno, sull’esempio del movimento degli Indignados spagnoli).” Non ci sono alibi, ci vediamo a Roma.
M.M.


http://letteraviola.it/2011/08/dalla-cgil-al-popolo-viola-i-tre-giorni-che-fanno-tremare-il-governo/


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lunedì 29 agosto 2011

Sottosegretari, faccendieri, portaborse, P3 e P4 ....


LOGGIA & MAFIE… L’AFFARE DI STATO E LO SCUDO DELLA CASTA



“P4- corruzione, rivelazione di segreto d'ufficio e associazione per delinquere”
È  di pochi giorni fa, la RICHIESTA D’ARRESTO per MARCO MILANESE (PDL), neo braccio destro di Tremonti… che (caso?!) fa il paio con il precedente braccio destro NICOLA COSENTINO (PDL), indagato nell’inchiesta P3 e per il traffico di rifiuti tossici in Campania come tramite del Clan dei Casalesi (da ricordare che il fratello GODE anche di una stretta parentela con il Boss Giuseppe Russo di cui è cognato).
Cosentino raggiunto da richiesta di arresto per associazione di stampo camorristico mentre copriva l’incarico di sottosegretario all’economia ed al vertice del CIPE ossia l’ente che gestisce gli appalti pubblici che quindi, a condanna ufficiale, risulterebbero direttamente in mano ai clan della malavita organizzata (semplificazione burocratica?!?!).

Caso non è il rapporto tra i due: Cosentino, nel 2008, inserì Milanese nelle liste elettorali campane. Avrebbe dovuto trovare spazio in quelle di Milano, ma la fila di richieste era lunga. Così l'ex ufficiale delle fiamme gialle finì eletto nella circoscrizione Campania 2. E, quando nel 2008 Milanese inaugurò la sua bella segreteria politica ad Avellino accanto a lui, come ospite d'onore, c'era proprio l'ex sottosegretario all'Economia. Cosentino è uno dei pochi che può vantare un solido rapporto con il deputato raggiunto da un'ordinanza di custodia cautelare, molto di più di Tremonti.

Sottosegretari, faccendieri, portaborse… ruoli solo apparentemente secondari ma che in pratica sono lo SCUDO della casta che raggruppa la melma politica degli ultimi 20 anni all’insegna, più che del delinquere in nome del denaro, molto più palesemente alla ricerca spasmodica del CONTROLLO DEL POTERE con la distribuzione di vizi e stravizi in ogni dove per tenere in mano le redini politiche ed amministrative, nonché mediatiche del Paese come nel DISEGNO originale di Licio Gelli.

A questo si aggiunge la mania di onnipotenza di Berlusconi che si è costruito un esercito di parassiti che succhiano il suo denaro ed il suo potere finchè ne avrà e finchè potrà e da cui si staccheranno nell’istante in cui ciò verrà meno; intanto esiste una schiera di DISCEPOLI DI STATO che agisce nella melma politica per allontanare i guai giudiziari del padrone formando una sorta di LOGGIA a più teste che le indagini hanno denominato P3 e 4, ma che fa parte dello stesso tronco di marciume che tiene il Paese sotto scacco.

I vari indagati da Dell’Utri e Letta a Caliendo, da Cosentino a Verdini, a Bisignani (unica eccezione Alfonso Papa che proprio non si poteva evitare senza essere malmenati dai cittadini appena fuori Montecitorio!), passando da tante formiche operaie, PUNTUALMENTE SALVATI DALLA GALERA CON LO SCUDO DELLA CASTA PARLAMENTARE che va dal PDL al PD in modo trasversale  e dal fiume di AMBIGUI che (schifo) passano da “responsabili” della tenuta governativa di Berlusconi.

aggiornamento al  9/7/11:  Indagine per concorso in associazione mafiosa a carico del ministro delle Politiche agricole Saverio Romano; avanzata richiesta di imputazione coatta (dopo Brancher... ecco un altro pre-indagato messo in un ministero x salvarlo dalla galera... Grazie a Silvio)

aggiornamento al 24/07/2011: Alfonso Papa dal carcere di Poggioreale grida al  complotto e indica Bisignani come mandante - ossia mandava i fotografi a immortalare  il Papa mentre comprava orologi rubati da un ricettatore e li utilizzava per "scambi" politici?! mah...

aggiornamento al 8/8/2011:  Chiusa inchiesta sulla P3... è ufficialmente una loggia segreta berlusconiana  gestita da Nicola Cosentino, Denis Verdini e Marcello Dell'Utri
http://www.repubblica.it/cronaca/2011/08/08/news/p3_segreta-20164965/?ref=HREC1-4

aggiornamento al 9/8/2011: P3 passa aggravante di associazione a delinquere... 
http://www.repubblica.it/politica/2011/08/09/news/p4_associazione_delinquere-20221109/?ref=HRER1-1

aggiornamento al 12/8/2011: P3 - La GdF segnala finanziamenti milionari di Berlusconi e Angelucci a favore di Dell'Utri e Verdini (che secondo l'accusa gestiscono la loggia P3) ma il "PORTO DELLE NEBBIE" dei PM romani chiudono le indagini... REGIME DA ESTIRPARE... VERGOGNA!
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/12/una-montagna-di-soldi-nelle-tasche-della-p3/151174/#.TkULgBmp2PQ.facebook

aggiornamento al  29/08/2011:  P3 e P4 e gli assegni di Silvio  http://www.repubblica.it/politica/2011/08/29/news/denaro_berlusconi-20987420/?ref=HRER2-1






QUANTO ANCORA NOI ITALIANI DOVREMO SOPPORTARE TUTTA QUESTA VERGOGNA? QUANDO TROVEREMO IL CORAGGIO DI METTER FINE A TUTTO CIO’ CON OGNI MEZZO?

R I P R E N D I A M O C I    L' I T A L I A ! ! !


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La rivoluzione in Islanda , Semplicemente democrazia


La rivoluzione in Islanda 

Semplicemente democrazia


La crisi è stata per Reykjavík una grande occasione di rilancio e il Paese si prepara ad adottare una nuova legge fondamentale redatta con la costante partecipazione dei cittadini attraverso internet e i social network. E lo Stato non ha nessun problema a rimborsare i suoi debiti.


Quando si parla di Islanda la prima cosa che va presa in considerazione è che si tratta di un Paese con circa 300mila abitanti. Volendo fare una battuta potrebbero governare tranquillamente anche solo aprendo un gruppo su Facebook. Siamo di fronte a una delle più avanzate democrazie del mondo. Sempre tra i primi posti in tutte le classifiche: banda larga, diritti dei gay, pari opportunità, libertà di stampa, lavoro...

Visto che sulla crisi finanziaria e su come è stata affrontata ci sono varie leggende e alcune informazioni confuse, vale la pena chiarire alcuni punti. Così per renderci poi conto che quella che qui in rete viene definita superficialmente «una rivoluzione senza spargimento di sangue» è semplicemente la democrazia quando è in piena forma. Nella sua massima espressione che comprende la partecipazione attiva e consapevole dei cittadini e il rispetto della politica verso le esigenze e le domande che arrivano dal basso, dalla società civile.

Cosa è successo con la crisi del 2008? In sintesi la crisi finanziaria del 2008 portò l’Islanda sull’orlo della bancarotta. Il Paese si trovò tra l’altro con un debito di circa 4 miliardi di dollari nei confronti di 300 mila risparmiatori inglesi e olandesi colpiti dal fallimento della banca islandese online Icesave (controllata da Landsbanki, fallita appunto in quell’anno).
I cittadini si sono mobilitati, hanno protestato e hanno firmato una petizione per bloccare l’accordo del Parlamento islandese con Regno Unito e Olanda per il rimborso.

E proprio in seguito alla petizione, il presidente dell’Islanda Ólafur Ragnar Grímsson, si è rifiutato di firmare l’accordo e ha indetto un primo referendum nel 2010: i no vinsero con il 93% dei voti. Il Parlamento ha successivamente approvato con netta maggioranza un altro accordo, meno pesante per l’Islanda. Ma Grímsson si è ancora una volta rifiutato di firmare e ha indetto un secondo referendum ad aprile 2011. I no sono prevalsi di nuovo anche se per il 60%. Secondo Grímsson era necessario ricorrere a un referendum per soddisfare la petizione fatta da 42 mila dei 318 mila abitanti dell’Islanda. Il primo ministro del governo di coalizione di centro sinistra, Jóhanna Sigurðardóttir, ha fatto sapere, in ogni caso, che lo Stato islandese non ha nessun problema a rimborsare i suoi debiti. E così anche il ministro delle Finanze, Steingrímur J. Sigfússon: «Le riserve sono sufficienti a coprire tutti pagamenti dei prossimi anni». Quindi il debito non è stato annullato come in alcuni articoli sulla “rivoluzione islandese” si lascia credere.

Il referendum ha respinto le modalità individuate dal Parlamento per ripagare il debito, non di certo il debito stesso (anche perché non si capirebbe come mai una parte degli islandesi – il 7% al primo e il 40% al secondo referendum – avrebbe votato contro la cancellazione del debito). Ed è proprio di pochi giorni fa la decisione del Governo di Reykjavík di onorare il debito verso il Regno Unito con l’eventuale vendita di alcuni asset. La crisi è stata per l’Islanda una grande occasione di rilancio e il Paese ora si prepara ad adottare una nuova legge fondamentale redatta con la costante partecipazione dei cittadini attraverso internet e social network (che non si può di certo definire demagogicamente «il potere al popolo»). 
Dunque, la democrazia in tutta la sua complessità e con tutti i suoi chiaroscuri ha funzionato. Partecipazione dei cittadini, elezioni, referendum. Questa è la rivoluzione islandese.


FONTE

http://www.linkiesta.it/islanda-democrazia-diretta



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Referendum stravolti DAL GOVERNO ITALIANO

Referendum stravolti

Il governo propone incentivi a chi privatizza i servizi pubblici: “Referendum stravolti” 


In silenzio l'esecutivo Berlusconi cerca di aggirare il voto del referendum sull'acqua del giugno scorso. L'articolo 4 della nuova manovra economica prevede la possibilità di aprire ai privati la gestione di trasporti pubblici, asili e rifiuti. Caselli, comitato referendario: "La furbizia di tener fuori l’acqua dalla manovra significa solo aggirare la questione. Il referendum non riguardava solo il servizio idrico". Fermo "no" del sindaco di Reggio Emilia, Delrio.



Non è bastato il referendum del 12 e 13 giugno, non è stato sufficiente che ventisette milioni di italiani si recassero alle urne, né quel quorum così tradizionalmente difficile raggiungere. La manovra economica spalanca le porte alla privatizzazione dei servizi pubblici locali, offrendo peraltro incentivi economici agli enti locali che sceglieranno questa strada. Con lo slogan “l’acqua la lasciamo fuori”, il governo tira però dentro i trasporti, gli asili, i rifiuti, e tutti quei servizi che rientrano nella categoria di servizi pubblici locali e che quindi, al pari del servizio idrico, erano toccati dal quesito referendario numero uno. “Per fare un esempio – spiega Andrea Caselli del comitato referendario Acqua bene comune emiliano-romagnolo – con questa manovra potrebbe essere ceduta una parte dell’azienda dei trasporti pubblici. La furbizia di tener fuori l’acqua dalla manovra significa solo aggirare la questione, perché il referendum non riguardava solo il servizio idrico. Penso che l’opposizione sociale si allargherà e spero che avremo con noi anche gli amministratori locali”.

Cosa ne pensano i sindaci? Il fattoquotidiano.it è andato a bussare alle porte del sindaco del capoluogo dell’Emilia Romagna, Virginio Merola, e del primo cittadino di Reggio Emilia, Graziano Delrio, che è anche presidente dell’Anci. Dal Comune di Bologna la reazione per ora è il silenzio:  il sindaco bolognese promette di esprimersi sui singoli provvedimenti della manovra ma solo quando il tutto sarà definitivo. Il presidente dell’Anci invece è pronto ad annunciare battaglia. “La nostra posizione è chiara e unanime, l’articolo 4 della manovra reintroduce di fatto l’articolo 23 bis abrogato con il referendum”.

Delrio parla di “un’operazione  illegittima sul piano costituzionale” e riferisce che i sindaci, “siano essi di destra o di sinistra”, sono compatti contro questo provvedimento. I motivi? “Interviene sulle competenze dei comuni e delle autonomie. E’ una norma che lede il referendum. Obbliga ad alienare quote di società e a vincolare la vendita a scadenze temporali. In sostanza, devalorizza il patrimonio dei Comuni e non vedo quindi come possa aiutare la finanza pubblica”.

Delrio parla al plurale e fino ad ora l’opposizione all’articolo 4 ha già trovato i suoi alleati più convinti fuori dai confini della regione: nelle due città, Milano e Napoli, che solo un mese prima del referendum furono protagoniste della “rivoluzione arancione”, le reazioni sono dure e immediate. Cristina Tajani, assessore allo sviluppo economico della giunta di Pisapia, giudica un errore la privatizzazione dei servizi di pubblica utilità e chiede che il provvedimento venga modificato: “Se venisse assegnata ai privati la gestione di settori in cui la concorrenza non può esistere, come quella del trasporto pubblico, si darebbe il via di fatto ai monopoli privati”. Anche la Napoli di De Magistris lavora contro l’articolo 4 della manovra. Alberto Lucarelli, assessore ai beni comuni, un incarico che parla da sé,  rivendica anche una storia personale che “dà coerenza a quel ruolo”: oltre che professore universitario di diritto pubblico, “sono stato estensore dei quesiti referendari e ho introdotto in Italia il dibattito giuridico sui beni comuni”, spiega. “Perciò posso dire con cognizione di causa che la manovra riproponendo le privatizzazioni non solo va contro la volontà espressa dagli elettori, ma agisce in contrasto con il diritto comunitario e con la stessa costituzione”.

Questa la ragione dell’appello nazionale (http://www.siacquapubblica.it/) promosso da Lucarelli e dai suoi colleghi giuristi Ugo Mattei, Università di Torino, Luca Nivarra, Università di Palermo, Gaetano Azzariti, Università di Roma La Sapienza. Una lunghissima fila di firme è allegata al testo, a cominciare dall’ex magistrato Livio Pepino e dal missionario Alex Zanotelli. “L’Unione europea non impone forme di privatizzazione forzata, lascia solo una facoltà, non a caso Parigi ha scelto di ripubblicizzare l’acqua. In Italia, prima con Lanzillotta, poi con Ronchi, si è tentato di procedere con la privatizzazione forzata. Anche gli incentivi previsti in questa manovra per chi privatizza sono una forma di pressione, incidono sul potere di scelta degli enti locali”, spiega Lucarelli. “La Corte costituzionale aveva detto chiaramente che il referendum non era limitato all’acqua – continua Ugo Mattei – e invece ora vogliono limitare il più possibile quel Sì, delegittimarne la portata politica”.

“Politicamente siamo senza voce”, lamenta il professore torinese, “c’è un’asse che comprende maggioranza e opposizione a cui va bene vendere i servizi pubblici”. Nel frattempo si dichiarano contro le privatizzazioni il sindacato Cgil e alcune realtà associative. Codacons urla allo scippo: quel capitolo dell’articolo 4 della manovra, chiamato “Adeguamento della disciplina dei servizi pubblici locali al referendum popolare e alla normativa dell’unione europea”, di fatto ripristina il testo abolito con il voto. Il comitato referendario, in Emilia Romagna e non solo, scalda i motori. E assieme ai giuristi firmatari dell’appello promette: “Quel provvedimento verrà impugnato davanti alla Corte costituzionale”.




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domenica 28 agosto 2011

Siria , mani spezzate al vignettista



vignettista Ali Ferzat
Gli hanno spezzato le mani per punirlo di aver disegnato Assad che faceva l'autostop con Gheddafi e altre vignette satiriche anti regime. E' quanto accaduto in Siria al celebre vignettista Ali Ferzat. All'uomo è, infatti, stato detto che si è trattato «solo di un avvertimento» e gli hanno ordinato di smettere di disegnare. Dal canto suo l'uomo ha ribadito: "Le nostre vite sono in pericolo".


SIRIA


gli Usa protestano per le mani spezzate al vignettista siriano. 
Ma la repressione va avanti


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Ali Farzat - علي فرزات - VIGNETTE

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Sono state messe in circolazione le foto del vignettista Ali Ferzat, rapito e picchiato giovedì mattina da degli uomini armati col viso coperto. Ha le mani spezzate, oltre a diversi segni di violenza sul viso e sul corpo ed è comprensibilmente terrorizzato. Una punizione e un chiaro avvertimento che ha costretto gli Stati Uniti a chiedere a Bashar al-Assad di fermare, quantomeno, le violenze contro i dissidenti pacifici. Ma il presidente siriano non sembra granché impressionato dalle timide dichiarazioni che arrivano dalla comunità internazionale. Un po’ per la protezione che gli assicurano ancora Russia e Turchia e un po’ perché gli interessi occidentali sono rivolti altrove al momento. Continuano infatti la carneficina quotidiana e gli arresti in tutto il Paese. Anche oggi gli attivisti hanno contato almeno una decina di morti, un bilancio che potrebbe salire nelle prossime ore al termine del venerdì di preghiera.

vedi anche il video:
http://www.nuovaresistenza.org/2011/08/26/siria-ali-farzat-dopo-essere-rapito-e-torturato-dalle-forze-di-sicurezza-youtube/

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venerdì 26 agosto 2011

L'Aquila, terremoto, Brancher,



 Brancher


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Stringimi a te 
( testimonianza terremoto 6 aprile 2009 l'aquila)


Brancher-quadrata
Siamo ad Aielli, Abruzzo. È un paesino colpito dal terremoto del 2009. Con una cerimonia tenuta ben nascosta è stata intitolata una piazza e un busto a Guido Letta, prefetto fascista nonché zio del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni. I fondi (20mila euro) per costruire il busto, secondo tutte le ricostruzioni giornalistiche, sono stati distratti dalle risorse per la ricostruzione post-terremoto.

Qual è la notizia? 

L'uso improprio e inutile di fondi pubblici? Certamente.
L'intitolazione di un busto e di una piazza a un prefetto fascista? Anche. 
L'intitolazione di un busto e di una piazza a un parente di un potente uomo di Governo? Meno, ma non è un dettaglio trascurabile. 

I titoli, di questi tempi, sono tutto. Proviamo a dare la notizia ponendo l'accento sulle tre componenti della storia. 

a. Aielli, costruito un busto con fondi per il terremoto. 
b. Aielli, costruito un busto di un prefetto fascista. 
c. Aielli, intitolato un busto allo zio di Gianni Letta. 

I tre titoli sono ovviamente incompleti. Manca il riferimento all'intitolazione della piazza, come su molti dei titoli presenti sui giornali. Ma le necessità giornalistiche impongono frasi di facile comprensione e che spingano sulla notiziabilità, cioè sulla capacità di attrarre un lettore distratto o di raccogliere l'attenzione di un lettore attento in mezzo a centinaia di notizie. 

Il titolo che al momento scalda i cuori è il b. L'aggettivo 'fascista' ha reso la notizia importante. Senza, sarebbe passata inosservata insieme ai tanti sprechi e alle tante ruberie di cui, ogni giorno, abbiamo notizia. L'importo, poi, 20mila euro, non giustificherebbe questa attenzione. Se il busto fosse stato intitolato a Garibaldi, sarebbe stato comunque uno spreco di denaro pubblico, ma non ne avrebbe parlato nessuno. 

A me sta bene che ci sia indignazione per l'aggettivo 'fascista' più che per l'aggettivo 'pubblico' (anche se 'fascista' è aggettivo espressione di una parte, 'pubblico' è aggettivo espressione di una comunità), a condizione che l'altra parte, quella che grida al 'fascista', sia pronta a fare una sua, personale campagna: 

"Noi non costruiremo mai un busto di un personaggio vicino alla nostra parte politica con soldi pubblici, soprattutto se destinati al terremoto. Per questo chiediamo la rimozione del busto di un prefetto fascista"

Va bene che la notiziabilità sia garantita dalla storia e dallo scontro ideologico. Ma per ottenere il risultato (la rimozione del busto e, credo, la non-intitolazione della piazza a Guido Letta) bisogna fare quella necessaria premessa. Un busto fascista indigna, è scorretto, è sbagliato. Ma lo è ancora di più perché costruito coi soldi di una comunità e non di una parte politica. Un busto fascista è sbagliato in sè, è sbagliato doppiamente perché è costruito coi fondi per il terremoto. Ma sarebbe sbagliato qualsiasi altro busto, magari meno, ma sarebbe stato comunque un errore. 

Se non ri-tariamo la notizia, se ci fermiamo al titolo, se ci fermiamo addirittura all'aggettivo che rende notiziabile la notizia, facciamo un grande favore a chi vogliamo contestare. Prima di tutto restiamo ambigui: il problema di questo busto è il suo essere fascista o il suo essere costruito coi soldi pubblici? Stiamo dicendo che il problema è il busto fascista e, dunque, che si possono distrarre fondi pubblici per onorare altre culture politiche, o stiamo invece assumendo che una scelta del genere è odiosa sempre, di più se il busto è di un gerarca del fascismo? 

Se non si ha il coraggio di mettere i puntini sulle i, si favorisce un'idea del mondo diviso in due tifoserie. Nel caso dell'attualità, Berlusconi ha coccolato questo obiettivo e ci è riuscito: o sei berlusconiano, o sei anti-berlusconiano. Sinistra e destra sono categorie più storico/concettuali che descrittivo/sociologiche.

Se non si afferma a gran voce che certe cose sono sbagliate a prescindere da chi governa, si strizza l'occhio all'idea di una cultura proprietaria delle istituzioni, per cui chi governa fa gli interessi del suo elettorato e della sua parte politica e dunque si compete non per fare il bene del Paese, ma solo per arrivare nella stanza dei bottoni per agire a vantaggio della propria parte di mondo. Quella stessa cultura proprietaria che autorizza il sindaco di Aielli a fare quello che ha fatto, e che noi dovremmo sfidare apertamente e senza ambiguità per ottenere il risultato: la rimozione di quel benedetto busto. 

p.s. nel frattempo Aldo Brancher, Ministro per 17 giorni, condannato a due anni per ricettazione e appropriazione indebita, ha ottenuto un incarico come Presidente di un ente parastatale, l'Odi (Organismo di indirizzo), con un budget di 160 milioni di euro, 8000 volte il costo del busto. Però, siccome non hanno trovato l'aggettivo 'fascista' da nessuna parte, è probabile che la notizia scivoli via senza troppi problemi.

(nella foto la campagna di Valigia Blu per chiedere le dimissioni di Brancher da Ministro)

Dino Amenduni
@valigia blu - riproduzione consigliata

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leggi anche 


NON AFFIDARTI A DEI CIARLATANI GIOCA  LE TUE CARTE 

http://maucas.altervista.org/imago_carte.html

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LA FOTO


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Contromanovra di Sbilanciamoci

 

“Loro a Cernobbio noi a Lamezia Terme”
Dal 1° al 3 settembre Sbilanciamoci! a Lamezia Terme. La IX edizione del forum di Sbilanciamoci! si tiene quest’anno a Lamezia Terme, simbolo della lotta alla ‘ndrangheta e della rinascita della società civile in Calabria. Il titolo del forum di quest’anno è “Gioventù sprecata?” ed è dedicato all’impatto della crisi economica sulla condizione dei giovani, dal precariato alla disoccupazione alla situazione nella scuola e nell’università. Sono previste 9 sessioni tematiche e due eventi culturali. L’iniziativa è patrocinata e sostenuta dal comune di Lamezia Terme che in questi anni ha avuto un importante ruolo nell’affermazione della legalità e della democrazia.
Oltre 50 i relatori previsti: ricercatori, esponenti delle organizzazioni della società civile, sindacalisti discuteranno della condizione giovanile, del rapporto tra economia e criminalità. Del modello di sviluppo nel Mezzogiorno parleranno docenti universitari e ricercatori come Tonino Perna, Andrea Fumagalli, Michele Raitano, Enrico Pugliese, Enzo Ciconte, Alfonso Gianni, Domenico Cersosimo, Mario Pianta, Pietro Fantozzi, Piero Bevilacqua. Esponenti delle organizzazioni della società civile interverranno sui temi della crisi e delle risposte alla globalizzazione neoliberista: Vittorio Agnoletto, Alex Zanotelli, Ugo Biggeri, Licio Palazzini, Paolo Beni, Giulio Marcon, Roberto Iovino, Federico Nastasi, Domenico Chirico, Maurizio Gubbiotti, Fabio Renzi, Stefano Lenzi, Grazia Naletto, Andrea Ferrante. Si parlerà anche di Mediterraneo e della rinascita democratica del Maghreb con Giuliana Sgrena ed altri esponenti della società civile. Sarà presente un rappresentante degli Indignados ed è prevista la presenza, insieme al sindaco di Lamezia Terme – Gianni Speranza- dei sindaci di Napoli e di Cagliari. Saranno presenti numerosi esponenti delle organizzazioni della società civile, del terzo settore e dell’amministrazione comunale di Lamezia Terme. Vedi il programma completo su www.sbilanciamoci.org.
 Eventi culturali. Nel forum di Lamezia sono previsti anche alcuni eventi culturali: la proiezione del film Corpo Celeste, presentato dalla regista Alice Rorhwaher, da Goffredo Fofi e da Don Giacomo Panizza. Inoltre verrà proiettata la puntata di Report “Generazione a perdere” con il giornalista che ha curato lo speciale, Michele Buono. Previsti anche stand gastronomici con degustazioni di prodotti biologici calabresi e delle cooperative di Liberaterra, coltivati sui terreni confiscati alle mafie.
Per partecipare. E’ necessario iscriversi e registrarsi, scrivendo ad info@sbilanciamoci.org. A chi si iscrive Sbilanciamoci! manderà le informazioni più dettagliate con gli aggiornamenti del programma e dell’iniziativa, i profili dei relatori e le informazioni logistiche. Sbilanciamoci! può dare informazioni su alberghi e ostelli dove poter pernottare a costi contenuti. Lamezia Terme è facilmente raggiungibile sia con il treno che con l’aereo: ogni giorno ci sono numerosi collegamenti dai principali scali italiani. Oltre che sul sito di Sbilanciamoci, informazioni e commenti sull’evento di Lamezia Terme possono essere consultati sulla pagina di facebook dedicata all’evento.

Scarica il Programma
Scarica il Flyer Gioventù Sprecata?
Scarica la Scheda di Partecipazione
Consigli logistici: i Luoghi di Lamezia Terme
Per informazioni rivolgersi a: Sara Nunzi, info@sbilanciamoci.org o al numero di telefono 06 8841880 o al fax 06 8841859.

 

 

Contromanovra di Sbilanciamoci


 http://www.sbilanciamoci.org/2011/06/l%E2%80%99impresa-di-un%E2%80%99economia-diversa/

Costruiamo insieme la legge sulla Tassa sulle Transazioni Finanziarie

 http://www.zerozerocinque.it/index.php?option=com_content&view=category&layout=blog&id=42&Itemid=90




La Contromanovra di Sbilanciamoci!

La manovra varata dal governo Berlusconi è disperata, iniqua e senza futuro. Questo provvedimento, come i precedenti, non affronta in modo strutturale il problema del debito e non mette in campo misure significative per il rilancio dell’economia. Il problema principale è proprio questo: si affronta la crisi solo sul fronte dei tagli della spesa pubblica (prevalentemente la spesa sociale), mentre non vi è una misura credibile capace di rilanciare l’economia. Anzi, questa manovra, come la precedente, ha un impatto depressivo e recessivo: comprime la domanda interna, i consumi, i salari e con essi la produzione.
A questi due elementi negativi – l’estemporaneità dei tagli e l’assenza di misure per il rilancio dell’economia- si aggiunge il forte carattere iniquo della manovra a danno dei lavoratori (in particolare i dipendenti pubblici) i pensionati ed in generale i cittadini: il taglio, pesantissimo, ai trasferimenti agli enti locali e alle regioni si tradurrà in minori servizi ed in maggiori tributi. Ancora una volta non vi sono significative misure contro l’evasione fiscale e i grandi patrimoni. Il “contributo di solidarietà” sui redditi Irpef più alti  è solo una misura estemporanea e parziale eche evita da una parte una vera riforma in senso progressivo dell’Irpef (anche a favore delle aliquote più basse) e dall’altra fornisce l’alibi per non introdurre la tassazione dei grandi patrimoni. Lo stesso innalzamento dal 12,5% al 20% dell’imposizione fiscale sulle rendite è ancora insufficiente (sarebbe stato più equa un’imposizione al 23%) e non comprende i possessori (tra cui in gran parte le banche) dei titoli di stato.
Fino ad oggi il governo ha sbagliato praticamente tutto, diffondendo inutile ottimismo,  negando la crisi, limitandosi ad interventi di facciata, aspettando inerzialmente la ripresa internazionale, non colpendo i grandi patrimoni e la finanza, salvando gli evasori fiscali, non mettendo in campo interventi strutturali per rilanciare l’economia, colpendo la dignità del lavoro ed il ruolo del sindacato, tagliando le spese sociali.
Contro il provvedimento del governo Sbilanciamoci propone una manovra di 60miliardi, di cui 30 da destinare alla riduzione del debito e 30 da destinare al rilancio dell’economia al lavoro, alla difesa del welfare (testo integrale su www.sbilanciamoci.org).http://www.sbilanciamoci.org/2011/08/la-contromanovra-di-sbilanciamoci-3/
Da una parte -sul fronte delle entrate- è necessario colpire i grandi patrimoni con una imposta ad hoc, tassare ulteriormente i capitali rientrati dall’estero grazie allo scudo fiscale, ridurre le spese militari, cancellare le grandi opere. Una tassazione dei patrimoni del 5%1000 -con una limitata franchigia per i patrimoni più bassi- porterebbe un’entrata in due anni di 21miliardi euro; una tassazione aggiuntiva del 15% sui capitali rientrati grazie allo scudo, ben 15 miliardi; ed il combinato di riduzione del 20% delle spese militari, della cancellazione del programma dei caccia F35, della fine della missione in Afganistan e della cancellazione delle grandi opere, darebbe oltre 10 miliardi di euro.
Dall’altra -sul fronte degli interventi: almeno 30 miliardi- è necessario investire nella green economy (energie pulite, mobilità sostenibile, ecc), nelle piccole opere pubbliche (messa in sicurezza delle scuole, ferrovie locali, ecc), nella ricerca e nell’innovazione. Nello stesso tempo è necessario difendere i redditi più bassi (con detrazioni ed altri interventi fiscali, aumentando le pensioni minime), allargare lo spettro degli ammortizzatori sociali ai lavoratori parasubordinati (intriducendo per i monocomittenti, misure analoghe a quelle previste per i lavoratori a tempo indeterminato), rafforzare la rete dei servizi sociali (asili nido, introduzione dei livelli essenziali di assistenza, fondo non autosufficienza, ecc).
E’ questo il cambio di rotta di cui il paese avrebbe bisogno: una politica economica diversa, un modello di sviluppo alternativo a quello delle scelte neoliberiste di questi anni capace di ridare speranza e futuro ad un paese piegato in questi anni dalla logica dei privilegi e degli interessi dei più forti. Le proposte ci sono ed è ora che anche il sindacato e le forze di centro sinistra si incontrino in tempi brevi con i movimenti sociali e l’associazionismo per rendere credibile un’alternativa comune alle scelte di questo governo.
Giulio Marcon
Portavoce Campagna Sbilanciamoci!


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giovedì 25 agosto 2011

ECOLOGIA: idee in Comune , X Milano






Le macchinette mangia lattine a Oslo, i chip conta-rifiuti di Leeuwarden in Olanda (tra l’altro la città natale di Mata Hari), gli orti urbani di Dakar, la rete dei centri civici di Saragozza, il tetto a giardino del comune di Chicago, l’ombrellone del viandante della Marina di Pisa. Sono solo alcuni esempi di buone pratiche di amministrazione pubblica che sono state messe in pratica in tutto il mondo. Da qui nasce lo spunto per l’iniziativa “Copia e incolla: idee in Comune” che l’assessora al Tempo libero, Chiara Bisconti, ha presentato oggi. Cioè: chiedere alle milanesi e ai milanesi in vacanza di segnalare iniziative simili (ma non solo: anche di cittadinanza partecipata, educazione civica, difesa dell’ambiente, creatività, uso del tempo libero) che scoprono nei loro itinerari turistici. “Noi siamo qua, a lavorare, come molti milanesi. Altri sono invece a godersi ferie meritate, in una situazione di svago e relax, uno stato mentale che favorisce spunti nuovi e idee originali”, ha spiegato Bisconti. “Questa iniziativa vuol essere un ponte fra tutti noi. Uno stimolo alla creatività e allo spirito di osservazione. Il tutto all’insegna della partecipazione. In sostanza, invitiamo cittadine e cittadini a fare un’operazione di copia e incolla di buone pratiche. Ci aspettiamo tante idee creative, divertenti, semplici, efficaci. E, perché no, magari qualcuna di queste potrebbe pure trasformarsi in un provvedimento concreto da parte dell’amministrazione comunale, proprio come uno degli esempi citati qui all’inizio del comunicato. E’ un metodo, quello della “best practice”, che è comunemente adottato nelle grandi aziende private. Guarda caso, stiamo già facendo copia e incolla…”. Come funziona l’iniziativa? Semplice: bisogna inviare all’indirizzo mail - ideaincomune@comune.milano.it - un breve testo (massimo 500 caratteri, spazi inclusi) nel corpo stesso del messaggio (quindi, non come allegato in word o altro), indicando luogo, data, tema e titolodell’iniziativa segnalata. Il tutto può essere accompagnato da una fotografia (ammessi esclusivamente i formati jpg, png e gif) che però non pesi più di 2 megabyte. Qualsiasi altro tipo di materiale non sarà invece accettato. Detto in altre parole, cartoline “elettroniche” che le cittadine e i cittadini inviano a Milano per raccontare come si possa costruire una città migliore, segnalando esempi concreti, già realizzati. “Un modo – ha concluso l’assessora - per rendere sempre più stringente e creativo il dialogo con l’amministrazione comunale. Ci piace pensare che ogni milanese possa così diventare una sorta di corrispondente civico. Un auspicio, che potrebbe essere rivolto non solo a chi è in vacanza, ma anche alle decine di migliaia che, per lavoro o per studio, vivono all’estero“. Chi invece non sa nulla di computer, internet e Facebook, può usare la lettera tradizionale per mandare le sue segnalazioni: l’indirizzo è quello dell’assessorato al Tempo libero, via Marconi 2, ovviamente specificando che è indirizzato all’iniziativa. “E questa – ha sottolineato Bisconti – è già la prima idea che abbiamo copiato e incollato: è venuta fuori proprio durante la conferenza stampa di oggi, da una domanda di una cronista”.

ECOLOGIA: idee in Comune , X Milano: COPIA E INCOLLA X Milano: idee in Comune Le macchinette mangia lattine a Oslo, i chip conta-rifiuti di Leeuwarden in Olanda (tra ...
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Germania e UK tassano i conti in Svizzera dei propri cittadini




Germania e UK tassano i conti in Svizzera dei propri cittadini. 

Perché noi no?

Svizzera e Regno Unito hanno raggiunto un accordo-quadro per tassare conti svizzeri non dichiarati da cittadini britannici. L’intesa dovrebbe fruttare allo Scacchiere britannico circa 5 miliardi di sterline entro il 2013. L’accordo prevede un do ut des tra i due paesi, nel quale viene preservato l’anonimato dei depositanti britannici in cambio di una robusta tassazione del reddito prodotto dai loro investimenti in Svizzera, sulla falsariga dell’altro accordo-quadro, raggiunto dalla Confederazione con la Germania, settimane addietro.

Il reddito prodotto dai depositi svizzeri di residenti britannici subirà dal 2013 una ritenuta d’imposta tra il 27 ed il 48 per cento, più un’una tantumcompresa tra il 19 ed il 34 per cento, a seconda della dimensione del deposito, in regime transitorio fino al 2013. La Svizzera anticiperà al Regno Unito una somma di 500 milioni di franchi a maggio 2013, a titolo di garanzia. L’aliquota dell’imposta sui depositanti britannici in Svizzera è quasi doppia di quella che verrà pagata dai depositanti tedeschi nella Confederazione. Ciò dovrebbe fornire un potente incentivo al rimpatrio di capitali nel Regno Unito prima che l’accordo divenga effettivo, a inizio 2013. L’accordo dovrà essere ratificato dal parlamento federale svizzero. Gli scettici meditino sul fatto che un accordo del genere, se è stato accettato dalla Svizzera, è enforceable, anche se ci incuriosisce molto sapere come.

Tasse (pesanti, tra l’altro) contro garanzia di anonimato. Non il trionfo dell’equità, ma un buon compromesso per un Tesoro britannico che ha fame di introiti. Il governo e l’opposizione italiani riflettano attentamente su questa prassi, che sta ormai affermandosi nei confronti della Svizzera, che ha peraltro l’esigenza di frenare l’apprezzamento del cambio del franco, ma di non perdere depositi a vantaggio (ad esempio) di piazze asiatiche.

Cari Tremonti e Bersani, servono soldi? 
Provate in questo modo, e la si smetta di cianciare su una demenziale riapertura dell’ultimo 
scudo fiscale.

http://www.agoravox.it/Germania-e-UK-tassano-i-conti-in.html

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Francia , i super ricchi a Sarkozy , Tassaci



Francia 

i super ricchi a Sarkozy

Tassaci



«Tassaci».
E’ il titolo perentorio, sorprendentemente masochistico, di un «manifesto» lanciato da un nugolo di «super ricchi» francesi. Un appello a Nicolas Sarkozy: invocano una nuova imposta di solidarietà, applicata a chi davvero i soldi ce li ha. Dopo le parole sulla medesima lunghezza d’onda da parte del miliadario (e speculatore) Warren Buffett sull’altra sponda dell’Atlantico e dopo la versione nostrana dello stesso messaggio di Montezemolo, anche in Francia si erano già levate voci simili, ma isolate. Stavolta, invece, si tratta di un appello comune, di un gruppo organizzato.

Il manifesto sarà pubblicato domani sul settimanale Nouvel Observateur. Ma scampoli del testo sono già disponibili in rete. E non è un caso: oggi a Parigi Sarkozy si riunisce con i suoi ministri per definire gli ultimi dettagli della manovra aggiuntiva che anche la Francia deve varare per frenare l’avanzata del deficit pubblico e riproporsi più salda a livello internazionale, in primis al test della fiducia dei mercati. Stasera alle 20, sul canale Tf1, il premier François Fillon illustrerà le misure «lacrime e sangue» che Parigi prenderà, sacrifici comunque ridotti rispetto a quelli che aspettano gli italiani.

In questo contesto, per assicurare che farà la sua parte, si fa vivo il gotha della finanza parigina. Sono sedici tra ricchissimi (vedi l’anziana proprietaria di L’Oréal, Liliane Bettencourt) e influenti manager (come Frédéric Oudéa, alla guida della banca Société Générale, assai bersagliata in Borsa dagli speculatori negli ultimi tempi). A loro si stanno man mano aggiungendo altri componenti del club dei ricchissimi di Francia.

«Nel momento in cui il deficit di bilancio e le prospettive di peggioramento del debito pubblico minacciano il futuro della Francia e dell’Europa – scrivono i nostri – e nel momento in cui il Governo chiede a tutti uno sforzo di solidarietà, ci sembra necessario contribuire». « Siamo consapevoli – precisano – di avere pienamente beneficiato del modello di sviluppo francese e dell’Europa, ai quali siamo fedeli. Tale contributo non è una soluzione in sé: deve far parte di un più ampio sforzo di riforma, sia sul fronte delle spese che su quello delle entrate». Ovviamente i super ricchi chiedono che il loro contributo sia calcolato «sulla base di proporzioni ragionevoli» cosi’ da evitare «effetti economici indesiderabili, come la fuga dei capitali o la crescita dell’evasione fiscale».

Subito per stemperare tanto buonismo, alcune osservazioni. Mentre l’aliquota dell’Irpef francese, applicata ai più abbienti, è del 41% (già inferiore a quella di altri Paesi europei per la stessa categoria di reddito), secondo i dati dell’Insee, l’organismo statistico pubblico, lo 0,01% più ricco della popolazione paga appena il 15%, approfittando di svariate «nicchie fiscali» (come vengono chiamati gli sgravi concessi a categorie professionali e situazioni particolari dal fisco francese), che Sarkozy sta da tempo cercando di limitare per battere cassa. Insomma, i margini per far pagare di più i miliardari ci sono, eccome. Inoltre, per quanto riguarda Liliane Bettencourt, uno dei firmatari, bisognerebbe forse ricordare che l’anno scorso è stata al centro di uno scandalo, che fra le altre cose ha fatto emergere evasioni fiscali a suo carico ed enormi proprietà non dichiarate all’estero (compresa un’isola delle Seychelles). Deve già restituire una trentina di milioni di euro allo Stato francese.

Detto questo, è chiaro che qualcosa sta cambiando a Parigi. Mentre lo stesso Sarkozy, che di certo non è un progressista e tantomeno un rivoluzionario, vista la situazione, non esita più ad «attaccare» la categoria dei super ricchi, che costituiscono il nucleo centrale dei finanziatori delle sue campagne elettorali e una parte del proprio elettorato. Subito dopo la sua elezione, nel 2007, aveva introdotto un’iniqua regola, per cui si limitava al 50% massimo il prelievo fiscale (compreso non solo l’Irpef, ma anche tutto il resto) per ogni cittadino francese: una norma, ovviamente, che favoriva i più abbienti. Al tempo stesso aveva cominciato a dire che avrebbe eliiminato la patrimoniale, in Francia imposta dai tempi di Mitterrand. La primavera scorsa, però, inversione di rotta: la regola del tetto del 50% è stata fatta fuori. E per la patrimoniale è stato aumentato il livello minimo di applicazione (da 800mila euro a 1,3 milioni), ma la tassa non è stata sopressa.

Intanto, fra le misure che saranno annunciate oggi, dovrebbe esserci una nuova tassa dell’1 o del 2% da applicare alle 30mila famiglie più facoltose del Paese. Sarà calcolata sul «reddito fiscale di riferimento», quello imponibile sommato alle plusvalenze mobiliari e immobiliari e ai redditi percepiti all’estero. L’obiettivo del Governo è una manovra aggiuntiva di quattro miliardi quest’anno e di una decina l’anno prossimo. Briciole rispetto all’Italia. Ma bisogna agire in fretta. A pagare saranno soprattutto i più ricchi? Certo. E la questione non sembra ormai scandalizzare più nessuno. Neppure i (rassegnati) diretti interessati.


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mercoledì 24 agosto 2011

In Libia gridano ,a morte Berlusconi



In Libia gridano 

a morte Berlusconi

Era inevitabile, nelle manifestazioni a Bengasi la folla canta "Morte a Gheddafi" insieme a "Morte a Berlusconi", si sono sentiti anche slogan contro l'Italia.

Proprio un grande statista che rimarrà nella memoria dei popoli, la vanità di Berlusconi può dirsi soddisfatta.


Si è fatto un gran parlare degli interessi italiani in
Libia, dicendo che l'atteggiamento diplomatico dell'Italia giustificava la collusione con il regime a loro difesa. L'evoluzione degli eventi dimostra che anche questa pietosa scusa è del tutto infondata, così com'era infondata nei confronti di Egitto e Tunisia.

Non si difendono gli interessi dell'Italia spalleggiando dittatori in disgrazia e manifestando loro amicizia e stima anche quando già sono fuggiti con infamia dal loro paese. Non si difendono gli interessi dell'Italia spalleggiando dei folli che mandano gli aerei a bombardare le manifestazioni, ancora meno quando sono perdenti.

Abbiamo già avuto modo di misurare la durezza dei rapporti con il nuovo esecutivo della Tunisia, ma non è stato un monito sufficiente.

È evidente che gli interessi italiani in Nordafrica sono minacciati e non protetti dall'irresponsabile azione del governo e dalle dichiarazioni criminali di Frattini nelle ultime settimane.

http://cipiri.blogspot.com/2011/08/frattini-ai-somali-che-muoiono-di-fame.html

Frattini , ai somali che muoiono di fame ci pensiamo dopo le ferie


Frattini 

ai somali che muoiono di fame 

ci pensiamo dopo le ferie



 FONTE : http://www.agoravox.it/In-Libia-gridano-a-morte.html


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Il 23 agosto del 1927 venivano bruciati sulla sedia elettrica Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzett



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ESECUZIONE DI NICOLA SACCO E BARTOLOMEO VANZETTI 
 
Il 23 agosto del 1927 venivano bruciati sulla sedia elettrica Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, per un delitto che non avevano mai commesso e per il quale sono stati completamente scagionati 50 anni dopo, nel 1977. Martiri ma anche eroi. Disse Bartolomeo Vanzetti nella sua celebre requisitoria guardando in faccia i giurati: “Mai vivendo l'intera esistenza avremmo potuto sperare di fare così tanto per la tolleranza, la giustizia, la mutua comprensione fra gli uomini...Il fatto che ci tolgano la vita, la vita di un buon operaio e di un povero venditore ambulante di pesce...è tutto! Questo momento è nostro quest'agonia è la nostra vittoria!”.

Per non dimenticare ed onorare due grandi Anarchici: emigrati negli Stati Uniti D'America, in cerca di lavoro , Fuggirono in Messico , quando scoppiò la guerra, perchè mai anarchici quali erano, avrebbero impugnato un'arma per uccidere o per venire uccisi per lo Stato . Lottarono per i diritti degli emigrati e contro il razzismo e per questi motivi furono accusati ingiustamente di furto e omicidio, avendo persino degli alibi perfetti e delle testimonianze a favore. Il giudice disse chiaramente che i veri motivi furono quelli politici e li condannò alla sedia elettrica.

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Frattini , ai somali che muoiono di fame ci pensiamo dopo le ferie


Frattini 

ai somali che muoiono di fame 

ci pensiamo dopo le ferie

"Abbiamo già dato" e "Stiamo preparando il gruppo di contatto internazionale che si riunira' a settembre", dopo le vacanze.
In queste due frasi è riassumibile la scandalosa posizione del nostro paese di fronte al genocidio per fame nel Corno d'Africa, secondo quanto dichiarato dal nostro ministro degli Esteri Franco Frattini. Abbiamo già dato 20 milioni di euro e manderemo qualche aereo con un po' di tende e generatori. Niente di fronte a una tragedia che lo stesso Frattini ha definito "una tragedia di dimensioni incalcolabili", per fare un esempio il solo invio per qualche tempo di una portaerei ad Haiti, a scopo di propaganda, è costato 200 milioni.
Nelle nostre ex-colonie stanno morendo a migliaia ogni giorno, le dichiarazioni di Frattini illustrano perfettamente l'irresponsabilità del nostro paese, del governo e dei nostri parlamentari, più interessati a godersi le ferie che a farsi carico delle proprie responsabilità. Buone vacanze ministro.
Aggiornamento: Nota Bene: ieri le milizie vicine al governo sostenuto dall'Italia e dagli alleati hanno sparato sui rifugiati a Mogadiscio, rifugiati che hanno cercato d'opporsi al loro tentativo di rubare gli aiuti. Inutile dire che a sentire Frattini l'unico problema sono i talebani locali e che i nostri alleati sono quelli buoni.


30.000 bimbi morti e non ce ne frega niente
Secondo l'ONU sono 29.000 i bambini sotto i 5 anni morti di fame in Somalia negli ultimi 90 giorni. E il dato per bambini e persone sopra i 5 anni, pur non comunicato, non può che essere simile e spingere il bilancio di questa tragedia verso numeri da olocausto. Molto di più di una strage, molto di più di una guerra.

Muoiono nelle zone controllate dagli islamici cattivi come in quelle sotto il controllo dei filo-occidentali, così come muoiono nei campi per profughi in Kenya ed Etiopia, quelli che riescono ad arrivarci. La causa è la peggiore siccità da sessant'anni, unita a una guerra e all'irresponsabilità di governanti e aspiranti governanti troppo impegnati in altro per far caso a questo massacro, in quelle zone come in Oriente e in Occidente, tanto che gli appelli dell'ONU per raccogliere i quattro spiccioli per nutrirli sono caduti nel vuoto e non si è stati in grado di raccogliere la cifra richiesta.

Il nostro paese si segnala per avarizia e irresponsabilità, non solo il governo Berlusconi ha ridotto quasi a zero gli aiuti umanitari, ma non versa nemmeno i soldi già scarsi che ha promesso, proprio come accade per i fondi per la lotta contro l'AIDS


Somalia famine map
Il mondo che brucia miliardi di dollari nel falò delle borse non è capace di spenderne qualche decina di milioni per evitare la strage. E non bisogna credere che vada meglio in altre aree del Corno d'Africa colpite dalla carestia. In Etiopia la rete d'emergenza ha funzionato, ma il governo non ha fatto nulla per impedire la carestia e buona parte della popolazione, in particolare quella di origine somala nella regione dell'Ogaden, è tenuta in ostaggio dallo spietato regime di Meles Zenawi proprio grazie agli aiuti alimentari.

In Somalia c'è un impegno americano evidente, che da anni cerca di pervenire alla formazione di un governo gradito a Washington con ogni mezzo. Oggi, dopo aver scatenato l'invasione etiope per cacciare il governo delle Corti Islamiche, cerca di rimetterle al potere insieme ai soliti signori della guerra, ma con scarso successo, perché la lotta contro l'invasore etiope ha portato alla ribalta i ben più radicali Shabab, vicini all'idea qaedista e talebana dell'Islam.


horn of africa famine 2011
Ancora oggi gli Stati Uniti spendono più soldi per bombardare la Somalia e pattugliarne i mari che per l'emergenza umanitaria. Inutile dire che si tratta di un'indifferenza condivisa da quasi tutto l'Occidente, chiunque se ne può rendere conto pensando a quanto ha sentto parlare della crisi umanitaria in Somalia negli ultimi mesi.

Ce ne sono ancora 640.000, di bimbi sotto i 5 anni che stanno per morire di fame, più gli adulti e quelli sopra i 5 anni, e al momento sembra più probabile che qualche bookmaker apra le scommesse sul bilancio finale della tragedia, che qualcuno di quelli che possono si svegli e corra al loro salvataggio, tanto che secondo l'ONU l'emergenza è destinata ad allargarsi ad altre zone.



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lunedì 22 agosto 2011

presidio permanente in piazza di Monte Citorio a Roma



 http://www.presidiomontecitorio.it/

Il nostro obiettivo



Dal 4 Giugno 2011, un gruppo di cittadini italiani è presente in presidio permanente in piazza di Monte Citorio a Roma.
Non hanno alle spalle partiti o movimenti politici. Non hanno simboli o colori ufficiali, l’unica bandiera nella quale si riconoscono è quella Italiana.
Stanchi di tutta la politica italiana cittadini di diverse ideologie politiche, hanno messo da parte ciò che li divideva per un fine superiore. Il benessere dell’intera nazione.
Non sposano cause singole perché le sostengono tutte. Non appoggiano categorie o associazioni specifiche perché le sostengono tutte.
La loro presenza è sostenuta dalla presentazione di 3 petizioni, in base all’Art. 50 della Costituzione Italiana


Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità.”
In breve le petizioni chiedono:

  • Riduzione dei compensi di parlamentari e amministratori pubblici di almeno il 50% (i soggetti interessati sono circa 500.000 e non 900 come sbandierano dicendo che non si risolve niente. Questo provvedimento da solo porterebbe ad un risparmio annuo di 12 MILIARDI DI EURO!!!)

  • Riforma elettorale con elezione diretta del candidato (l’attuale legge elettorale è anticostituzionale, FUORI LEGGE) in base all’Art. 56 della Costituzione Italiana
La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e DIRETTO”

  • Scioglimento delle Camere (in quanto all’interno delle attuali Camere sono venuti a mancare i requisiti previsti dagli Art. 54 della Costituzione Italiana)

Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.

I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”

(e dall’Art. 66 della Costituzione Italiana)

Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità.”
Da oltre 60 giorni aspettano una risposta positiva protestando in modo assolutamente pacifico e nel rispetto degli Art. 16 – 17 – 18 della Costituzione Italiana.
Protesta sostenuta da Sciopero della Fame nelle persone di “Gaetano Ferrieri (dal 4 giugno ad oggi !!!), Giuseppe Picone (dal 4 al 19 Giugno), Raffaele De Luca (dal 1 al 18 Luglio). Affiancata dal sostegno fisico e psicologico di Iveta Semetcova, Lucia (Bella Ciao), Ivan ,ileana, Fabiola, Paolo.. e tante tante altre persone che si sono affiancate al presidio strada facendo.

L’attenzione della stampa estera è stata impressionante. In tutto il mondo si stanno chiedendo perché gli italiani non stanno reagendo a questa difficile situazione. CNN e TV di stato Austriaca, Svizzera, Cinese, Tedesca, hanno mandato in onda servizi, ma anche stampa Olandese, Danese, inglese, Brasiliana, Coreana hanno pubblicato servizi relativi al presidio.


il Sen. Patrick Kennedy, in visita al presidio

Il futuro?
Incominciamo con i progetti pronti nei cassetti di palazzo da oltre 20’anni…


Scarica, stampa e diffondi i nostri volantini:
Volantino del Presidio
Volantino Media stipendi UE
Volantino AUTO BLU
Volantino Manovra


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Gheddafi alla fine ha ceduto




Gheddafi alla fine ha ceduto, il suo regime è crollato e gli americani hanno esportato la democrazia nella terra del gas e del petrolio aiutati da una Francia in piena crisi coloniale. In Italia nessuno ha detto niente, anzi, tutti hanno applaudito reagendo diversamente dalle stesse operazioni condotte in Iraq ed in Afghanistan sempre da mr Obama, il premio nobel per la pace più sanguinario della storia, e dai suoi predecessori: tutti amici e succubi della mafia cinese e, soprattutto, in odor di affari con la famiglia Bin Laden. Per l’opinione pubblica italiana questo è l’ennesima sconfitta della politica berlusconiana, ma possiamo ben dire che i nostri padri fondatori, la massoneria francese, ci hanno scippato miliardi di euro di affari e noi italiani siamo contenti. Loro sì che possono fare guerre e conquistare il mondo, noi invece dobbiamo venire meno a quelli che sono stati per anni accordi convenienti per il governo italiano. Petrolio, Gas e contratti di consulenza edile ed ingegneristica, infatti, verranno rivisti e penalizzeranno gli italiani, arricchendo le riserve di greggio e di gas francesi ed impreziosiranno le casse delle società francofone chiamate a ricostruire la Libia successivamente alla caduta del colonnello più longevo della storia. I nostri ambientalisti hanno detto no al nucleare rendendoci ancora di più schiavi del greggio e la sinistra italiana applaude la disfatta dell’accordo economico tra Tripoli e Roma che vedrà ridurre di molto la fornitura di oro nero per lo stivale italiano che nel frattempo sta provvedendo da solo nel ricevere ed assistere i profughi libici senza l’aiuto di chi li ha messi nella condizione di scappare: la Francia. Ed ecco quindi che in questa guerra civile, che di spunto dal basso ne ha avuto fin troppo poco, ci hanno guadagnato tutti: mercanti di morte, americani al collasso economico, l’unione Europea “francese” che ha come scopo quello di integrare in se anche i paesi dell’euromediterraneo con l’intento della solidarietà e della fratellanza nascondendo in verità i soliti interessi di sfruttamento del territorio africano così come la stessa Francia ha fatto negli anni precedenti nell’africa sub sahariana sia con le riserve di diamanti e pietre preziose che con la tratta di schiavi nascosta da organizzazioni mondiali come la FIFA (sì proprio quella che ogni settimana ci intrattiene con partite di calcio pilotate). Indovinate chi ci va a perdere in tutta questa operazione? L’Italia. E tutti ne sono contenti e sapete perché? Per una stretta di mano, con baciamano, tra Berlusconi e Gheddafi.

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domenica 21 agosto 2011

L'ossimoro del capitalismo ecologista



L'ossimoro del capitalismo ecologista


Solo un disastro di proporzioni senza precedenti potrebbe convincere l'ordinamento capitalistico a cambiar strada in modo radicale




Con il professor Emanuele Severino affrontiamo l'analisi sulla crescita produttiva, l'obiettivo più tenacemente auspicato e perseguito da economisti, imprenditori, governi, politici di ogni colore, e di conseguenza da tutti invocato anche nel discorrere più feriale.

«Questo continuo parlare della crescita come di cosa ovvia è in buona parte dovuto all'ignoranza. Sono decenni che si va intravvedendo l'equazione tra crescita economica e distruzione della terra. Comunque, è tutt'altro che condivisibile l'auspicio di una crescita indefinita.»

Professore, sta dicendo che l'economia è una scienza consapevole delle conseguenze negative della crescita?

«Ha incominciato a diventarne consapevole: l'auspicio di una crescita indefinita va ridimensionandosi. Anche nel mondo dell'intrapresa capitalistica - la forma ormai pressocchè planetaria di produzione della ricchezza - ci si va rendendo conto del pericolo di una crescita illimitata; (anche se poi si fa ben poco per controllarla). Vent'anni fa, quando lei scrisse quel suo bel libro che interpellava numerosi economisti a proposito del problema dell'ambiente, la maggior parte degli intervistati affermava che quello del rapporto tra produzione economica ed ecologia era un falso problema. Oggi non pochi economisti sono molto più cauti e anche le dichiarazioni dei politici sono diverse da venti o trent'anni.»

Però non fanno che invocare crescita, senza nemmeno nominarne i rischi.

«In periodo di crisi economica, di fronte al pericolo immediato di una recessione, è naturale che si insista sulla necessità della crescita. Purtroppo però lo si fa riducendo il problema alle sue dimensioni tattiche, ignorandone la dimensione strategica.»

E intanto si verificano tremendi disastri. Dal Golfo del Messico a Fukushima.

«Certo. Ma vorrei precisare che prendere atto della gravità di fenomeni come questi significa capire che essi non sono dovuti alla tecnica in quanto tale, non sono disfatte della tecno-scienza, ma dell'organizzazione ideologica della scienza e della tecnica. Sono disfatte, cioè, del capitalismo (fermo restando che l'economia pianificata di tipo sovietico era ancora più dannosa per l'ambiente).»

La mia impressione però è che quanti insistono a invocare crescita, continuino a ignorare che tutto quanto vediamo, tocchiamo, usiamo, è «fatto» di natura; e che dunque disponiamo di materia prima in quantità date, e non dilatabili a richiesta. I grandi industriali che si confrontano a Davos, Cernobbio, spesso neanche citano il problema.

«Ma è un atteggiamento normale dell'uomo quello di preoccuparsi soprattutto dei problemi immediati, lasciando sullo sfondo quelli che non sembrano urgenti, ma che spesso sono quelli decisivi. Quando la barca fa acqua la prima preoccupazione è tappare la falla, poi si pensa a dove approdare. Certo, ci sono quelli che stando nella barca non pensano mai a trovare il porto, e quindi, nel complesso diventa inutile tappare le falle. »

Il problema esiste da decenni... Il deperimento dell'equilibrio ecologico è stato clamorosamente denunciato dagli anni '50, ma nelle scelte politiche è stato completamente ignorato.

«Ecco, forse su quel “completamente” si può non essere d'accordo. Penso ad esempio a Clinton, consigliato da Al Gore: nel suo primo discorso da presidente ha parlato agli Americani della necessità e convenienza di una crescita economica sostenibile... Una dichiarazione di intenti che in qualche modo anche Obama ha fatto propria.»

Anche celebri economisti (Stiglitz, Krugman, Fitoussi...) riconoscono la gravità della situazione ambientale, ma non accennano a soluzioni che mettano in discussione il capitalismo

«È proprio questa la situazione. Ma occorre anche dire che oggi, in un mondo conflittuale, dove nessuno intende rinunciare al potere, una politica economica meno «produttivistica» significherebbe mettersi dalla parte dei perdenti, indebolirsi anche sul piano militare, essere condizionati da Paesi come l'Iran o la Cina. E sembra difficile anche rinunciare alla base economica richiesta dall'armamento nucleare. Oggi infatti, a differenza di quanto spesso si continua a credere, la potenza nucleare appare decisiva anche nella lotta contro il terrorismo. È un problema enorme, che si tende a non affrontare nemmeno là dove si è consapevoli che la crescita incontrollata distrugge la terra. Per arrivare a un impegno adeguato per la soluzione di tale problema dovranno accadere disastri giganteschi.»

Mi domando però fino a quando questa realtà potrà reggere, di fronte a una natura devastata da un agire economico fondato su una crescita produttiva che non prevede limiti.

«È da guardare con diffidenza - ma non voglio sembrare cinico - l'intellettuale che dice alle grandi potenze mondiali: «Dovreste mettervi in discussione». Le grandi potenze non cambiano le loro scelte perché gli intellettuali dicono qualcosa che va contro i loro interessi. Ce la vede lei una Cina che rinuncia a una politica economica vincente, e al proprio tete-à-tete attuale con Stati Uniti, Russia, Europa, per rispetto dell'ambiente? E ormai anche in Europa la vita va avanti alimentata dalle centrali nucleari. E continueranno ad andare avanti così. Non basta quello che sta succedendo: solo un disastro di proporzioni senza precedenti, dicevo, potrebbe convincere l'ordinamento capitalistico a cambiar strada in modo radicale.»

Inevitabilmente? In base alla natura umana? Alla storia?

«In base alla priorità che per lo più vien data ai problemi immediati. Ma c'è un'altra inevitabilità, ancora più perentoria: quella del tramonto del capitalismo. Diciamolo in quattro parole. Un'azione è definita dal proprio scopo. Anche l'agire capitalistico è quindi definito dal suo scopo, cioè dall'incremento indefinito del profitto privato. Quando il capitalismo, di fronte a grandi disastri planetari dovuti al suo agire, assumerà come scopo non più l'incremento del profitto ma la salvaguardia della terra, allora non sarà più capitalismo. Inevitabilmente: o il capitalismo volendo avere come scopo il profitto distrugge la terra, la propria "base naturale", e quindi sé stesso, oppure assume come scopo la salvaguardia della terra, e allora anche in questo caso distrugge egualmente sé stesso. In questo senso appunto parlo da decenni di inevitabilità del tramonto del capitalismo.»

Lei è uno dei pochissimi che fanno previsioni del genere. Le stesse sinistre - quel poco che ne rimane - sembrano aver definitivamente rinunciato all'idea di superare il capitalismo. In fatto di ambiente non hanno alcuna politica propria, anche se gli spetterebbe, perché in fondo a pagare le conseguenze dello sconquasso ecologico sono soprattutto le classi più deboli.

«Quando parlo di declino del capitalismo, parlo infatti di qualcosa che presuppone anche il declino del marxismo, dell'umanesimo marxista, dell'umanesimo di sinistra. Non è che la sinistra sia in una posizione avvantaggiata rispetto al capitalismo. Ma il discorso va completato. Sia il capitalismo, sia il marxismo e le sinistre mondiali - ma anche i totalitarismi e le teocrazie, e la democrazia, e anche le religioni e ogni "visione del mondo" e "ideologia" - si sono illusi e si illudono tutt'ora di servirsi della tecnica. Ma che cosa vuol dire questo? Che la tecnica è il mezzo con cui tutte quelle forze intendono realizzare i propri scopi (per esempio la società giusta, senza classi, oppure l'incremento del profitto privato, oppure l'eguaglianza democratica). Anche la sinistra è cioè sullo stesso piano del capitalismo per quanto riguarda il rapporto con la forza emergente della modernità, cioè la tecno-scienza. Simon Weil diceva che il socialismo è quel reggimento politico in cui gli individui sono in grado di controllare la macchina tecnologico-statale-militare-burocratico-finanziaria: l'«individuo» - come il «capitalista» - si illude di poter controllare l'apparato tecnologico. Si tratta di capire perché è un'illusione. »

Una prospettiva che dovrebbe poter contenere tutti i possibili...

«Invece andiamo verso un tempo in cui il mezzo tecnico, essendo diventato la condizione della sopravvivenza dell'uomo - ed essendo anche la condizione perché la Terra possa esser salvata dagli effetti distruttivi della gestione economica della produzione - è destinato a diventare la dimensione che va sommamente e primariamente tutelata; e tutelata nei confronti di tutte le forze che vogliono servirsene. Sommamente tutelata, non usata per realizzare i diversi scopi «ideologici», per quanto grandi e importanti siano per chi li persegue. Ciò significa che la tecnica è destinata a diventare, da mezzo, scopo. Quando questo avviene, capitalismo, sinistra mondiale, democrazia, religione, ogni «ideologia» e «visione del mondo», ogni movimento e processo sociale, diventano qualcosa di subordinato; diventano essi un mezzo per realizzare quella somma tutela della potenza tecnica, che è insieme l'incremento indefinito di tale potenza.. Perciò spesso dico che la politica vincente, la «grande politica», sarà delle forze che capiranno che non ci si può più servire della tecnica. La grande politica è la crisi della politica che vuole servirsi della tecnica. Non si tratta di un processo di «deumanizzazione», o «alienazione», come invece spesso si ripete, dove l'uomo diventerebbe uno «schiavo» della tecnica; perché in tutta la cultura - anche in quella che alimenta ogni più convinto umanesimo - l'uomo è sempre stato inteso come essere tecnico. Le sto descrivendo il futuro: non prossimo, ma neanche remoto. In questo senso appunto parlo da decenni di inevitabilità del tramonto del capitalismo.»

Mi permetta un'obiezione. Già oggi la tecnica sembra imporsi come scopo. Dando prove quanto meno discutibili.

«No, perché come dicevo prima, ciò che dà cattiva prova di sé è la gestione ideologica della tecnica è il modo, ad esempio, in cui in Giappone sono state organizzate le centrali nucleari. E lì non c'entra la tecnoscienza, ma la gestione capitalistica di essa, che per il profitto ha sottovalutato la pericolosità di quel tipo di centrali. Debbo però aggiungere che la tecnica destinata al dominio non è la tecnica tecnicisticamente o scientisticamente intesa, ma quella che riesce a sentire la forza della voce essenziale della filosofia del nostro tempo, la quale dice che non possono esistere limiti assoluti all'agire dell'uomo)».


E resta il fatto che molti istituti scientifici, anche di largo prestigio, vivono in quanto finanziati da grandi potentati economici... E questo in qualche misura significa condizionarli..

«Certo, questa è la situazione attuale. Ma la tendenza globale è un'altra. Condizionarli significa indebolirli. È quindi inevitabile che, a un certo momento, chi condiziona si renda conto di non poter più continuare a farlo, perché, alla fine, condizionare (e quindi subordinare e pertanto indebolire) la tecnica per promuovere sé stessi significa indebolire se stessi...»

Si diceva che le sinistre - a parte l'impegno per la difesa del lavoro - non dicono, né propongono cose gran che diverse dalla destra. Il marxismo un tempo aveva uno sguardo ben più ampio. Dopotutto non a caso l'inno dei lavoratori era l'Internazionale. Tentare di guardare un po' più lontano, cercare di allargare lo stesso discorso sul lavoro, non potrebbe portare a una proposta alternativa?

«Questo allargamento va imponendosi da solo. Infatti non si può separare il lavoro dalla tecnica (ma dal capitalismo sì, come dal marxismo). Un po' da tutte le parti politiche oggi si sente dire a proposito dei problemi più importanti: “Non è questione né di destra né di sinistra, è una questione tecnica”. È un piccolo indizio del processo in cui le soluzioni tecniche prevalgono su quelle politiche e “ideologiche”».

Mi riesce difficile seguirla, la tecnica viene solitamente vista come uno strumento usato dal capitalismo.

«Questo è lo stato attuale che il mondo capitalistico vorrebbe perpetuare. Ma la tecnica non è il capitalismo. Il servo non è il padrone. Ed è già accaduto che i servi si liberassero dei padroni. La liberazione decisiva, rispetto alla quale si è ancora ciechi, è la liberazione della tecnica dal capitale.»

In definitiva Lei vede il capitalismo sopraffatto dalla tecnica...

«Sì. O meglio: è la logica del discorso a vederla.»

È insomma l'intero sistema produttivo che di fatto agisce contro la salvezza dell'umanità... Non crede che in tutto ciò esista qualche responsabilità anche da parte delle sinistre? Dopotutto erano nate per combattere il capitale, no?

«Ma il discorso che vado facendo da molto tempo indica qualcosa che sta al di sopra delle esortazioni, delle mobilitazioni, dei progetti, della volontà politica. Riguarda un movimento che procede per conto proprio, guidando e animando la volontà, così come, si sa, la struttura del capitale domina e anima la volontà dei singoli capitalisti. Marx diceva appunto che i capitalisti sono le prime vittime del capitale. Ecco, si tratta di capire il modo in cui la tecnica prende il posto del capitale.»

Lei si riferisce a un movimento, o una tendenza, in qualche modo, come dire..., operante e avvertibile? Oppure si tratta per ora soltanto di un'ipotesi filosofica?


«È una tendenza che è operante e avvertibile proprio nel modo adeguato (e dunque non «soltanto» ipotetico) di fare filosofia. Per essenza la filosofia si riferisce all'autenticamente operante e avvertibile.»

Sono tante ormai le persone che si preoccupano per il futuro di un mondo per mille versi sempre più problematico e rischioso... Per lo più si tratta di giovani, consapevoli e impegnati... A tutti costoro che cosa si sentirebbe di consigliare?

«Per ora siamo gettati nell'errore; ma proprio per questo c'è molto da fare. C'è da favorire il processo che porta l'errore a maturazione. Per questo parlavo prima della “grande politica”. Per praticarla è necessario incominciare a guardare in faccia il senso essenziale della storia dell'Occidente, il senso cioè della volontà di potenza: il senso del fare».

Il manifesto

di Emanuele Severino
intervista di: Carla Ravaioli

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