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domenica 2 agosto 2009

Grazie Roberto per il ricordo di Don Peppe Diana

Grazie Roberto per il ricordo di Don Peppe Diana e per la tua citazione...


di Stefano Corradino



"Non ho mai chiesto di occuparmi di mafia", scriveva Paolo Borsellino. Ci sono entrato per caso. E poi ci sono rimasto per un problema morale. La gente mi moriva attorno". Quel problema morale, in questo Paese lastricato di stragi impunite, che accomuna tanti magistrati, forze dell’ordine, donne e uomini delle istituzioni, parroci, giornalisti… Roberto Saviano è uno di loro. “Mi è capitato nella vita di fare pochissimi giuramenti a me stesso” ha scritto oggi sul quotidiano “la Repubblica”. “Uno di questi, che non riuscirei a tradire se non vergognandomi profondamente, è difendere la memoria di chi nella mia terra è morto per combattere i clan”.

L’autore di Gomorra ha citato un’ottima intervista di un nostro collaboratore, Nello Trocchia, pubblicata sul sito di Articolo21. Ringraziamo Saviano (oltre a Nello ovviamente!) per questo e per le altre occasioni in cui ha parlato di noi o ha linkato i nostri interventi nel suo blog. Noi lo abbiamo spesso “saccheggiato”, e continuiamo a farlo prendendo spunto dai suoi interventi per proseguire, nel nostro piccolo, una battaglia ostinata per la difesa della legalità, della giustizia e di un’informazione autonoma e fatta senza piegare la schiena.

L’intervista citata da Saviano è all’on. Gaetano Pecorella, già presidente della Commissione Giustizia che ha messo in dubbio i motivi dell'omicidio di Don Peppe Diana, il sacerdote ucciso dai Casalesi. Un giovane sacerdote, amante della vita e della sua età giovane, che credeva nell’impegno sociale del sacerdozio. Non un eroe. “Non c’è bisogno di essere eroi – affermava lo stesso Diana - basterebbe ritrovare il coraggio di aver paura, il coraggio di fare delle scelte, di denunciare…”
“Ho giurato a me stesso sulla tomba di Don Peppe Diana – scrive oggi Saviano - il giorno in cui alcuni cronisti locali, alcuni politici e diversa parte di quella che qualcuno chiama opinione pubblica iniziarono un lento e subdolo tentativo di delegittimarlo”. Delegittimazione, omertà, autocensura. La criminalità ha tante facce. E tante ne hanno le donne e gli uomini che con i poteri criminali devono fare i conti ogni giorno. Ognuno nel proprio ambito. E la condanna peggiore per chi combatte a volto scoperto contro la criminalità è l'isolamento. Per questo dobbiamo continuare a chiedere, come ricorda il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti che, accanto alle scorte tradizionali, sia garantita una "scorta mediatica". Un cordone protettivo per coloro che su diversi fronti, dalle aule di giustizia ai commissariati di polizia, dalle associazioni alle parrocchie alle piccole redazioni del sud non si rassegnano all'idea di un Paese dove troppo spesso regnano indisturbati intrecci tra criminalità, affari e politica. Un sostegno ai tanti Saviano, grandi e piccoli, noti e meno noti che nel sud del Paese la mafia vogliono cancellarla e non conviverci, come qualche anno fa suggeriva un ministro della Repubblica...

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