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venerdì 29 maggio 2009

I rifiuti sotto i manifesti elettorali

I rifiuti sotto i manifesti elettorali. Scricchiola il consenso di Berlusconi

Tonia Limatola

Sotto il sole cocente in Campania crescono i cumuli di spazzatura e diminuisce il consenso di Berlusconi, che proprio sull'«emergenza rifiuti» aveva incentrato la sua campagna elettorale, facendone il cavallo di battaglia. L'emergenza c'è ancora, la raccolta differenziata non è ancora partita e le inchieste sui rifiuti fanno discutere.

Berlusconi aveva fatto della risoluzione dell’emergenza rifiuti in Campania il suo cavallo di battaglia elettorale e l’anno scorso aveva strappato al centrosinistra decine di Comuni impegnati nelle amministrative. Ora, sotto il sole cocente di maggio, la propaganda si fa ancora più aspra e calda in vista del rinnovo dei vertici della Provincia di Napoli e delle Europee. Anche perché i cumuli di spazzatura, che non erano mai spariti, adesso stanno crescendo a dismisura un po’ ovunque e lo testimoniano anche le decine di video pubblicati dai cittadini su youtube.
Nel Casertano, ad Aversa, ma anche e soprattutto nel napoletano, tra Giugliano, Quarto, Marano, Villaricca e Qualiano. Rifiuti che bruciano agli angoli delle strade mentre quelli rimossi ingolfano l’ex Cdr della zona Asi, ora diven­tato impianto di tritovagliatura [Stir]. E qui, nei comuni che ospitano il maggior numero di impianti per lo smaltimento e di discariche autorizzate realizzate in Italia, la presenza di quelle abusive in strada è una vera beffa per chi ci vive accanto. La situazione non migliora nemmeno nei luoghi del turismo.
E’ salva solo Napoli, vetrina del maggio dei monumenti e, a metà giugno, sede del G8 dei Capi di Stato; mentre ad Ercolano è assediato dai rifiuti anche l’ingresso degli scavi archeologici. Così mentre nel resto d’Italia Berlusconi si conferma l’uomo dei consensi con percentuali che inquietano gli osservatori politici di centrosinistra, in Campania il premier rischia di vedere scricchiolare la sua popolarità sotto i colpi dei sacchetti di spazzatura, specie nel napoletano.
A far storcere il naso non è solo la puzza. Il dissenso arriva anche dopo l’inutile attesa dell’avvio della raccolta differenziata che, fatta eccezione di qualche piccola esperienza, resta ancora un miraggio. Nel giuglianese le situazioni di allarme sono tante. C’è un’intesa col Ministero dell’Ambiente per la bonifica. Ci sarebbero anche i fondi. Ma i cumuli sono ancora al loro posto e si continuano a gettare carta e plastica nei sacchetti del «tal quale». Non sono spariti manco i roghi che hanno regalato l’appellativo di «terra dei fuochi» a queste zone. Insomma, la Campania è di nuovo sull’orlo di una nuova crisi e per il premier sarà difficile arginarla.

Fanno discutere anche le vicende giudiziarie dopo gli ultimi sviluppi del caso aperto dieci mesi fa con lo stralcio delle posizioni dei prefetti Guido Bertolaso e Alessandro Pansa dall’elenco degli imputati dell’inchiesta rifiuti. Un provvedimento che ha spaccato la Procura di Napoli e la diversità di posizioni tra il capo dell’ufficio giudiziario, Lepore, e i pm Giuseppe Novelli e Paolo Sirleo, titolari dell’indagine «Rompiballe», animerà il dibattito dell’assemblea alla quale si preparano i pm napoletani. In pratica, un’emergenza dentro un’altra.
Eppure dopo la crisi dell’anno scorso e l’apertura con la forza della contestatissima discarica di Chiaiano, per il governo la questione sembrava veramente archiviata. Impegni e promesse: un nulla di fatto. Adesso, a giusto un anno dalle cariche della polizia, i comitati contro la discarica di Chiaiano, assieme al movimento «Verso i rifiuti zero», hanno deciso di farsi sentire con una nuova iniziativa di protesta creativa. Avevano intenzione di invitare i cittadini a disertare le urne e, invece, hanno deciso di boicottare le elezioni distribuendo un «kit elettorale» sui generis. Lo presenteranno domani alle 12, nella storica caffetteria Gambrinus in Piazza Trieste e Trento, a Napoli. «Da tempo abbiamo deciso il boicottaggio delle elezioni sul territorio di Marano e Chiaiano. Sul restringimento degli spazi di democrazia, si è consumata una rottura insanabile tra cittadini e governanti – dice uno dei leader, Antonio Musella – Ma abbiamo comunque deciso di partecipare alle elezioni, attaccando sulla scheda un adesivo con il nostro alberello, ormai simbolo della nostra lotta». Insomma, si punta all’annullamento delle schede. Sull’adesivo c’è la scritta «Vota per me, i governi cambiano io sto sempre qua. No alla discarica». Cinquantamila esemplari verranno distribuiti da domani fino a sabato prossimo. Per il giorno di chiusura della campagna elettorale, il 4 giugno, i comitati hanno messo in calendario una serie di concerti, dalle 16 alle 19: alla stazione metro di Chiaiano, sul corso Chiaiano, in Piazza della Pace, a Marano.
Nel frattempo alla voce raccolta differenziata, si registra anche la protesa dei lavoratori dei bacino. Nel Consorzio numero 1, quello di Giugliano per intenderci, ci sono 180 dipendenti pagati e non inutilizzati che lottano – oggi l’ennesima protesta davanti all’ingresso della loro sede nella zona Asi – contro le logiche dei comuni che preferiscono affidare il servizio alle ditte vincitrici degli appalti della Nu. Per il momento vengono stipendiati dal commissariato di governo, ma col tempo rischiano di rimanere senza occupazione.

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giovedì 28 maggio 2009

La rivoluzione che non si vede



La rivoluzione che non si vede
Pierluigi Sullo

Occupati come siamo a cercare di capire in che maniera Luigi Napoleone Berlusconi cercherà di uscire dalla quantità di trappole in cui si è cacciato, se con una qualche forma di colpo di stato o congedandosi educatamente, rischiamo di non vedere la rivoluzione che sta accadendo intorno a noi. Non la vediamo, aggiungo, nemmeno quando vi partecipiamo. E certo «rivoluzione» sembra una parola grossa. Eppure: i capelli lunghi e i pantaloni «a zampa di elefante», insomma i cambiamenti nel modo di vivere dei giovani di metà anni sessanta non furono forse i segnali che qualche grossa valanga sociale stava per cadere? Prendiamo ad esempio l’indagine secondo la quale nell’ultimo periodo un italiano su due [il 53 per cento] ha cambiato le sue abitudini di consumo, visto che «tende ad abbandonare – fa sapere la Coldiretti, che ha commissionato l’inchiesta alla Swg di Trieste – il dettaglio fisso tradizionale per privilegiare i mercati rionali, le bancarelle e soprattutto gli acquisti diretti dai produttori», il che significa «farmers market», cioè i mercati gestiti direttamente dai produttori, e i Gruppi d’acquisto solidale [Gas], forme di commercio e consumo alternativi che hanno avuto nell’ultimo anno un vero e proprio boom. Esplosione che non si spiega solo con la crisi economica, ovvero con la ricerca di prodotti a buon mercato, ma anche e forse soprattutto con l’aspirazione concreta a uno stile di vita che migliori sia il benessere individuale che quello sociale e ambientale.




La «tempesta perfetta», la somma di crisi climatica, economica e democratica, sta producendo i suoi effetti, anche in forma positiva. Così accade che quel che volonterose e intelligenti pattuglie hanno cominciato a fare già da diversi anni, come il commercio equo, l’agricoltura biologica o appunto i gruppi d’acquisto solidali, e che parevano ai più [sinistre in testa] interessanti esperimenti inevitabilmente messi in minoranza dalla monocultura del supermercato e della produzione industriale, sono diventati nel frattempo i pilastri di un fenomeno di massa, di una rivoluzione appunto che sta cambiando profondamente le abitudini, le relazioni tra le persone e lo stesso lavoro dei produttori. Come nel caso di quella rete di Gas milanesi che non si è limitata a comprare prodotti agricoli, ma ha commissionato ad agricoltori piemontesi la coltivazione, su terreni da tempo abbandonati, di quella certa qualità di patate ormai cancellata dalla omologazione forzata: uno tra miriadi di esempi.

E insomma, pare naturale che quest’anno la mostra-fiera-mercato chiamata Terra futura, che si fa da anni con successo nella fiorentina Fortezza da Basso e che ha molto aiutato a preparare l’esplosione di oggi, dedichi la nuova edizione, che si tiene questo fine settimana, al «buen vivir», come gli indigeni sudamericani chiamano uno stile di vita che rispetti gli equilibri sociali e naturali, o alla «decrescita serena», come dice il titolo dell’ultimo libro di Serge Latouche. Il senso è: l’economia sociale non è più solo un auspicio, o l’oggetto di teorie forse attraenti ma inattuali: accade il contrario, ossia che credere di poter all’infinito riproporre il consumo di natura, di territorio e di socialità che abbiamo avuto nel secolo scorso, e che è il motore di base del capitalismo, appare a un numero crescente di persone una utopia terrificante, un incubo dal quale è urgente svegliarsi. Dunque, i sostenitori della decrescita, che non è il crollo del Pil ma l’allusione a un altro genere di società, si stanno chiedendo – anche grazie a questa grande diffusione pratica dei nuovi stili di consumo – quali debbano essere le politiche concrete utili ad avvicinarsi a una società della decrescita.

Carta, come dice lo stesso Latouche con qualche enfasi, è stata tra le prime pubblicazioni in Italia a diffondere queste tesi, ed è quindi naturale che insieme a un paio di sorelle – Valori, la rivista legata a Banca etica, e il mensile Altreconomia – e con l’aiuto della Fondazione Banca etica e della Rete per la decrescita organizzi a Terra futura una intera giornata di discussione a largo raggio – dalla finanza all’energia, dal lavoro all’uso del territorio – con la partecipazione di personaggi come Edoardo Salzano, Tonino Perna, Gianni Tamino e così via. Si farà domenica 31, giornata conclusiva di Terra futura, alla Fortezza da Basso, dalle 10 alle 18. E di questo tema, anche con una intervista a Saskia Sassen, si occupa il nuovo numero del settimanale.

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Saras. La raffineria killer

Saras. La raffineria killer, i Cip 6 e l'Inter
Eleonora Formisani

E' la raffineria più grande del Mediterraneo di proprietà della famiglia Moratti. Lì ieri sono morti tre operai. Ora la Saras è sotto inchiesta, anche per inquinamento. Ma forse pochi sanno che attraverso una sua controllata, la Sarlux, la società produce energia elettrica bruciando «Tar», olio combustibile pesante. Nonostante ciò può avvalersi degli incentivi per i «Cip6».

Lo scenario è la raffineria più grande del Mediterraneo, la Saras di Sarroch, in provincia di Cagliari, di proprietà dei petrolieri Moratti, fondata nel 1962 da Angelo Moratti [già presidente dell’Inter], oggi di proprietà di Gianmarco e Massimo Moratti, patron dell‘Inter.
Qui 1600 operai lavorano petrolio grezzo che esce dallo stabilimento in barili, se ne contano 300 mila l’anno. Qui ieri hanno perso la vita Gigi Solinas, Bruno Muntoni e Daniele Melis, stroncati all’interno di una cisterna dalle esalazioni tossiche. Anidride solforosa? Saranno i giudici a stabilirlo dopo la conclusione delle indagini aperte dalla Procura di Cagliari per accertare eventuali responsabilità sulla morte degli operai, dipendenti della Comesa, una ditta esterna che lavora per la Saras.
Per protestare contro l’ennesima strage sul lavoro questa mattina i lavoratori della Saras hanno manifestato davanti ai cancelli della raffineria ma i sindacati confederali, riuniti a Tramatza nell’oristanese, potrebbero decidere di indire lo sciopero generale in tutta l’isola. La Fiom ha anche annunciato che si costituirà parte civile in un eventuale processo. Lo sciopero proseguirà anche domani e venerdì prossimo, giorno in cui potrebbero svolgersi i funerali delle vittime.
Quella di Sarroch per molti è stata una tragedia annunciata. «Da anni abbiamo lanciato l’allarme sulla sicurezza degli impianti della Saras e sui livelli di inquinamento che questi producono, allarme rimasto inascoltato se non addirittura deriso e rimproverato», ha dichiarato il presidente della Provincia di Cagliari, Graziano Milia [centrosinistra]. E proprio pochi giorni prima della tragedia la raffineria è finita sotto inchiesta, riporta la Nuova Sardegna, grazie a «Oil» un documentario prodotto e diretto da Massimiliano Mazzotta che racconta cosa veramente succede all’interno dell’impianto e le presunte conseguenze sulla salute degli operai e degli abitanti di Sarroch.
70 minuti in cui un ricercatore fiorentino, Annibale Biggeri, mette in relazione la percentuale dei decessi dovuti a malattie tumorali nella zona industriale attorno alla raffineria con l’attività degli stabilimenti. «Una maggiore incidenza di patologie tumorali e respiratorie rispetto alla media regionale», spiega Biggeri che, studiando i dati dell’Istat sulla mortalità dal 1981 al 2001 e quelli sui ricoveri ospedalieri dal 2001 al 2003, pubblica il «Rapporto Sarroch Ambiente e Salute». E’ tutto lì. Petroliere che attraccano, vanno e vengono trasportando petrolio grezzo. Petrolio ma non solo perché la Saras – attraverso la controllate Sarlux r.r.l. – da qualche anno è entrata nella nel settore dell’energia elettrica che produce usando gli scarti della raffinazione. E’ il «Tar» detto anche «olio combustibile pesante», un combustibile altamente inquinante.
E’ questo il carburante che tiene in vita il progetto della Sarlux che consente di generare energia elettrica per una potenza installata pari a 550 megawatt ed una produzione in esercizio sui quattro miliardi di chilowattora l’anno. La maggior parte della sua produzione [450 megawatt su 550] viene utilizzata dall’Enel.
Per la legge italiana l’impianto Sarlux [una joint-venture tra Saras con l’americana Enron Corp] produce fonti rinnovabili. La Sarlux è un’altra scatola cinese, la società infatti possiede l’impianto Igcc [impianto di gassificazione integrata a ciclo combinato] e attraverso Parchi Eolici Ulassai S.r.l. [tramite la controllata Sardeolica S.r.l.] la quale possiede e gestisce il parco eolico sito nel Comune di Ulassai in Sardegna, produce fonti rinnovabili.
E producendo fonti rinnovabili la Sarlux può avvalersi degli incentivi per i «Cip6», il perverso meccanismo che dell’incentivo alle fonti rinnovabili ma anche – appunto – alle assimilate: centrali elettriche a ciclo combinato alimentate con il metano oppure con il gas ottenuto dalla gassificazione dei residui di raffineria.

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mercoledì 27 maggio 2009

Terra Futura

Cos’è Terra Futura?

Terra Futura è una grande mostra-convegno strutturata in un’area espositiva, di anno in anno più ampia e articolata, e in un calendario di appuntamenti culturali di alto spessore, tra convegni, seminari, workshop; e ancora laboratori e momenti di animazione e spettacolo.

Nata dall’obiettivo comune di garantire un futuro al nostro pianeta – e di farlo insieme –, la manifestazione mette al centro le tematiche e le “buone pratiche” della sostenibilità sociale, economica e ambientale, attuabili in tutti i campi: dalla vita quotidiana alle relazioni sociali, dal sistema economico all’amministrazione della cosa pubblica...

Terra Futura vuole far conoscere e promuovere tutte le iniziative che già sperimentano e utilizzano modelli di relazioni e reti sociali, di governo, di consumo, produzione, finanza, commercio sostenibili: pratiche che, se adottate e diffuse, contribuirebbero a garantire la salvaguardia dell’ambiente e del pianeta, e la tutela dei diritti delle persone e dei popoli.

È un evento internazionale perché intende allargare e condividere la diffusione delle buone pratiche a una dimensione globale; perché internazionali sono i numerosi membri del suo comitato di garanzia, la dimensione dei temi trattati e i relatori chiamati ad intervenire ai tavoli di dibattito e di lavoro; infine, perché lo sono i progetti e le esperienze presenti o rappresentati ampiamente nell’area espositiva, che ospita realtà italiane ed estere.

Numerosi e importanti i consensi raccolti negli anni. Oltre 94.000 i visitatori dell’edizione 2008, 550 le aree espositive con più di 5000 enti rappresentati; 160 gli eventi culturali in calendario e 850 i relatori presenti, fra esperti e testimoni di vari ambiti di livello internazionale.

La sesta edizione di Terra Futura si svolgerà sempre alla Fortezza da Basso, a Firenze, dal 29 al 31 maggio 2009.

ORARI:
venerdì 29 maggio ore 9.00-20.00
sabato 30 maggio ore 9.00-22.00
domenica 31 maggio ore 10.00-20.00

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martedì 26 maggio 2009

Strage di Capaci




sabato 23 maggio 2009
Strage di Capaci

"Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni.
Questa è la base di tutta la moralità umana."
(J. F. Kennedy; citazione che Giovanni Falcone amava spesso riferire)

Oggi riccorre il diciassettesimo anniversario della strage di Capaci, in cui perirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Rocco Di Cillo, Vito Schifani e Antonino Montinaro.

Non dobbiamo dimenticare...

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Palermo. Aggressione della polizia al corteo in memoria di Falcone
[27 Maggio 2009]

Ricevo questa denuncia dalla mailing list di «Bilanci di giustizia» e pubblico volentieri.

Salve,
io sono un docente palermitano militante nei Cobas della scuola.
Vorrei dare il massimo risalto a quanto accaduto sabato pomeriggio durante il corteo in memoria dell’assassinio del giudice Falcone.
Da più di dieci anni [anche se mi sembra ieri il 1992 sia lo shock provato che per il fatto che non siamo riusciti a cambiare nulla o quasi] noi Cobas partecipiamo a questa manifestazione e portiamo come simbolo non le bandiere, ma uno striscione con la scritta «La mafia ringrazia lo Stato per la morte della scuola», una sintetica riflessione con lo scopo di comunicare a politici [di tutti gli schieramenti, negli ultimi quattro anni abbiamo avuto tre governi e lo striscione è sempre stato identico] e società civile in genere che tagliando i fondi per la scuola si favorisce l’ignoranza e quindi la mafia.
Quest’anno i tagli maggiori sono stati nelle regioni del Sud e questo aggrava quanto detto sopra.
Durante il corteo sotto «l’albero di Falcone» [per chi non lo conosce è l’albero che si trova davanti al palazzo dove abitava il giudice Falcone] la polizia si è avvicinata al nostro striscione ed ha chiesto che venisse consegnato alle forze dell’ordine.
I nostri colleghi [tre in tutto] hanno cercato di spiegare che esiste la libertà di pensiero e di espressione.
Il risultato è stato che i poliziotti hanno chiamato rinforzi ed hanno così circondato i pericolosi terroristi [tre colleghi, tra l’altro pacifisti da sempre], hanno strappato con la forza lo striscione ed hanno portato in questura i colleghi denunciandoli a piede libero per vilipendio dello stato [dovrebbe esser scritto maiuscolo, ma oggi non mi va], resistenza a pubblico ufficiale [quindi condanniamo tutti i pericolosi pacifisti da Ghandi in poi] e manifestazione non autorizzata.
Chi ha partecipato alla manifestazione ha solidarizzato con i nostri colleghi abbandonando pure il palco da cui parlavano gli organizzatori della manifestazione, questi ultimi comunque non hanno fatto nulla per difendere i tre fermati dagli attacchi violenti della polizia.
L’atto mi ricorda quanto riferiscono i più anziani sul ventennio del secolo scorso.
Ancora più fascista è il silenzio della stampa e di tutta l’informazione in generale su un fatto grave e liberticida. Un pericoloso e vergognoso precedente.
Forse sarebbe utile pubblicizzare al massimo avvenimenti come questo.
Grazie!

Tommaso Lo Monte

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lunedì 25 maggio 2009

G8 energia. Blitz Greenpeace con specchi solari



G8 energia. Blitz Greenpeace con specchi solari

Questa mattina Greenpeace ha manifestato davanti l’Hotel Excelsior in via Veneto, in cui si sta tenendo il G8 Energia. Un gruppo di attivisti si è presentato con quindici specchi che proiettano la luce riflessa del sole. In uno specchio più grande è stato scritto “Solar Revolution Now”.
Greenpeace diffonde oggi il rapporto economico e scientifico “Global CSP Outlook 2009”, redatto assieme a Estella (European Solar Thermal Electricity Association) e SolarPACES. Da questo emerge che gli investimenti nel “solare a concentrazione” (CSP) supereranno i 20 miliardi di euro al 2015 e che il settore potrà dare lavoro nel mondo a circa 90mila persone nei prossimi cinque anni.
“Le centrali solari a concentrazione sono la nuova frontiera dell’energia rinnovabile- afferma Francesco Tedesco, Responsabile Campagna Energia e Clima di Greenpeace, a margine del G8 Energia – Il solare a concentrazione è oggi un’industria multi-miliardaria, un nuovo ‘big player’ per contrastare la crisi economica di oggi e la crisi climatica di domani”.

La tecnologia si è sviluppata rapidamente negli ultimi anni ed è ora pronta a cogliere le sfide del futuro. I maggiori progetti in via di realizzazione sono in California e Spagna, che prevede di raggiungere 10 GW di potenza entro il 2017, una cifra molto elevata. Secondo le stime di “Global CSP Outlook 2009”, il solare a concentrazione potrà soddisfare, nello scenario più favorevole, il sette per cento dei consumi mondiali di elettricità al 2030 e un quarto al 2050.
“Abbiamo bisogno di nuove tecnologie pulite per tagliare la nostra dipendenza dai combustibili fossili e salvare il clima- continua Tedesco-. Puntare su carbone e nucleare come sta facendo il governo Berlusconi è una strategia ‘killer del clima’ che rischia, oltretutto, di far perdere all’Italia un’importante occasione di sviluppo economico”.

Secondo lo scenario di sviluppo moderato, il solare a concentrazione potrà creare oltre 200 mila posti di lavoro entro il 2020 nelle regioni esposte a maggiore radiazione solare. Il dato aumenta a oltre 1,1 milioni al 2050. Entro la stessa data questa tecnologia permetterà di risparmiare circa 2,1 miliardi di tonnellate di CO2 annue, pari a circa quattro volte le emissioni attuali dell’Italia.
“Le centrali a concentrazione possono fornire energia sicura a scala industriale per tutto il giorno ricorrendo a tecnologie di stoccaggio del calore” spiega Josè Nebrera, Presidente di Estella a cui fa eco Christoph Richter, Direttore di SolarPACES, “l’intensa attività di ricerca e sviluppo degli ultimi 15 anni ha permesso il decollo della tecnologia a cui assistiamo oggi”.

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venerdì 22 maggio 2009

Dal Senato via libera al decreto Abruzzo

Dal Senato via libera al decreto Abruzzo
Enzo Mangini
[21 Maggio 2009]
E' stato approvato con i soli voti della maggioranza il decreto 39. La parola ora alla Camera dei deputati. Tra le modifiche, la possibilità di risarcimenti anche oltre i comuni del cratere. La Russa e Bertolaso annunciano: «Anche i soccorritori alla parata del 2 giugno».

E’ una mossa propagandistica di quelle classiche. Il ministro della difesa Ignazio La Russa, in visita all’Aquila, e il capo della Protezione civile Guido Bertolaso, hanno annunciato che alla parata militare del 2 giugno sfileranno anche i reparti e le strutture che hanno partecipato ai soccorsi ai cittadini aquilani dopo il terremoto del 6 aprile. La Russa ha anche detto che la parata sarà un po’ più breve per risparmiare un milione di euro da devolvere alla ricostruzione dell’Aquila. La mossa propagandistica sta nel fatto che già ogni anno Protezione civile, Croce rossa, Vigili del fuoco e reparti logistici del genio militare partecipano alla parata che celebra la festa della Repubblica. Non c’è quindi nessuna novità. C’è invece un segnale, duplice: da un lato «gratificare» le strutture che hanno partecipato ai soccorsi, citandole esplicitamente e facendo passare come novità un fatto del tutto ordinario; dall’altro riverniciare di «valore sociale e civile» la parata del 2 giugno, che rimane, però, essenzialmente militare.
Propaganda a parte, Guido Bertolaso, nella tendopoli di Pile 2, nei pressi dello svincolo autostradale L’Aquila Ovest. Bertolaso ha cercato ancora di rassicurare i cittadini, preoccupati soprattutto dal caldo che sta rendendo difficilissima la vita nelle tendopoli. «Arriveranno i condizionatori», ha detto il capo della Protezione civile, che ha aggiunto che se le cose non andranno bene con il G8, «sarete voi cittadini a manifestare contro quelli che governano il mondo».
Giovedì, però, è stato soprattutto il giorno dell’approvazione al Senato del nuovo testo del decreto 39, modificato con gli emendamenti del governo e con quelli proposti dal relatore, il senatore Antonio D’Alì, del Pdl. Il decreto è stato approvato nel primo pomeriggio, con i soli voti della maggioranza, perché Pd, Idv e Udc hanno deciso di astenersi. Nell’annunciare l’astensione, la capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro ha sintetizzato le critiche del Pd in due punti: mancanza della copertura finanziaria per la quantità di fondi necessari alla ricostruzione; mancanza di potere e ruolo delle amministrazioni locali. «Restiamo molto critici sul testo del decreto – ha detto Finocchiaro nel suo intervento – E speriamo che alla Camera le nostre osservazioni saranno accolte». E’ difficile però che i rilievi delle opposizioni possano entrare nel testo. Il governo ha infatti fretta di predisporre il quadro per consentire a Bertolaso di iniziare ad emanare le ordinanze che diano avvio alla cosiddetta «ricostruzione leggera», ovvero all’installazione dei moduli abitativi C.a.s.e. che dovrebbero ospitare almeno 15 mila aquilani, in venti nuovi quartieri cittadini, entro l’arrivo dell’inverno e fino a quando la ricostruzione «pesante» non sarà stata completata. Bertolaso aveva annunciato le prime ordinanze, che traducono in scelte operative le norme del decreto, entro la fine di maggio. Oggi il governo ha detto che ai primi di giugno saranno «aperte le buste» delle offerte per la costruzione dei moduli C.a.s.e.. I moduli sono prefabbricati posti su lastre di cemento, ciascuna grande un ettaro, a loro volta sistemate su «ammortizzatori» che le isolano dal terreno e che in caso di scossa assorbono l’energia sismica e il peso del fabbricato. E’ un sistema sperimentale, e permanente, escogitato dall’Eucentre, il centro di ingegneria sismica creato dall’Università di Pavia e dalla Protezione civile.
Contro l’adozione del piano C.a.s.e. che stravolgerà il tessuto urbanistico dell’Aquila aumentando le aree cementificate, il Collettivo99, formato da giovani architetti e ingegneri aquilani, sta preparando un piano alternativo, basato su casette di legno rimovibili. La prima parte del progetto sarà presentata il 24 maggio prossimo in una conferenza stampa a Roseto degli Abruzzi, in provincia di Teramo.

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giovedì 21 maggio 2009

Abruzzo: sindacati edili criticano emendamenti del governo

Abruzzo: sindacati edili criticano emendamenti del governo

“Una scelta gravissima, che di fatto impedirà di porre norme vincolanti per l’accesso ai finanziamenti e sulla regolarità del lavoro e delle imprese, col rischio di aprire la strada all’illegalità e alle ripercussioni che essa genera in termini di qualità e sicurezza del lavoro.”
Questo il commento dei segretari generali delle categorie di Feneal-Uil, Filca-Cisl, Fillea-Cgil Giuseppe Moretti, Domenico Pesenti, Walter Schiavella, alla bocciatura da parte dell’Aula del Senato degli emendamenti al Decreto Abruzzo sulla base delle posizioni unitarie che il sindacato degli edili aveva posto a tutti i gruppi parlamentari.
Per gli edili di Cgil-Cisl-Uil “questi emendamenti bocciati dalla maggioranza di Governo esprimono principi largamente condivisi, peraltro posti alla base del Manifesto degli Stati Generali delle Costruzioni dello scorso 14 maggio, quali “l’obbligo per le imprese della presentazione del Documento Unico di Regolarità Contributiva per congruità, la tracciabilità dei pagamenti, ed il ripristino della norma vigente sugli appalti, su cui il Decreto Abruzzo va in deroga consentendo il subappalto delle lavorazioni della categoria prevalente fino al 50%, aumentando la frammentazione delle imprese e del lavoro e con essa i rischi di insicurezza, illegalità e infiltrazioni malavitose. “
“Il 14 maggio abbiamo chiesto al Governo ed alle istituzioni Locali di condividere con noi la volontà di ricostruire l’Abruzzo sulla base di principi di qualità, sicurezza e legalità. La bocciatura odierna suona evidentemente anche come una risposta alle nostre richieste. Una risposta – concludono i leader di Feneal Filca Fillea – negativa e che ci vede assolutamente contrari.”

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Englaro



Englaro; Consegnata a Procura Udine relazione su autopsia Eluana
Ma per la chiusura altri 90 giorni, necessari per esame encefalo

© APCOM
Roma, 20 mag. (Apcom) - Questa mattina negli uffici della procura della repubblica di Udine è arrivata la relazione sull'autopsia su Eluana Englaro, la giovane in stato vegetativo da 17 anni, morta il 9 febbraio scorso alla clinica la Quiete di Udine dopo quattro giorni di sospensione dell'idratazione e alimentazione. La relazione, circa 140 pagine, condotta da un'equipe guidata dall'anatomopatologo Carlo Moreschi, non chiude però gli accertamenti, il pm Antonio Biancardi, il titolare dell'inchiesta che ha preso in consegna la relazione, ha infatti nominato altri due consulenti per ulteriori esami, sull'encefalo, i quali sono attesi non prima di 90 giorni.
A riferirlo è lo stesso pm Biancardi, in un comunicato stampa. "In relazione alle indagini relative al caso Englaro, in data odierna mi è stata depositata la consulenza autoptica affidata agli specialisti, professori Moreschi, Rodriguez, Froldi."- scrive Biancardi, che spiega: "L'elaborato, composto da circa 140 pagine più allegati, sarà oggetto di attenta disamina per le conseguenti determinazioni".
"Rappresento, infine, che per il totale completamento delle informazioni medico-legali, inerenti la morte di Eluana Englaro e, specificatamente, per l'esame dell'encefalo previsto nel protocollo d'intesa, ho nominato due specialisti nel settore che, per esigenze di stretta natura tecnica, non si potranno esprimere prima di giorni novanta", aggiunge il pm, chiosando: "Nulla altro ritengo di aggiungere".
Dopo la morte di Eluana, avvenuta il 9 febbraio scorso alla clinica La Quiete di Udine a seguito della sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione praticate in base ad una sentenza della Corte d'Appello di Milano, la Procura di Udine aveva aperto un'inchiesta: 13 gli indagati, oltre al padre della ragazza, Beppino Englaro, tutta l'equipe sanitaria che ha assistito Eluana fino alla fine, tra i quali l'anestesista Amato De Monte, con l'accusa di concorso in omicidio volontario aggravato.
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martedì 19 maggio 2009

All'Aquila proteste contro espropri e militarizzazione

All'Aquila proteste contro gli espropri e la militarizzazione
Enzo Mangini

La Protezione civile ha iniziato ad applicare la procedura prevista nel decreto del 28 aprile per requisire i terreni per i moduli abitativi. Proteste degli abitanti. I giornalisti aquilani contestano la militarizzazione della città. Martedì il decreto in aula al Senato.

E sono arrivati. Nonostante il testo definitivo del decreto deve ancora uscire dalle aule parlamentari, nonostante gli emendamenti proposti dal governo debbano ancora chiarire agli aquilani quale potrà essere il futuro della ricostruzione, sono arrivati. Pattuglie di tecnici della Protezione civile, accompagnate dalla Polizia e dalla Croce rossa, da ieri mattina hanno iniziato a ispezionare, misurare, recintare e infine espropriare le 20 aree dove, «nei prossimi sei mesi» dovranno sorgere i Complessi antisismici sostenibili ed ecocompatibili, i famigerati C.a.s.e.. Un acronimo beffardo per i primi proprietari di piccoli e medi appezzamenti di terreno, spesso il frutto del lavoro di una vita o di più generazioni, che senza essere stati informati preventivamente hanno ricevuto la poco cortese visita degli uomini di Bertolaso.
Si è iniziato a Santa Rufina di Roio, alle pendici del Gran Sasso, e poi a Pagliare di Sassa. Ma, primo problema, le mappe catastali in mano alle pattuglie della Protezione civile non sono aggiornate. A Pagliare di Sassa, per esempio, non risultava sulla mappa un centro commerciale, ancora incompiuto, che il comune voleva acquistare nel suo patrimonio. Ci sono state proteste, con i proprietari dei terreni individuati che hanno contestato il decreto di occupazione, la fase propedeutica all’esproprio. Hanno fatto notare alle pattuglie che vicino ai terreni «individuati» c’era un’area demaniale di una ventina di ettari che avrebbe potuto essere usata senza espropriare nessuno. Contestazioni ci sono state anche ad Assergi e a Sant’Elia, altre aree del vasto territorio dell’Aquila individuate per gli insediamenti delle C.a.s.e.. A nulla sono serviti finora gli appelli all’intervento del sindaco dell’Aquila Massimo Cialente e gli abitanti iniziano a sperimentare quanto la ricostruzione «centralizzata» escogitata dal governo possa diventare un rullo compressore: la Protezione civile non ha intenzione di mollare e vuole continuare con gli espropri, anche se nemmeno gli indennizzi sono stati quantificati e non si sa se dipenderanno dalla destinazione originaria del terreno espropriato e da quella successiva all’edificazione delle C.a.s.e.. Le proteste arrivano anche da parte delle amministrazioni locali perché gli espropri e le successive edificazioni modificano – è scritto nel decreto – i piani regolatori. Nulla, a quanto pare, è stato contrattato con le amministrazioni localie e meno che mai con i cittadini che hanno deciso di riunirsi in un nuovo comitato per contestare il merito e il metodo degli espropri.
Intanto, dopo dieci ore di maratona di lavori parlamentari, nella notte la Commissione ambiente del Senato ha dato il via libera al decreto 39, che è stato calendarizzato per la discussione in aula a partire da martedì 19 maggio.
E all’Aquila arriva forte la protesta dell’Ordine regionale dei giornalisti che denuncia il clima di pesante militarizzazione che si respira nel capoluogo abruzzese: «La volontà dei giornalisti abruzzesi di contribuire alla rinascita dell’Aquila cozza con una evidente militarizzazione della citta’», ha detto il segretario dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo, Sergio D’Agostino, secondo il quale «questa mattina si è arrivati all’assurdo di impedire perfino al presidente dell’Ordine abruzzese, Stefano Pallotta, di seguire le operazione di installazione del conteiner con l’ufficio provvisorio del Consiglio dell’Ordine. Quell’ufficio rappresenta un presidio per tutti i giornalisti abruzzesi ed italiani, che dal 6 aprile lavorano all’Aquila per consentire alla pubblica opinione di tenere costantemente i fari accesi sulla tragedia del capoluogo. La sua riapertura, che dovrebbe essere salutata come un contributo alla normalizzazione della vita cittadina, viene invece ostacolata di fatto con una incomprensibile militarizzare dell’area. Farlo, vuol dire impedire ancora la ripresa di un’attivita’ che tra le tante ha un evidente valore simbolico: come potranno mai entrare all’Aquila i giornalisti abruzzesi, se neppure il presidente dell’Ordine è in grado di varcare ceck-point degni piu’ di una localita’ mediorientale che di una citta’ in cui tutti gli abruzzesi vogliono tornare a vivere e operare normalmente?». «Non vorremmo altrimenti dover pensare -conclude il segretario dell’Ordine – che invece l’obbiettivo reale, come pure denunciato nei giorni scorsi anche dal servizio pubblico radio-televisivo, sia quello di avere nell’area aquilana giornalisti ‘embedded’, cioe’ sotto stretto controllo, arrivando perfino a limitare l’attività degli organismi rappresentativi dei giornalisti».
Di certo c’è che il clima di plauso continuo per il governo e per Bertolaso che si respirava nei primi giorni del terremoto è ormai definitivamente tramontato. Il capo della Protezione civile e il presidente del consiglio non possono più contare sull’emozione suscitata dall’emergenza per far passare qualsiasi decisione sopra la testa degli aquilani. Ci sarà proprio un bel clima, a luglio, per il G8.

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Magistrati contro Bossi

Magistrati contro Bossi:
''Pm eletti dal popolo? Costituzione è una cosa seria''

“La Costituzione italiana è una cosa molto seria e non dovrebbe mai essere affrontata con battute estemporanee”. Lo dichiara il segretario dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Cascini, commentando la proposta del ministro delle Riforme e segretario federale della Lega Nord, Umberto Bossi, di magistrati eletti dal popolo.
Cascini sottolinea come il sistema di accesso in magistratura italiano “è previsto dalla Costituzione ed è un sistema tra i migliori nel mondo per le garanzie che offre in termini di professionalità e indipendenza; mentre non credo – aggiunge – che lo stesso possa dirsi con riferimento ad altre funzioni di nomina elettiva”.

Bossi giorni fa aveva lanciato la proposta che i magistrati fossero eletti dal popolo e aveva aggiunto che “il Veneto avrà i suoi magistrati perché non se ne può più di non avere neppure un magistrato veneto”. Quanto la provenienza territoriale dei magistrati reclamata da Bossi, Cascini conclude che "appare sconcertante che ancora oggi si debbano sentire manifestazioni di razzismo legate alla provenienza regionale dei funzionari dello Stato, ed è molto grave che una così grande offesa alla Costituzione venga da un ministro della Repubblica’’.

Ancora più netto il giudizio del togato di Unicost al Csm, Fabio Roia: ‘’Non si capisce il senso della proposta di Bossi, alla luce dei principi costituzionali e delle opinioni culturali che vogliono i magistrati non politicizzati’‘. Roia sottolinea come avere dei magistrati su elezione popolare comporterebbe una ’’manifestazione del consenso e dunque una politicizzazione delle toghe all’eccesso. A mio parere in contraddizione a ciò che questa parte politica ha sostenuto finora, contraria ad una magistratura politicizzata’’.

Sulle dichiarazioni di Bossi di avere magistrati veneti, Roia sottolinea che anche qui c’è una contraddizione, perché il magistrato ‘’è espressione di identità nazionale e trovare magistrati legati a territorialità regionali sarebbe introdurre un sistema dirompente per l’applicazione della legge che deve trovare sempre dei riferimenti nazionali’’.

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lunedì 18 maggio 2009

L'economia , Fortezza da Basso, Firenze

L'economia del buen vivir alla Fortezza da Basso, Firenze
Gianluca Carmosino
[15 Maggio 2009]
Intervista a Ugo Biggeri, presidente della Fondazione culturale di responsabilità etica [del gruppo Banca etica], principale promotrice di Terra futura. A Firenze, spiega Biggeri, si confrontano analisi e risposte credibili alla crisi globale

Ugo Biggeri non lo dirà mai, ma quando oggi ripensa ai tempi in cui con Mani tese studiava e sperimentava forme di cooperazione e di economia diverse e veniva accolto con scetticismo da politici, economisti e perfino parte della società civile, probabilmente sorride. I semi gettati insieme ad altri, per un commercio equo, per una finanza critica, per una cultura del riuso, per un’economia antiliberista, sembrano interessare sempre più persone e organizzazioni sociali. Oggi da presidente della Fondazione culturale responsabilità etica, principale promotrice di Terra futura, Biggeri trascorre il suo tempo a diffondere con creatività e diversi strumenti principi e pratiche di un’economia davvero sociale, attenta alle persone e all’ambiente. Carta lo ha incontrato alla vigilia della sesta edizione di Terra futura [un’intervista più ampia sarà nel settimanale in edicola dal 29 maggio].

Ugo, la grande differenza con le precedenti edizioni di Terra futura sembra soprattutto il contesto, con l’esplosione della crisi.
Anche se nessuno aveva previsto una crisi così complessa, a Terra futura sono anni che se ne parla. A differenza di altri non siamo impreparati. Il Manifesto per la riforma della finanza globale, che è stato da poco presentato in un incontro di Fiba [Federazione italiana bancari e assicurativi] Cisl, ad esempio, è nato da alcuni seminari che si sono svolti negli anni scorsi a Terra futura. Quel manifesto ha subito incontrato l’adesione, tra gli altri, di Campagna per la Riforma della Banca mondiale, Manitese, Banca etica, Libera, Arci, Acli e altri. Oggi è evidente che la crisi globale è una crisi di sistema, cioè non riguarda solo la questione dei subprime, ma si aggiunge alle crisi ambientale, climatica e sociale di cui ci occupiamo da tempo. Ormai è chiaro a milioni di persone in tutto il mondo: la crescita della grande economia non è più perseguibile. È questo il momento per cambiare politiche economiche, se pur in modo drammatico la crisi è anche un’opportunità. I movimenti che in tutto il mondo praticano e sostengono altre forme di economia possono essere il motore di diversi cambiamenti.

Come far diventare questa nuova economia un cultura di massa?
L’affermazione del biologico, sia per l’interesse sempre più diffuso tra i cittadini sia per l’aumento degli ettari di terra coltivati con i sistemi di agricoltura biologica, è già un fenomeno di massa, figlio della crisi ambientale che molti hanno cominciato a studiare e contrastare già negli anni novanta, con i primi casi di pollo alla diossina e poi quelli della mucca pazza. È quindi un buon esempio da seguire.
Purtroppo alcuni cambiamenti avvengono soltanto dopo crisi violente. Il problema resta di tipo culturale, perché siamo stati educati a diventare tutti consumatori irresponsabili. Ma oggi finalmente una nuova cultura e nuova consapevolezza si stanno diffondendo.

Alla presentazione di Terra futura 2009 durante il Forum sociale mondiale di Belem si è parlato in particolare di ‘buon vivir’. Perché?
Esistono più definizioni che alludono a esperienze diverse di sobrietà, decrescita, altra economia, che sembrano trovare un punto di incontro nell’espressione ‘buon vivir’, assai diffusa in America latina. Credo che uno degli elementi che accomuna quelle esperienze sia l’idea di ‘buon mercato’, cioè il tentativo di non lasciare il concetto di mercato al liberismo, che oggi è certo più debole. Il mercato del buon vivir è lo spazio sociale nel quale si costruiscono innanzitutto relazioni tra persone, che non sono mai soltanto relazioni di tipo economico. Tutte le forme nelle quali viene praticata un’economia responsabile, pensiamo in questo momento soprattutto ai gruppi di acquisto solidale, dicono che una nuova economia passa per la conoscenza e l’azione diretta dei cittadini consumatori, oppure per singole intermediazioni di realtà sociali di fiducia, reti, associazioni, ma anche enti certificatori seri, sia a livello locale che globale. Siamo di fronte a un’economia in cui al centro ci sono le persone, con le loro storie, i loro diritti, i loro progetti.

L’interesse per questa nuova economia si scontra però, soprattutto in Italia, con un governo terribile e liberista come quello Berlusconi.
La politica è ovunque incapace di rispondere alle nuove esigenze, in particolare nel nostro paese. Esiste un evidente spaccatura tra l’enorme voglia di partecipare alla costruzione di nuove economie della società civile e l’azione dei governi. Per questo, ad esempio, a Terra futura abbiamo invitato, tra gli altri, Colin Hines, co-direttore di Finance for the Future, un’organizzazione nata per impegnare i governi locali a ridurre l’uso di carburanti fossili. Hines, tra le molte cose, ha collaborato a costituire il Localise West Midlands, progetto inglese per concretizzare la ‘localizzazione’, con una particolare attenzione agli impegni dei governi locali come fonte di finanziamento territoriali per nuovi processi di economia.

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domenica 17 maggio 2009

Giornata contro l'omofobia in tutto il mondo



Giornata contro l'omofobia in tutto il mondo

Sono passati meno di vent’anni da quando l’Organizzazione mondiale della sanità cancellò l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Era il 17 maggio 1990. Da allora, in quella stessa data, ogni anno si celebra la Giornata mondiale contro l’omofobia. Un appuntamento tutt’altro che simbolico. Perché in molti paesi ancora gli omosessuali sono perseguitati o quanto meno discriminati. «Chi discrimina gli omosessuali spesso lo fa invocando come giustificazione la moralità, ma non sono gli omossessuali a essere immorali, lo sono gli omofobici», ricorda il segretario generale del Consiglio d’Europa Terry Davis, che condanna le violenze commesse contro gli omosessuali, ma si dice veramente preoccupato per gli atteggiamenti assunti da alcuni capi di partiti politici. «È inaccettabile - ha osservato - che in Europa persone che ricoprono ruoli ufficiali o godono di autorità morale si comportino come se la Convenzione europea dei diritti umani non si applicasse anche agli omosessuali».
E anche l’Italia ha il suo traguardo da raggiungere, ricorda Barbara Pollastrini: «È ora che l'Italia adegui la sua legislazione e si dia una legge contro l'omofobia. Così come è ora che se ne dia una per le coppie di fatto, etero e gay, un traguardo di semplice riconoscimento di diritti e doveri».

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giovedì 14 maggio 2009

TERRA MADRE: Ermanno Olmi

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TERRA MADRE: Ermanno Olmi porta sul grande schermo la vita contadina
Settantotto minuti di ritorno alla terra, quella domestica, coltivata e curata dall’uomo senza presunzioni di superiorità e ansie di profitto. Un lungumetraggio fatto di volti accostati al suolo e ai suoi frutti, di rapporti stretti tra uomo e natura, di esistenze al limite messe insieme non tanto per invocare l’esempio, quanto per invitare alla memoria.
Il progetto, pensato per far conoscere la vita delle comunità contadine, ha una forma (quella di un film-documentario) e un nome che è lo stesso del movimento da cui nasce come costola (Terra Madre). Firmato da Ermanno Olmi, prodotto da Cineteca di Bologna, Beppe Caschetto e ITC Movie, in collaborazione con Rai Cinema, e realizzato con il sostegno del ministero per i Beni culturali, della Film Commission Torino Piemonte e di Slow Food, il film sarà nella sale dall’8 maggio, ma non prima di aver inaugurato (il 6 maggio) il Festival internazionale del cinema e cibo Slow Food on Film (a Bologna dal 6 al 10 maggio) con il racconto dell’equilibrio raggiunto dai protagonisti e la terra.
La pellicola si snoda in cinque momenti che hanno nelle immagini del Forum mondiale Terra Madre (Torino 2006) il proprio collante di riflessione espressa. In mezzo, la testimonianza visiva dell’inaugurazione della Banca Mondiale dei Semi (Isole Svalbard, Nord Norvegia, febbraio 2008), la tradizione della custodia dei semi del riso (fattoria di Vandana Shiva, Dehradun, regione Uttaranchal, Nord dell’India, ottobre 2008) e la storia incredibile della dimora e dei campi di un uomo che per più di quarant’anni, in totale isolamento, si è nutrito soltanto di quanto da lui stesso coltivato (San Cipriano, Comune di Roncade nel Veneto, ottobre 2008).
L’ultimo atto sono una trentina di minuti ricchi di rumori inconsueti girati nella Valle dell’Adige: la telecamera spia un contadino nel puntiglioso lavoro di ogni giorno. Di sottofondo, nessuna musica, nessuna parola. Soltanto i suoni della natura e il fastidioso rombo d’una aereo che passa di lì.
Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, che questo film l’ha voluto insieme a Luciana Castellina, vi rinviene “una poesia che ci parla di una nuova politica, di un nuovo umanesimo, ora che il sistema imperante dà importanti segni di cendimento. Uno sguardo che non vacilla ma che ci insegna a perderci per trovare una nuova strada. Noi non diciamo di fare quello che si vede, non abbracciamo un mondo antico, il messaggio è invece di estrema attualità: ritornare ad avere memoria perchè senza memoria non c’è futuro e senza senso del limite la terra madre si ribella. Questo film è poesia e nello stesso riflessione e, magari, speranza”.

“Non è un film di Ermanno Olmi - ha detto il regista a Milano, dopo la proiezione per la stampa -, ma un film dove si sono concentrate molte energie e dove l’odore della terra è quasi palpabile. Non è stato pensato prima nella sua struttura, ma è nato da un percorso molto libero. Ci sono tante realtà che dialogano e offrono l’idea complessiva di qual è il nostro rapporto con la terra. Quelle dei personaggio, in particolare quelle dello strano uomo che viveva dei suoi prodotti, non erano condizioni miserabili, ma condizioni che mettono uomo e terra sulla stesso piano. Oggi, invece, la terra è ormai un supporto. Il suolo è diventato parte di un processo produttivo di cui è una delle componenti e non più la condizione irrinunciabile”.

fonte quotidianonet

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mercoledì 13 maggio 2009

nucleare in Italia




Roma, Italia — Se dovesse tornare il nucleare in Italia, sarebbero pochissimi i territori che potrebbero ospitarlo. Grazie all'analisi di tre importanti mappe, ormai dimenticate, sveliamo perché lo stivale è assolutamente inadatto alle centrali nucleari.

Ieri è stato l’approvato il DDL 1195 che dà sei mesi al governo per definire i criteri per la localizzazione dei siti nucleari. Oggi diffondiamo tre ‘carte nucleari’ per capire dove potrebbero finire le nuove centrali nucleari:

- la carta del CNEN, che era la risultante di varie carte tematiche elaborate negli anni settanta
- la mappa ENEA sulla vulnerabilità delle aree costiere ai cambiamenti climatici
- l’elaborazione GIS per la localizzazione del deposito nazionale per le scorie nucleari

Per stabilire i siti delle nuove centrali e delle scorie bisogna partire da queste carte e vedere secondo quali criteri verranno aggiornate. Un criterio è quello sismico, un altro criterio è quello della vulnerabilità delle coste per i cambiamenti climatici.

Il nostro rapporto "Mappe nucleari per l'Italia" fornisce una lista di aree a maggiore vulnerabilità climatica. Se questo criterio verrà adottato, dalla vecchia carta CNEN devono essere tolte diverse aree costiere e se ci fosse anche l'indicazione di restringere l'attenzione nelle aree a minore pericolosità sismica, rimangono pochissimi siti su cui puntare l'attenzione: nelle province di Vercelli e Pavia, isola di Pianosa in Toscana, province di Ogliastra, Nuoro e Cagliari.

Montalto di Castro - anche se la pericolosità sismica non è quella minima - rimane un forte indiziato sia per la vicinanza al mare in una zona costiera a minor rischio climatico che per le condizioni della rete. Sul sito c'è stata recentemente una visita di tecnici dell'azienda francese EDF. Ci aspettiamo che la regione Lazio nel suo piano energetico escluda chiaramente questa possibilità.

Riguardo alla mappa per le scorie nucleari è stata elaborata nel 1999-2000 dal gruppo di lavoro ad hoc costituito all'epoca dalla Conferenza Stato Regioni (e supportato tecnicamente da ENEA). In questo caso il rischio sismico è ritenuto meno rilevante (alcune aree sono persino in Abruzzo): le aree sono presenti in numerose regioni ma si concentrano particolarmente tra l'Alto Lazio e buona parte della Toscana, le Murge pugliesi e la Basilicata.

Continueremo a opporci a questa sciagurata scelta del governo e a chiedere ai candidati alle prossime elezioni europee cosa pensano del ritorno al nucleare in Italia.

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5 consigli di Elena: VIRUS




5 consigli di Elena


1) Le cose a cui tieni veramente, tienile al sicuro!

2) I virus non si diffondono solo tramite la mail o le pagine web Il social network è una perfetto veicolo per i virus perché tutti noi ci fidiamo di quello che ci inviano i nostri amici. Non cliccate su link che sembrano strani o su messaggi non coerenti con la persona che ve li invia. Tenete un antivirus sempre aggiornato e segnalate eventuali anomalie ai gestori del social network.

3) Se un amico si maschera nella vita reale e cerca di fingersi qualcun altro, la riconosci subito. Nei social network invece, non puoi essere mai sicuro dell’identità della persona che ti contatta: anche se si tratta del profilo di un tuo amico. Quindi se i contenuti di questo messaggio non sono coerenti col rapporto reale che hai con quella persona, fai attenzione! La sua identità potrebbe essere stata rubata.

4) Hai mai fatto volantinaggio delle foto dei tuoi figli o della tua famiglia in strada nella tua città? Se non vuoi farlo neanche sul Social Network non pubblicare le foto della tua famiglia oppure, se le pubblichi, controlla che i livelli di privacy impostati siano adeguati, altrimenti qualcuno potrebbe abusarne.

5) Sul social network decidi tu chi può vedere le informazioni che ti riguardano e come gli altri possono interagire con te. Quando crei il tuo profilo, prima di tutto fatti un giro nella pagina di impostazione dei livelli di privacy: non farti scorrazzare dagli altri, sul social network guida tu!

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martedì 12 maggio 2009

HIV - Aids



Negli ultimi tempi si sente parlare meno di Aids, ma non per questo il pericolo è diminuito; oggi il virus Hiv, responsabile dell’infezione, può essere ancora più pericoloso proprio perché gli si dedica meno attenzione. Parlarne di meno spinge spesso le persone a credere, in maniera errata, che il rischio sia minore o che la malattia sia curabile.
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I dati

I casi di contagio negli ultimi tempi sono tornati a salire per il diffondersi di comportamenti a rischio. Oggi il problema riguarda soprattutto gli eterosessuali che contraggono l’infezione attraverso rapporti promiscui non protetti. Se negli anni ’80 e ’90, il virus si diffondeva soprattutto tra i tossicodipendenti che si scambiavano le siringhe infette, o tra chi andava con le prostitute, oggi l’Hiv si è diffuso tra persone apparentemente normali. In Italia si stima che ad oggi, le persone che convivono con il virus, siano 120.130.000. se tra il 1995 e il 2005 la crescita era rallentata, oggi l’infezione si sta nuovamente propagando.




Il virus e la malattia

La sigla Aids sta ad indicare la sindrome da immunodeficienza acquisita, una condizione in cui il sistema immunitario diventa incapace di combattere virus, batteri, parassiti e di impedire lo sviluppo di alcuni tipi di tumore. Viene provocata da un virus, l’Hiv, che una volta entrato nell’organismo, attacca e distrugge le cellule del sistema immunitario. L’infezione si trasmette attraverso il sangue e i liquidi corporali come sperma, secrezioni vaginali e latte materno. Il contatto può avvenire durante i rapporti sessuali non protetti, attraverso trasfusioni di sangue infetto, ferite causate da aghi infetti o dalla mamma al bambino durante l’allattamento o il parto. Quando il virus entra nell’organismo e il sistema di difesa produce specifici anticorpi anti-hiv, la persona viene definita sieropositiva. Non è ancora malata di aids, perché la malattia si manifesta mediamente 10-12 anni dopo. Tuttavia anche essere sieropositivi è una condizione grave, quindi andrebbe affrontata con cure tempestive.




Il test precoce

Quando si ha un comportamento a rischio o si sospetta di aver contratto il virus, è importante sottoporsi al test. Può essere effettuato con costi contenuti e in forma anonima nei principali ospedali, cliniche e laboratori. È sufficiente un semplice prelievo di sangue che viene poi analizzato, fatto a distanza di due/quattro settimane dopo il comportamento a rischio. Se il risultato è negativo si può stare tranquilli, ed eventualmente rifare il test a distanza di mesi, mantenendo comportamenti corretti. Chi invece, dovesse risultare positivo, deve iniziare subito il trattamento. I farmaci oggi disponibili garantiscono il rallentamento della malattia e garantiscono una buona qualità di vita. Tuttavia sono ancora molte le persone che pur avendo comportamenti a rischio, non fanno i giusti controlli, diffondendo la malattia al partner.

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lunedì 11 maggio 2009

RESTIAMO UMANI



RESTIAMO UMANI

- Appello a tutti i dirigenti della Sinistra Italiana

Un secondo barcone di sventurati è stato respinto e ricondotto in Libia. Quanti erano? Non è importante. 100,… 20… ,…1, non ha importanza. sono stati violati dei diritti e a violarli è stato il governo del nostro paese. Questi diritti violati costeranno a povera gente che sfuggiva a guerre massacri e fame in alcuni casi tortura e morte. Ho fatto una carellata veloce e più o meno tutti i dirigenti della sinistra , con toni più o meno diversi, hanno parlato, scritto, condannato.
Non Basta!!! A fronte di questa infamia c’è un’esigenza precisa, ineludibile, che la sinistra dia una risposta unica e compatta antirazzista . Non possono esserci distinguo e non può essere una campagna elettorale che spegne il nostro sdegno. Chiedo che questo appello venga raccolto e si concretizzi nel giro di poco tempo nella risposta della Sinistra italiana contro al razzismo, contro l’intolleranza e per ristabilire i diritti di asilo e di accoglienza.

PS. Chi condivide questa richiesta copi e incolli sul proprio blog il post senza aggiungere o togliere nulla. E’una richiesta minima ma di enorme significato. Facciamoci sentire tutti insieme in un’unica manifestazione o in cento città contemporaneamente.

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domenica 10 maggio 2009

TRIENNALE


PROVA SOLLEVAMENTO..............
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RIPOSO
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COMODISSIMA ANKE SE ,,,,,,,, DI BRONZOOOOOOO
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MUSICA - NO PALCO -


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BELLA IDEA

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MOSTRA DI AMICI

AMICI IN MOSTRA
PROTOTIPI X SCULTURE NEI GIARDINI DI MILANO ..........

CASE X UCCELLINI

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AMICO : ANKE ORAFO PRESSO IL QUALE HO ESEGUITO UNO STAGE


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SCULTORE AMICO AL QUALE HO TRATTATO UN PO' DI OPERE.........
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L'Era Glaciale, un’altra censura a Raidue

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L'Era Glaciale, un’altra censura a Raidue Vauro e Borromeo «stoppati» da Marano

«Io non sono mai stato un censore ma vedrete che stavolta voi due non andrete in onda». Detto, fatto. Antonio Marano, direttore di Raidue, ha «congelato» l’intervista rilasciata ieri sera da Vauro e Beatrice Borromeo a Daria Bignardi per L’Era Glaciale. Vauro e Borromeo erano stati chiamati per presentare il libro Italia Annozero scritto insieme a Marco Travaglio. Marano, al termine della registrazione, ha comunicato che «nonostante i ripetuti tentativi da parte della conduttrice Daria Bignardi di riportare il discorso sul libro, gli ospiti hanno affrontato questioni politiche in un periodo di par condicio in assenza di contraddittorio».
«Era una presentazione di un libro e non la continuazione della puntata di ieri di AnnoZero» ha poi aggiunto Marano precisando che l’intervista andrà in onda dopo le elezioni «in maniera integrale, senza tagli».


Vauro, protagonista di un altro caso per le vignette sul terremoto, non vorrebbe commentare. «Di polemiche ne ho abbastanza - dice - In un’intervista si risponde alle domande ed è quello che ho fatto. Le domande erano sul libro e il libro contiene gli interventi e le vignette di tre anni di AnnoZero. Non si poteva non parlare della trasmissione». «Né io, né Beatrice abbiamo sollecitato interviste - conclude il vignettista - Se la nostra intervista ha violato la par condicio credo che le unità di misura di questa regola siano molto opinabili». Beatrice Borromeo è sulla stessa lunghezza d’onda. «Mi sono limitata a rispondere a delle domande... - dice - Nello specifico, sul “caso Noemi”, ho precisato che le insinuazioni sono state fatte dalla moglie... A quel punto Daria Bignardi ha detto “mica ci troveremo di fronte al solito problema dell’informazione”... Ho replicato che alcune trasmissioni fanno un’informazione scadente e ho portato degli esempi». «Ho detto poi - continua - che in Rai ci sono state forti pressioni per esempio in occasione della puntata di AnnoZero sui preti pedofili». Qui il colpo di scena di Marano. «È stato molto aggressivo, mi ha insultata. Ha detto che in Rai non si fanno pressioni... Poi quella frase... “Io non sono un censore ma... ”». Ma la censura è scattata.

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PACE IN PALESTINA



PACE IN PALESTINA

Ciclo di tre incontri promosso dai circoli Arci Ass. Culturale Franco Sartori, Baia del Re, CAP-Circolo Autorità Portuale, Circolo Arci Tinacci e Consorzio Zenzero

L'iniziativa si inserisce all'interno della campagna Pace in Palestina lanciata a livello nazionale dall'Arci e si propone di sensibilizzare l'opinione pubblica sul persistere della drammaticità della situazione in Palestina e raccogliere fondi per sostenere due progetti particolarmente significativi:
· ricostruzione del centro di musica dell'associazione Al Kamandjâti, a Ramallah, grazie al quale 100 bambini possono beneficiare di lezioni tenute da 15 insegnanti
· sostegno ai giovani disoccupati, uomini e donne, del villaggio di Beit Duqqu, per l’avvio di una serie di attività integrate volte al miglioramento delle condizioni di reddito delle famiglie, ad un generale miglioramento delle condizioni di vita, e più in generale ad un utilizzo sostenibile e durevole delle risorse e dell’ambiente.

PROGRAMMA

12 maggio - Consorzio Zenzero, via Torti 35
ore 17.30 - incontro con Zvi Shuldiner, docente di politica e pubblica amministrazione al “Sapir Academic College” (Hof Ashkelon, Israele), editorialista de “Il Manifesto”
ore 20.00 - cena di finanziamento per i progetti Al Kamandjâti e Beit Duqqu.
Costo € 20, gradita la prenotazione telefonando allo 010 9412005

19 maggio - Sala Fieschi, Municipio Medio Ponente
ore 17.30 - incontro con il poeta palestinese Ibrahim Nasrallah e Lucy Ladikoff, docente di lingua e letteratura araba presso l'Università degli Studi Genova e apprezzata traduttrice

26 maggio - Circolo CAP, via Albertazzi 1
ore 17.30 - Proiezione, in prima visione per Genova, del film “Vietato sognare”, di Barbara Cupisti, e lettura di brani su "La violenza prodotta dalla guerra", in collaborazione con UCCA (Unione Circoli Cinematografici Arci) e Società per Azioni Politiche di Donne, a sostegno della "Staffetta nazionale dell'UDI contro la violenza di genere" (www.staffettaudi.org).

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venerdì 8 maggio 2009

Vogliamo controllare tutto...L'Aquila - terremoto



«Vogliamo controllare tutto...»

di Enrico Fierro -

Inviato a L'Aquila Altro che meridionali fancazzisti pronti ad attaccarsi alla mammella del dopo-terremoto. Tra le macerie dell’Abruzzo terremotato si sta affermando prepotentemente una gran voglia di fare da sé. Uomini e donne, giovani la maggior parte, professionisti e intellettuali, «luigini e contadini», che vogliono lavorare per la rinascita della loro terra.

Si mettono insieme, aprono siti internet, organizzano comitati, stampano giornali sotto una tenda, studiano leggi, ordinanze e provvedimenti. Informano. Insomma: vogliono controllare passo dopo passo come verrà speso dal primo all’ultimo centesimo dei soldi stanziati. Pochi, maledetti e destinati ad arrivare tardi. Un gran fervore fatto anche di piccoli gesti individuali. «Nella tendopoli non ci andiamo. Non ci metteremo mai in fila per un piatto di pasta o una doccia. Il campo ce lo siamo organizzati con i nostri soldi». Ennio Evangelista è il promotore e l’organizzatore del «Campo colle 2. I dimenticati» (così c’è scritto su un cartello).

È una zona di villette plurifamiliari in cima a Paganica, il paese raso al suolo dal terremoto. «Le nostre case sono danneggiate, ma ancora in piedi. Il giorno dopo il terremoto ci siamo guardati in faccia e abbiamo deciso di autorganizzarci. Abbiamo procurato le tende, le abbiamo montate, non c’era l’acqua e abbiamo risolto il problema, il metano era saltato e abbiamo comprato gli scaldini elettrici. Ed eccoci qui: una decina di famiglie che possono badare alle loro esigenze senza pesare sulla Protezione civile».

La mensa collettiva è in un garage di mattoni forati e copertura in legno, la cucina in un box. Ennio è un impiegato dell’Inps. «Ho ripreso subito il mio lavoro perché era l’unico modo per non impazzire e ritrovare un minimo di normalità. Ho un ufficio mobile giu’ in paese, molti pensionati hanno perso libretti e documenti, c’era bisogno di una persona del posto per aiutarli». Nel garage mensa e salone per le feste di compleanno per i bambini della mini tendopoli c’è un nipote di Ennio. E’ giovane e ha moglie e due figlie, con un socio gestisce un bar che ha due dipendenti. «Il locale è integro, se mi danno un certificato di agibilità mi rimetto al lavoro. E’ passato un mese e ancora niente. Se avvio l’attività lo Stato risparmia gli 800 euro che deve dare a me e al mio socio e la cassa integrazione per i miei due dipendenti. Chiedo solo di lavorare nel mio».

La tenda, il bar e internet. «Collettivo 99» è una associazione di ingegneri, avvocati e architetti. «Tutti giovani under 40 – spiegano nel loro sito internet – perché solo i giovani hanno la capacità di immaginare il futuro». «Non vogliamo scelte calate dall’alto. La ricostruzione non deve rovinare la nostra città, deturparla peggio di come ha fatto il terremoto. Per questo ci siamo organizzati». Tiziano Frezza è un ingegnere e ci racconta dei colleghi che avevano trovato spazio e lavoro in rinomati studi internazionali di architettura. «Sono tornati», dice con orgoglio. Pensiero, speranze e professionalità si mettono in moto.

Il 24 maggio quelli di «Collettivo 99» presenteranno in un convegno pubblico il loro progetto per la ricostruzione. Dagli architetti al giornalista. Angelo Venti è un rompicoglioni di notevoli proporzioni. Ha una piccola casa editrice, un sito internet (www.site.it), e stampava una rivista free-press che nella Marsica vendeva fino a 40mila copie. Dal giorno del terremoto ha piazzato sotto una tenda computer e un ciclostile e stampa un giornale per i terremotati. I suoi collaboratori girano i paesi con telecamere e digitali. «Dobbiamo sapere tutto, documentare ogni piccola cosa. Chi sta lavorando nei campi, a chi vanno gli appalti, quali ditte vengono da fuori. Se sono in odore...».

«Vogliamo una ricostruzione pulita, senza mafie e soprattutto della gente». Il programma di “3,32” (l’ora della scossa del 6 aprile) è forte e chiaro. «Passati i primi giorni abbiamo capito che bisognava organizzarsi. Le tendopoli sono state militarizzate, c’è poca informazione, i terremotati non conoscono i loro diritti». Antonio Cacio di professione fa l’agricoltore. «Il G8 a l’Aquila è una passerella inutile. Non risolverà i problemi, li aggraverà. A chi vuole venire a manifestare dico di legarsi al territorio. Noi siamo qui e vogliamo intervenire nelle scelte che si fanno, parlare del lavoro e del nostro futuro. Presto con le altre associazioni metteremo in piedi un osservatorio permanente sulla ricostruzione».

Ragazzi, studenti e anche professori universitari di “3,32” nei giorni scorsi hanno incontrato quelli che negli anni Ottanta furono i giovani dei comitati dei terremotati dell’Irpinia. Si sono fatti raccontare le storie degli imbrogli di quel grasso dopoterremoto (64mila miliardi). Di come è finita 30 anni dopo. Al telefono la voce di Annamaria Bonanni è squillante, oggi alle dieci del mattino lancerà il suo Comitato. Di professione è commercialista e revisore dei conti del Comune de l’Aquila. «La gente è poco informata, non conosce il decreto, non sa come accedere ai contributi. Il rischio è che prenda il sopravvento lo sciacallaggio degli incompetenti e dei furbi. Faremo un sito internet dove metteremo in rete tutto, anche i preventivi per le riparazioni delle case, così la gente potrà controllare la congruità dei prezzi». L’Abruzzo, ferito a morte, non vuole morire per una ricostruzione sbagliata. E si muove.

07 maggio 2009

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giovedì 7 maggio 2009

SALVIAMO L'ARTE IN ABRUZZO



Domani 21-04-09 - SALVIAMO L'ARTE IN ABRUZZO
Conto Corrente n° 95882221 intestato al Ministero dei Beni Culturali
IBAN:IT-85-X-07601-03200-000095882221 , BIC / SWIFT: BPPIITRRXXX
Causale "Domani 21-04-09".

X INFO KLIKKA IL BANNER IN ALTO A SIX <-----------------


Il progetto si propone di sostenere gli interventi di ricostruzione, consolidamento e restauro del Conservatorio “Alfredo Casella” e della sede del Teatro Stabile d’Abruzzo dell’Aquila colpiti dal sisma del 6 aprile 2009.

L’obiettivo di questo comunicato è quello di rendere pubbliche, nel rispetto del principio di massima trasparenza, le modalità operative e gestionali volte alla raccolta fondi e la successiva devoluzione in beneficenza per gli scopi suddetti, evidenziando le parti coinvolte nell’iniziativa e i rispettivi ruoli.

Tutti gli Artisti e le persone coinvolte hanno partecipato al progetto a titolo gratuito senza alcun rimborso spese.

Mauro Pagani ha realizzato, in collaborazione con Lorenzo Cherubini e Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, la produzione artistica della registrazione fonografica fornendo il proprio contributo a titolo gratuito.

Le Officine Meccaniche Recordings Studios hanno messo a disposizione gratuitamente lo studio di registrazione che per due giorni ha visto un continuo fluire di artisti e addetti ai lavori.

Soleluna Srl, nella persona di Marco Sorrentino, ha curato in particolare la produzione esecutiva della registrazione fonografica e del videoclip, occupandosi del coordinamento degli artisti, dei rapporti con i management e le case discografiche. Soleluna ha messo a disposizione per il progetto il proprio ufficio stampa Pepiluciboom che a sua volta collabora con l’ufficio stampa di Mauro Pagani, Mara Vitali Comunicazione. Inoltre Soleluna realizza e gestisce il sito internet www.domani21aprile2009.it .

Il contributo dello staff di Soleluna e degli uffici stampa è interamente a titolo gratuito.

Christophe Tony Thorimbert ha realizzato le fotografie degli Artisti a proprie spese ed ha ceduto gratuitamente i diritti a scopo di promozione, marketing e, più in generale, per la comunicazione del progetto.

Marco Salom con la Angelfilm ha realizzato per Sugarmusic il Videoclip, con la regia di Ambrogio Lo Giudice e la fotografia di Marco Bassano, contribuendo con il loro lavoro artistico a titolo gratuito.

Sugarmusic SpA ha messo a disposizione degli artisti dei produttori artistici e del produttore esecutivo Soleluna la propria struttura organizzativa per la realizzazione e il coordinamento del progetto. Il reparto produzione ha gestito la partecipazione dei propri artisti, l’ufficio legale ha approntato i contratti e le liberatorie degli oltre 56 artisti e gruppi coinvolti, l’ufficio promozione ha coordinato insieme agli uffici stampa Pepiluciboom e Mara Vitali Comunicazione, tutte le attività necessarie a dare visibilità stampa al progetto, e inoltre si occupa direttamente della promozione radio e tv. L’area marketing gestisce gli aspetti commerciali e la comunicazione del progetto sia per il canale fisico che per il canale digitale. Oltre a fornire questi servizi a titolo completamente gratuito, Sugarmusic ha messo a disposizione un fondo di Euro 10.000 per le spese vive sostenute da Angelfilm per la registrazione e il montaggio del videoclip.

Sugarmusic distribuirà la registrazione fonografica e il relativo Videoclip sia sottoforma di supporto fisico, che digitale avvalendosi del contributo dell’aggregatore Kiver che a sua volta ha rinunciato alla sua retrocessione e mette a disposizione le proprie risorse a titolo gratuito.

La vendita su supporto fisico avverrà attraverso Universal Music Italia, presso tutti i negozi di dischi, grandi magazzini, centri commerciali. Sugarmusic incasserà da Universal Music Italia Euro 2,34 per ciascun CD venduto. La quantità di supporti venduti sarà rendicontata a Sugarmusic semestralmente, al netto di una riserva Resi pari al 25% che sarà liberata e rendicontata nei semestri successivi. Tutte le somme incassate da Sugarmusic verranno versate sul conto corrente del Ministero dei Beni Culturali.

La vendita in formato digitale verrà promossa da tutti i maggiori operatori che hanno messo a disposizione spazi di comunicazione e approfondimento. In area “mobile” tutti gli operatori e i content provider retrocederanno con rendicontazione separata l’intero incasso derivato dalla vendita del brano al netto dell’IVA e degli oneri SIAE. In area “internet” i negozi digitali ed i portali riconosceranno una quota fissa tra Euro 0,60 e Euro 0,75 per ciascun download. Tutte le somme incassate da Sugarmusic verranno versate sul conto corrente del Ministero dei Beni Culturali.

Universal Music Italia Srl ha messo a disposizione la sua struttura organizzativa per stampare e distribuire il Cd contenente la registrazione fonografica e il Videoclip prodotti da Sugarmusic. Il prodotto avrà un prezzo al pubblico suggerito in Euro 5,00 IVA inclusa.

Il Cd sarà venduto ai dettaglianti e grossisti ad un prezzo di listino di Euro 3,17 netto IVA e al netto dei costi di trasporto e logistici. I costi di stampa, distribuzione, vendita e il costo dei diritti fonomeccanici (SIAE), pari a Euro 0,83, saranno recuperati da Universal dal ricavato della vendita. Universal contribuirà con un investimento di Euro 10.000 alla realizzazione dei materiali per i punti vendita e di marketing necessari alla divulgazione del progetto. Universal inoltre ha messo a disposizione gratuitamente le proprie risorse promozionali e collabora con il marketing di Sugarmusic alla ricerca di spazi pubblicitari gratuiti e alla creazione degli spot.

Mauro Pagani in qualità di autore della composizione musicale originale dal titolo “Domani”, unitamente alla società Macù Edizioni Musicali S.a.s, suo editore, si è altresì impegnato a devolvere tutti i proventi derivanti dallo sfruttamento economico del brano “Domani, 21-04-09” al Ministero dei Beni Culturali.

A tale scopo Mauro Pagani e il suo editore hanno chiesto a SIAE di applicare alla versione “Domani, 21-04-09”, un apposito schema di riparto, separato da quello relativo alla versione originale della composizione “Domani”. Mauro Pagani ha anche messo a disposizione il suo ufficio stampa, Mara Vitali Comunicazione, che collabora con Pepiluciboom di Soleluna alla promozione stampa del progetto.

Ringraziamenti:

Molte aziende, retail, catene di distribuzione, radio, TV e media in genere hanno dato pronta adesione al progetto mettendo a disposizione spazi espositivi gratuiti e campagne. Altre aziende fornitrici hanno contribuito al progetto applicando condizioni di favore e talvolta rinunciando al compenso. Ci auguriamo di poter ringraziare presto tutte le realtà che hanno dato e daranno contributi di qualsivoglia natura al progetto, che ad oggi ha già avuto un’adesione corale da parte di tutti coloro che nella e per la musica lavorano.

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Magrezza estrema: colpa dei media?




Magrezza estrema: colpa dei media?


Giovedì 2 ottobre a Lubiana, in occasione dell’Ottava Conferenza di Psicologia dell'Alpe Adria (8th Alps-Adria Psychology Conference), lo psicologo triestino Emanuel Mian proporrà l’intervento“The effects of exposure to thin media images in young females” (Effetti dell'esposizione ad immagini di donne magre nelle giovani donne), durante il quale parlerà degli effetti sulla percezione del proprio corpo rilevati su un campione di 53 donne (tra i 18 e i 24 anni e senza alcun disturbo alimentare e/o dell'immagine corporea) esposte ad immagini pubblicitarie contenute nei giornali italiani che presentano ragazze esili.
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 Lo studio, di cui Mian è coautore insieme a Walter Gerbino, Preside della Facoltà di Psicologia di Trieste, si è avvalorato dell’utilizzo del B.I.R. (Body Image Revealer), strumento che simula il sottopeso ed il sovrappeso. Le donne, subito dopo aver visionato immagini pubblicitarie neutre (cibo per cani, orologi, automobili) ed immagini "fisicamente salienti" (in cui vi era un corpo femminile atto a veicolare il messaggio pubblicitario di costumi da bagno, profumi e biancheria intima femminile), sono state sottoposte al test con il B.I.R. Se ne è dedotto che le ragazze desiderano un corpo più esile e si percepiscono più grasse dopo aver visto una pubblicità in cui è presente un corpo femminile magro.



Ciò indica che nelle giovani donne, il fattore socio culturale è rilevante nel determinare l'ideale di bellezza verso cui tendere e verso cui conformarsi. Fattore socio culturale che potrebbe portare a comportamenti simili ad un disturbo alimentare subclinico. In altri termini, è ipotizzabile che la visione di immagini di donne esili, anche in ragazze senza un disturbo alimentare o dell'immagine corporea, comporti un’insoddisfazione, per molti casi simile a quella di coloro che soffrono di un disturbo alimentare. Mian tende a sottolineare che i disturbi alimentari quali anoressia e bulimia nervosa sono ovviamente determinati da numerosi altri fattori, ma che ciononostante, l'impulso alla magrezza può trovare nei modelli proposti dai mass-media una possibile concausa.




 VORREI  MANDARE UN MESSAGGIO A TUTTE LE RAGAZZE.. E DIRE DI NON IMITARE ATTRICI O MODELLE
FACENDO DIETA FERREA O NON MANGIANDO .. E SENTIRSI BRUTTE IN CONFRONTO A LORO PER QUALCHE KILO IN PIU'.
 RICORDATEVI SEMPRE CHE LA BELLEZZA VA OLTRE L' ASPETTO FISICO.
 QUINDI NON DISTRUGGETEVI PER UN IDEALE...
 SII SEMPLICEMENTE TE STESSA..E SARAI BELLISSIMA COSI COME SEI.
  Addio donne troppo magre o mascoline 

  
Addio donne troppo magre o mascoline.
 Oggi l’81% dei maschi italiani preferisce le donne formose, che rappresentano il giusto mix tra complicità e seduzione. Ritenute più femminili (65%) e seducenti (52%) rispetto alle ‘’colleghe’’ filiformi, le donne formose sono le più apprezzate dagli uomini.
Le più desiderate? Seno prosperoso, fianchi generosi e pelle morbida.....
continua a leggere
http://cipiri8.blogspot.it/2012/03/addio-donne-troppo-magre-o-mascoline.html 


..........NON E' BELLO CIO' CHE E' BELLO................MA CIO' CHE PIACE............E PER FORTUNA IL MONDO E' BELLO PERCHE' E' VARIO ............
............BASTA GUERRE TRA DONNE E STUPIDE GELOSIE...............
...........A CHI PIACCIONO MAGRE ...........E A CHI PIACCIONO IN CARNE................
...........l'importante e' che troviate chi vi guardi e vi ami per cio' che siete dentro .............E CIO' CHE SI E' DENTRO NON DIPENDE DA UN PESO IN KG...........




leggi anche : http://cipiri.blogspot.it/2014/02/georgina-modella-anoressica-che-ha.html

Georgina, modella anoressica che ha sconfitto la malattia




La storia di Georgina, 
modella anoressica che ha sconfitto la malattia
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Attrici e Modelle e la Magia di Photoshop

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Come appaiono i corpi delle attrici e modelle famose senza la mano esperta dei fotoritoccatori? 


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